Storie

Non andrà bene, non andrà meglio. Caffè Corretto S01E31

“It doesn’t get better”
Una questione di mentalità.
Non andrà bene, non andrà meglio.
Perché se aspetti semplicemente che andrà meglio, non accadrà.
Non c’è una forza miracolosa, non basta attendere e allora bisogna agire.
Outpost Keating, Afghanistan, 2009.
Soldati piazzati in fondo ad una valle nel Nuristan, tra le montagne più alte del mondo. Circondati da 400 uomini disposti a morire per ucciderli con il vantaggio della posizione elevata. Ottantacinque uomini lottano per la vita, due medaglie d’onore del congresso, viventi. Non era mai accaduto prima.

It does not get any better ed è inutile che stai li ad attendere l’aiuto se non t’aiuti prima tu.
Leggetelo un libro, vi assicuro che non vi fa male, vi prenderà del tempo e alla fine ne sarà valsa la pena.
La guerra è stata parte della mia famiglia da quando riesco a ricordare e allora ne ho di pagine in questo diario che parlano di quella vera, non quella che senti uscire dallo schermo del tuo smartphone.
Non migliora la situazione quando tua sorella ti chiama su Skype perché fuori si sentono i colpi di AK e Islamabad è il posto più pericoloso del mondo e tu puoi solo dire: “dai pensa è come i fuochi artificiali”, “ma io ho paura dei fuochi”, “beh allora almeno non sparano nella tua direzione”.
I pakistani, quelli che non raccolgono le fragole, che stanno seduti accucciati ai muri che magari mentre si mangiano un kebab hanno piazzato una bomba nel Merriot che ospita anche il tuo parrucchiere.
Quella è paura, quel posto è intriso di paura.
Voi non fate paura, pensate di spaventare altri, solo con parole miserabili.
Forse il Divino Otelma e Il Mago Gabriel, con l’uovo dell’Upupa si preoccupano e s’agitano spaventati perché non è che sono maghi veri, ma caricature di maghi e nemmeno illusionisti perché i loro trucchi, quelli, li scopri subito.
Conservo un libro nero, anche se non è mio, ha la copertina rossa.
It does not get any better.

La foto di una macchina, di un traghetto e due storie che vanno via e hanno lasciato tutti più soli, meno belli e non è perché lo scrivo che è meno dolorosa la separazione. I capelli corti, il numero sulla maglia, gli scarpini, le storie, quello che non ho potuto raccontare ma lo sappiano noi e allora forse basta. C’è chi va via in punta di piedi com’è arrivata eppure i suoi passi lasciano un segno. Chi ha giocato a calcio e veniva dal futsal, chi poteva essere una stella del calcio femminile negli Stati Uniti ma è diventata grande lo stesso e non mi riferisco all’età anagrafica.
Prodotti del sistema, l’uomo nero, le vie strette che sembra la Tunisia e dai che sei un po’ palazzinaro anche tu. Non m’importa dove vuoi far giocare quella giocatrice, chi non prende l’aereo ha sempre perso, chi non parte non ha poi storie da raccontare, niente pizza salsiccia e patate. Avrà per sempre quel dubbio a roderlo, quel “e se” che scava i buchi nell’animo.

It does not get any better.
Arriva il commissario Basettoni. Scopro che Gambadilegno è il figlio che non ha mai avuto. Scopro che la banda Bassotti faceva pagare le multe a Paperone e allora il mondo si capovolge, un sottosopra così inverosimile da essere reale.
Il deposito con i dobloni si svuota e non si riesce nemmeno a trovare un pezzo di carta che ti dice come li hanno spesi Qui, Quo e Qua questi soldi, cercando di riparare la 313 di Paperino presa a noleggio?

It does not get any better.
Lo facciamo però quel podcast, ho pensato ad un nome “Fedeli alla Tribù” come il libro di John King, si hai ragione Nicola leggo tanto ma forse è colpa del fatto che sapere di non sapere mi costringe a cercare risposte. Volevo fare il libraio, pirata, di quelli che i libri te li consiglia e non li hai mai sentiti nominare prima, come facevano le due vecchine in una libreria qui nella mia città. Ora lì c’è un negozio di arredamento, lampade orrende ma molto di design, così dicono.
Forse aveva ragione Annarita, dovevo mettere su un negozio da parrucchiere o un barber shop di quelli che vanno di moda per gli hipster che in fondo sono tipi con la barba curata e basta, perché così le storie non dovevo cercarle, sarebbero venute loro da me.
It does not get any better.
I soliti luoghi comuni, per non dire nulla e quindi non cambierà nulla. Il cambiamento è doloroso e poi il futsal, il calcio a 5, il calcetto è un hobby, perché farsi del male quando c’è la vita vera?
Non andrà meglio è una presa di coscienza, una scelta consapevole. Un non nascondersi quando fuori ti sparano, imbracciare il fucile e rispondere al fuoco. Piangere quando lo racconti, mostrare le ferite.  Perché lo devi a quelli che non sono riusciti a realizzare il loro sogno, lo devi a quelli che vogliono realizzare il loro sogno e a quelli che sperano di vivere di quel sogno e a quelli che vogliono veder diventare realtà quel sogno.
Non andrà meglio è prendere coscienza dei propri difetti, degli errori e imparare a vivere con essi.
È provare a correggerli e tentare di andare oltre il semplice sopravvivere.
Non andrà meglio è anche smetterla di raccontarsi bugie, di mostrare in diretta partite brutte in palazzetti orrendi. Ammettere che senza stranieri, oriundi e formati il massimo campionato di Serie A è inguardabile e invendibile.
Guardarsi allo specchio, vedere qualcosa che non ci piace ma provare ad essere meglio di così.
Non siamo i più belli del mondo ma ogni scarrafone è bello a mamma soja.
Nicola dai prendi un microfono xlr e mixer usb, ci mettiamo le storie, ci mettiamo il cuore e i ricordi, ci facciamo compagnia e proviamo a tenere la posizione a guardare verso la montagna senza lamentarci.

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