Serie A

Jessica Naiara Dos Santos, nostalgia dell’Italia

Conclusa l’esperienza con l’Italcave Real Statte e non appena l’emergenza COVID-19 l’ha permesso, Jessica Naiara Dos Santos è tornata nel suo Brasile, nello stato del Paranà.
Una stagione travagliata quella appena passata per la giocatrice carioca, prima l’infortunio che ne ha condizionato le prestazioni e le presenze, poi una volta pronta per dare il suo contributo alla squadra la pandemia ha chiuso anzitempo la competizione sportiva.
Jessica è una di quelle atlete riprodotte nella AGS Volta League, da due stagioni imprescindibile presenza digitale, ancora di squadre di fantasia ma basate sulle sue reali prestazioni.

Le confesso subito che aveva una vaga idea delle sue capacità in campo, le ho dovuto poi analizzare con attenzione per poterla riprodurre il più fedelmente possibile all’interno di FIFA 20.
Resta però un enorme spazio vuoto che mi piacerebbe riempire, quello spazio che esiste tra la giocatrice e la donna, quel terreno inesplorato e spesso nascosto di vita.
Jessica è una giocatrice di scacchi, per lei il futsal e gli scacchi solo espressioni diverse di una medesima meccanica agonistica.
Negli scacchi si può accelerare all’improvviso per poi rallentare il ritmo, esattamente come nel calcio a 5. Si deve pensare in anticipo a cosa accadrà dopo, reagire all’avversario pianificando ogni mossa.

La pratica di questa disciplina Jessica l’ha appresa a scuola, è stata la sua scelta tra i possibili sport individuali da praticare, fino a tredici anni e le ha regalato anche numerosi successi sportivi.
Gli scacchi sono diventati il termometro della sua prestazione sportiva, un volano per rilassarsi e concentrarsi, per valutare prima di scendere in campo, la qualità della sua prestazione emotiva.
Ora che è china sui libri, in Brasile, per preparare gli esami per il corso di Management Sportivo e Turismo che aveva iniziato in Italia.
Non dimentica il paese che l’ha adottata e nel quale vorrebbe tornare per continuare l’avventura interrotta dalla pandemia.

Un paese che l’ha fatta crescere come donna, come professionista e al quale deve molto. Profonda riconoscenza per il Bel Paese, capace di offrile occasioni e possibilità alle quali non aveva mai nemmeno pensato. Un pensiero felice che le scalda il cuore mentre il suo paese natale è scosso ancora con violenza dalle morti per il COVID-19 acuite da una presidenza che sembra incapace di affrontare in maniera corretta e concreta questa emergenza.
Sulla penisola italiana Jessica ha avuto l’occasione di coltivare e arricchire anche la passione per la cucina, per la gastronomia tradizionale, grande amore trasmesso dalla sua mamma anche lei cuoca dalle grandi doti. Cuoca vera, di quelle diplomate in una istituzione ufficiale, una chef insomma.

Quel Dos Santos scritto sulla maglia, per ricordare il suo papà, scomparso due anni or sono quando lei era impegnata in campo con la maglia del Fasano. Il suo primo tifoso, ex giocatore per passione come suo fratello, lei però è stata l’unica a proseguire per trasformarsi in una professionista. L’ha sempre spronata il suo papà, a non mollare mai a rialzarsi quando cadeva, perché le cadute nello sport come nella vita sono inevitabili.

Mi accorgo che non vi ho raccontato quanti gol segna, se è mancina, dove gioca in campo. Ci sono gli almanacchi per quello, i cartellini delle partite. Volevo raccontarvi la donna, innamorata dell’Italia e della sua gente, volevo raccontarvi quello che non vedete in campo, portarvi con me oltre l’ovvio per scrivere ancora una volta di una giocatrice che pensavate di conoscere e invece avete scoperto diversa da quello che immaginavate.

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