Pubblicata la nota stampa dell’assemblea straordinaria della LNFS, la Lega Nazionale di Futbal Sala, insomma la “divisione” spagnola. Si è riunita in quell’occasione anche l’assemblea dei club, che ha potuto registrare in quella occasione un ricavo di un milione e trecento quarantamila euro (1.340.000 €) frutto dello sfruttamento dei diritti commerciali audiovisivi per la stagione 2020-2021.
Quindi in Spagna il calcio a 5 maschile e femminile vale per diritti d’immagine circa un milione e mezzo, di euro. Non per la stagione passata quella 2019-2020, ma è un saldo per la stagione prossima, quella post Covid-19.
Se osservo la situazione italiana dove al momento la trasmissione delle partite rappresenta esclusivamente una voce di costo, almeno al saldo di 73.133,14 euro e che non potevano nemmeno essere addebitati alle società, in base a quei pochi documenti contabili che circolano al di fuori del secondo piano di piazzale flaminio.
Probabilmente le cifre sono nettamente più alte, SkySport e Sportitalia non hanno certo accettato di affiancare il loro brand gratuitamente a quello del calcio a 5 italiano. Il calcetto quindi va in “tv” come amano ripetere i boomer se qualcuno paga per farlo trasmettere, badate bene, paga due volte, la produzione e poi la commercializzazione.
Com’è stato possibile quindi il successo commerciale di una realtà imprenditoriale nata solo nel 2019.
Le ragione sono molteplici, la prima innanzitutto è stata la capacità e l’abilità industriale di riunire 64 federazioni e oltre 4200 atleti di alto livello all’interno dello stesso progetto.
Questo ha reso LaLigaSports un veicolo unico e unitario, del prodotto sportivo spagnolo.
Un intelligente uso del brand naming, del nome del marchio insomma, LaLiga che è unitario per qualsiasi “serie a” in Spagna e questo permette immediatamente di identificare l’elemento commercializzato.
C’è una seconda parola “magica” nel rapporto consegnato alla LNFS: OTT.
Succede spesso che si usi un acronimo senza spiegarlo per manifestare una superiorità intellettuale che non esiste e allora ecco che vi vengo in soccorso.
L’AGCOM definisce Over-The-Top (in acronimo OTT) le imprese che forniscono, attraverso la rete Internet, servizi, contenuti (soprattutto video) e applicazioni di tipo “rich media” (per esempio, le pubblicità che appaiono mentre si naviga in un sito web e che dopo una durata prefissata scompaiono). Esse traggono ricavo, in prevalenza, dalla vendita di contenuti e servizi tramite concessionari agli utenti finali (ad esempio nel caso di Apple e del suo iTunes) o di spazi pubblicitari, come nel caso di Google e Facebook. Gli utenti possono accedere ai contenuti tramite qualsiasi tipo di unità con una connessione a banda larga.
Tali imprese, prive di una propria infrastruttura, agiscono al di sopra delle reti, da cui il termine Over-The-Top. Il vantaggio delle OTT è che non hanno a proprio carico i costi relativi alla trasmissione ed alla gestione della rete (come per la televisione tradizionale via digitale terrestre e via digitale satellitare), che gli altri broadcaster tipicamente sostengono. Si rivolgono inoltre ad un mercato globale con spese di gestione ed organici ridottissimi.
Cosa fa quindi LaLigaSports?
Gestisce e analizza la produzione sportiva affidata a broadcaster locali, in parole ancora più semplici, analizza il pubblico, impacchetta un prodotto che sia appetibile per settori differenti di mercato e lo vende ad utenti terzi raccogliendo gli introiti pubblicitari.
Figura centrale in questa operazione è Loreto Quintero, la responsabile dei progetti strategici. Lei è la mente dietro questa operazione commerciale, a lei si deve ad esempio l’idea di stringere accordi direttamente con Samsung per dotare le Smart TV spagnole della app dedicata.
Sua anche l’idea di monetizzare con un abbonamento da 15 euro l’anno il prodotto di Segunda Division che non riuscivano a sostenere con il solo OTT. Pagare per vedere le partite? Si, si tratta di una birra media al mese per 12 mesi, se per voi è troppo allora vuol dire che il prodotto venduto non vi interessa.
L’analisi dei Big Data è l’elemento fondamentale per razionalizzare il prodotto e renderlo fruibile dove viene consumato e da chi viene consumato, senza analisi di mercato non c’è crescita e senza crescita non ci sono ricavi ma solo costi.
Si, tutto bello in Spagna con imposte più basse è un miglior regime di tassazione, ma in Italia?
Come recita un documento recente dei Revisori dei Conti:
“L’attività commerciale così come strutturata non produce utilità all’attività istituzionale…”, questo con buona pace di quelli “la visibilità…”.
Partendo da questo dato di fatto e dal quel documento, al momento la “commissione comunicazione” e il suo braccio armato esterno, non producono alcuna redditività. Potrebbero però aver generato una quantità di dati che andrebbe analizzata per individuare nuovi progetti strategici che siano sostenibili e attuabili.
Quali?
Ho fatto certamente i compiti ma di certo non vi faccio copiare.
Quello spagnolo è un progetto in “upscale”, cioè creato già per essere il più grande possibile, impensabile in questo momento l’applicazione pedissequa di quell’idea.
Però, c’è sempre un però, quel progetto e quei documenti sono fonte inestimabile di idee per chi non ne ha e di conferme per chi quelle idee le ha già trasformate in un progetto fattibile.


