Football Americano

Outcry

Le sere d’estate sono strane con le partite della Serie A in diretta su Sky Sport.
Non sono così interessanti, senza pubblico, senza il frastuono degli spalti sembra di assistere a delle amichevoli estive però giocate in stadi che assomigliano a fornaci.
Meglio guardare altro.
Cosa?
Outcry, il secondo capolavoro documentaristico del canale via cavo americano Showtime.
Il primo Disgraced, vincitore di un Emmy, raccontava lo scandalo di un omicidio avvenuto all’interno del programma di pallacanestro dell’Università di Baylor e il tentativo di insabbiarlo.
Quest’ultimo lavoro, racconta una storia se possibile immaginarla, più drammatica, terribile e dolorosa.

Outcry docuseries poster

Outcry è la parola con la quale si indica la prima testimonianza ascoltata da un bambino che ha subito abusi sessuali.
Il titolo del docu-film in cinque episodi si trova enorme sopra la finestra nella quale dovrei premere play.
Fisso il pulsante di play per interi minuti.
Si tratta di una storia di High School Football in Texas, quindi voglio vederla.
Per una maggiore comprensione il Football Americano in HS in Texas è una religione, come se fosse il calcio di serie a per gli italiani ma si tenesse in autunno solo per 10 partite e in campo ci fossero però dei ragazzini quasi adolescenti.
Dal titolo però è una storia di abusi su minori, su bambini. Non sono del tutto sicuro di poterla reggere emotivamente.
Apro una finestra del mio browser e cerco sul web, trovo un articolo di Sports Illustrated.
Leggo.
Una storia importante queste di Greg Kelley.

Greg Kelley

Amo questo nelle storie di sport che mi appassionano, la capacità di non fermarsi semplicemente all’evento sportivo ma d’estendersi alla vita nella sua complessa interezza.
Outcry è un viaggio nel sistema giudiziario dello stato del Texas, diventa poi è un viaggio nel sistema giudiziario americano. È una storia di dolore cieco e incontrollato, una storia di speranza, è un tuffo nell’abisso del male.
Si sporca il cuore a guardare, leggere e provare a comprendere una vicenda complessa come questa.
L’abilità nel raccontarla è così palese che mi sono trovato a pensare: “capisco l’Emmy per l’altro docufilm e ora voglio vedere anche quello”.
Prima puntata ore 22.34, ultima puntata ore 4.54 del mattino.
Quando dopo le prime tre puntate è arrivato quell’attimo di smarrimento da stanchezza estrema ho pensato: “non lo riprendo, se interrompo ora non avrò il coraggio di finire di vederlo”.
Venticinque anni senza possibilità di libertà sulla parola, ad un ragazzo di diciassette. Sembra una pena giustificata per un reato terribile: “aggravated sex assault”.
Diventano un invalicabile muro se sei innocente.
Resto travolto dalle domande.
Cosa avrei fatto se fosse accaduto a me, cosa avrei fatto se fosse accaduto a qualcuno che amo, cosa avrei fatto se fosse accaduto a mio figlio.

Tra le mille possibili albe sul mare oggi spunta sopra agli alberi della pineta quella coperta di grigio con il sole che rimbalza ovattato, l’umidità carica di salsedine s’attacca sulla finestra.
Sembra novembre, fuori di qui e dopo questa storia anche un po’ qui dentro e forse non è un caso.

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