Caffè Corretto

Caffè Corretto – Il musetto davanti

Una stagione di diciotto partite assomiglia ad un girone d’andata d’un campionato vero.
Se corri più veloce, se arrivi primo sul pallone, non c’è tecnica che tenga, non c’è tattica che regga. Tu voli, gli altri t’inseguono, come la “quattro per cento” del Leicester di Ranieri.
Staffetta anche di pensieri.
Lungo weekend di futsal.
Ci sono quelli che invece di passarla preferiscono tirare, quelli che fanno gli psicologi dell’arbitro e quelli che l’arbitro dovrebbe essere protagonista solo perché si veste in maniera differente.
In Spagna il Burela strapazza il Saragozza nel “pomeriggio arancio”. Cely è ancora in tribuna ma con degli occhiali nuovi, che le stanno molto bene. Leti invece è in campo molto più vicina alla porta avversaria.
Tra la partita del maschile e quella del femminile, torneo di PES su PS5, già. La console di nuova generazione a disposizione dei giocatori della squadra spagnola. Qui in Italia c’è invece chi aspetta le sovvenzioni dello Stato per pagare i giocatori.

In viaggio verso nord, dal rosso all’arancione e non parlo dei capelli di Silvia.
Un camion quasi ci schiaccia e nella frenata si guasta anche il servosterzo. Ma che bella domenica di sport.
Non mi sono servite le cuffie nuove, niente musica indie italiana di merda. Però le avevo, non si sa mai.
C’è chi guida e fa le foto, chi scrive, chi fa i video e pensa alle storie che vorrebbe scrivere.
B-Roll.
Il sole tramonta, il tipo del metano è sempre lì ed è ancora il momento di cambiare l’aggeggio del telepass che funziona quando ha voglia. Io penso a dove sono finite le due console che volevo traslocare.
Il palazzetto è sempre lì. Passati i vecchietti del centro sociale e le birrette a prezzo onesto, dopo la curva.
Non c’è Debora e allora di che parlo oggi?
Del gatto dell’altra Debora e di Rafaela. Gatto fotomodello, seguitelo su Instagram.
Spalti vuoti.
Come per tutti gli spettacoli, il successo si misura con il pubblico e non solo quello da casa che ti guarda per 3 secondi e inconsapevolmente diventa spettatore.

Manca il rumore dei tifosi. Quello fastidioso, che ti fa avvicinare all’orecchio del tuo interlocutore per parlare.
Quello che sale e scende con il ritmo della partita.
Guardo verso la tribuna, sedute lì ci sono 12 dei 17 gol della Kick Off, oltre la chioma di Deise c’è anche Ginger che commenterà la partita.
“Ma chi è la numero tre della Kick Off?”, chiedo in chat.
“L’abbiamo vista a Campobasso”, che è tipo un messaggio al mio sub-conscio, “hai detto che può giocare”.
“Bovo”.
Ricordo adesso, con una fatica abissale. Perdonami Arianna ma sono lo stesso che ha chiamato per anni Wijnaldum “vivundum”, quando l’olandese guidava la mia squadra di football manager, alla gloria europea nel 2010.
La ragazza resta in panchina per tutto l’incontro, vi assicuro che può stare in campo e non a contare le righe del parquet.

Tatiane ha il naso che cola, gioca con un fazzoletto in mano come se nulla fosse, penso che c’è gente che non riesce nemmeno a giocare a mani libere. Le vorrei chiedere com’è essere tra le migliori al mondo. Mi risponderà qualche giorno più tardi che ci sono tante giocatrici più forti di lei.
Proprio questa risposta, fa di lei, una delle migliori.
Nei giocatori veramente dominanti, ritrovo questo pudore estremo per il loro talento, in tutti, indistintamente.
Sono speciali perché non parlano del loro talento, fanno parlare il loro talento.
Parliamo anche di GOT e di serie tv, ma questo è un racconto per un momento diverso.
C’è chi si batte per un “Sahara Libero” e chi arriva da un pezzo di Brasile che sembra il Veneto ma con le palme.
S’incontrano sulla linea dell’area di rigore, una ripartenza sbagliata, una dimostrazione di forza.
La ragazza della Costa del Sol va via con il pallone e con un gol.
Nell’episodio conta la tua tecnica, la tua abilità tattica. Per questo ci sono grandi giocatori, giocatori e birilli sagomati, truccati anche bene.

La partita ti offre l’occasione per la redenzione e invece quel rigore in movimento vuoi piazzarlo, metterlo forte sul secondo palo ma la “regola di Montella” s’abbatte sul tuo tiro e la palla finisce fuori.
“La palla va colpita in mezzo, poi ad andare sui lati ci pensa da sola”, così chiosava l’Aeroplanino quando allenava la Fiorentina.
Fischio finale.
“Vincere di corto muso” e arrivi primo. Massimiliano Allegri e le lezioni di ippica.
Vero, se perdi di corto muso arrivi secondo e nessuno scrive che quello che ha vinto l’ha fatto con ampio margine, arrivi secondo e basta. La distanza non conta, le dimensioni servono altrove.
Visi tirati per la stanchezza, per lo sforzo e il sudore s’impiastra con il rammarico.
Ci sono abbracci tra ex compagne di squadra, richieste di maglie, c’è gente con il sorriso perché oggi è riuscita a volare su ogni pallone e chi invece quel pallone non è riuscita a fermarlo.
Sorrisi.
Auguri Valeria.

Trascorre così un turno di campionato di questa stagione difficile, senza nascondersi ma guardando in faccia i problemi e provando ad andare oltre.
Dati da trasferire, viaggio di ritorno.
Passo tutto il tempo a maledirmi per aver cancellato per errore la SD card con dentro tutti i video girati a bordo campo.
“Li hai già recuperati, ci è già successo”
Non riesco a ricordare quando, solo quella volta che formattai le “card” con dentro le foto di due partite.
Mentre mi maledico, un nome con la R mi viene alla mente.
Non posso aspettare due ore, per tornare a casa e sapere se ho il materiale per fare il mio lavoro.
Bio Break, in autogrill.
Collego portatile, linea dati.
Scarico il programma sbagliato e non ti do 69 dollari perché sono stato un imbecille.
Trovato e lui trova i file.
Recupero.
Mezz’ora dopo, controllo la cartella con i file recuperati.
Si vedono.
Tutto quello che accadrà dopo, non importa davvero. Il cuore pesa meno, anche se solo per questa sera.
“Ancona Nord” e la barra del telepass si solleva.
Silvi è più triste del solito d’inverno.
È più triste perché Mimmi non sta bene, perché le persone a cui Ginger voleva bene non ci sono più e perché non posso andare a fare le carezze a Bruno.
Ciao Bruno e anche all’altro gatto.
Apro la porta di casa, impreco per il vento freddo che arriva dalla spiaggia mentre armeggio con le chiavi.
“Miao”
Una grande macchia bianca nell’oscurità mi saluta.
Ci sediamo sul divano e guardiamo Tysom Hill esordire con i Saints.
Mentre qui il giorno di sport finisce, dall’altra parte dell’oceano è ancora Prime Time.

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