Futsal

Sport e Social Media Marketing – 2020

Basket e Pallavolo.
Da una recente analisi del Sole 24 Ore, circa dati forniti dall’Osservatorio Digitale delle Attività Sportive, possiamo trarre alcune interessantissimi spunti di riflessione.
Sono state esaminate le attività di Social Marketing in relazione al posizionamento dei relativi “name brand” delle squadre di Serie A.
Tre gli ambiti presi in considerazione: Facebook, Instagram e YouTube.
I primi due appartengono allo stesso ecosistema digitale, pur raggiungendo due tipi di pubblico completamente differenti.
Il dato di maggior rilevanza in uno studio di questo tipo è “l’engagement”, cioè la capacità di un brand di creare rapporti attivi con i propri utenti, stabilendo così il successo di un’attività di social media marketing.

Il sorpasso della pallavolo in termini numerici avviene proprio in questo ambito. Si regista anche un incremento di circa il 20 per cento dei contenuti postati dalle squadre di volley. Questo ha generato una media follower più alta per squadra. In entrambe le discipline l’incremento della attività social in termini di contenuti digitali si attesta intorno al 15%.
I club di basket producono volumi maggiori su Facebook. La pallavolo su Instagram e YouTube sorpassa decisamente in termini numerici la palla a spicchi. Ciò dimostra come la pallavolo, sia seguita da una fascia di utenti più giovane, quindi più inclini ad affidarsi a queste due piattaforme.
Inoltre l’associarsi a professionisti, agenzie, esperti in social media marketing ha permesso a questi sport di dotarsi di una immagine e una grafica coerente, che ha appeal su un pubblico potenziale.
Il ritardo in termini di diffusione su Twitter rendono i volumi su quel social irrisori.

Questa è una fotografia attuale della diffusione del social media marketing, in due sport decisamente più diffusi del Calcio a 5.
Possiamo però evidenziare alcuni punti, utili per una discussione costruttiva.
L’intero sistema sportivo nazionale, mostra un ritardo generazionale sulle grandi leghe europee, in termini di scelta di piattaforme social.
La scarsa diffusione di Twitter, all’interno del mercato italiano è rilevante.
Questo esclude molti brand da un panorama più internazionale.
La media anagrafica degli utenti Facebook all’interno del territorio italiano, rende questa piattaforma poco adatta all’engagment. Troppo spesso i cosiddetti “boomer”, finiscono con il trasformare qualsiasi tentativo di narrazione in una inutile litania di lamentele insensate.
Aggrava la situazione l’età media dei dirigenti responsabili, che forse anche la pigrizia mentale, sono indotti a restare prigionieri della bolla social nella quale si sentono più a loro agio.

Uno sport, una società sportiva con scarse risorse se in questo momento non è su TikTok, non sta facendo i compiti a casa.
Una campagna di social media marketing che parla a se stessa, non sta comunicando davvero. Il soliloquio social, il riferimento gergale, l’assunto di conoscenza, uccidono la comunicazione sportiva efficace e la ristringono ai soliti “boomer”.
Invece di parlare a coloro che non conoscono il calcio a 5, si preferisce troppo spesso parlare alle zie, nonne, a quell’ambiente familiare che è ancora lo zoccolo duro delle interazioni in questo sport.
Non c’è nessun tentativo di narrativa, nessun programma d’espansione verso territori nuovi.
Meno frequentati probabilmente, ma potenzialmente con un bacino d’utenti che è possibile coinvolgere.
Sperimentare, fallire, fino a trovare l’idea che funziona. Adattandosi al mercato senza dimenticare che è importante espanderlo.
Analizzando i numeri, cercando spazio di crescita una volta raggiunta una massa critica.

Hard Knocks, Take us Home, All or Nothing, perfino Una meravigliosa Stagione Fallimentare, dovrebbero dirvi qualcosa.
Se non accade, Pptreste iniziare da questi per comprendere il perché del loro successo e della loro importanza nella narrazione sportiva.

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