Storie

Se Fossi un Mister – Streets of Love

Credo la storia abbia bisogno di più pagine, si ma in fin dei conti lei è solo apparenza, suona come un monito eppure io la amo, gialla e blu oppure blu e gialla e forse già mi manca.

Il sole che nasce in fondo ad un tunnel fa luce al buio delle tue paure, passano le lotte che da ragazzo facevi ma alla fine non passano mai, mentre da lontano guardi il tuo gruppo, le persone per cui hai lottato e si che è vero che si sogna di più ad occhi aperti piuttosto che chiusi.

Partire è un po’ morire e chissà dove riposano  i padri ed i nonni e le persone care che se ne vanno troppo presto, ormai lo sappiamo tutti che non siamo mai pronti e chissà anche dove finiscono quei gol che non entrano per un millimetro, quelle urla di esultanza che restano spezzate in fondo alla pancia e chissà dove vanno a morire quelle squadre che non si iscriveranno ai prossimi campionati e chissà pure dove sono nascoste tutte le partite che non abbiamo giocato, gli scontri per non retrocedere e quelli per vincere il campionato e dove saremo il prossimo anno ma soprattutto tu ora dove sei e con chi sei?

Quel leggero fruscio in fondo al cuore è forse una sensazione di risveglio dal torpore, quando realizzi che davvero è finita e che come durante una tempesta tra qualche istante entrerà acqua da tutte le parti, anche se son lacrime e non sono potabili e più cerchi di berle velocemente più sembrano amare.

Io sinceramente alle lacrime avrei preferito il vino, almeno da non pensarci oppure per stordirsi prima che il colpo arrivi tutto insieme, fuori i minuti stai scendendo dal tuo ring, quanti capelli che hai e sposta la bottiglia non si riesce a contarli, di cosi tanti capelli non ci si può fidare.

Gli scarpini prendono polvere nei doppi fondi dei borsoni ed i palloni si sgonfiano nei magazzini, si sgonfiano tutti tranne quelli davvero gonfiati oltre modo e misura che si fanno le interviste da soli e si rispondono pure.

Hai dato maglie, deciso ritiri, hai solcato lavagnette e strada con la stessa forza nel motore, hai chiesto aiuto a Dio e a volte lo hai anche maledetto, hai pensato di poter incidere tante volte almeno quante ti sei sentito inutile e intanto davanti a  te l’infinito, gli occhi delle giocatrici, i sogni di una squadra che di solito diventano uno solo e ti spingono a sopportare ogni tipo di tortura, ogni tipo di sacrificio ed anche ogni tipo di allenatore.

Dormire no, non hai mai dormito, un po’ per scelta ed un po’ perché si sogna meglio ad occhi aperti, puoi scegliere con calma chi sarà il tuo eroe solo che il mio se n’è andato tanti anni fa, tira in porta sussurrava da dietro una rete, in un campo che alzava polvere ed emozioni nella stessa quantità e mi mancava il respiro non so se per le emozioni o per la polvere che ti si piazzava in fondo alla gola con quel retro gusto amaro, una predizione che non sempre va tutto come deve.

Che cos’è lo sport?

Un porto sicuro, arrivi, attracchi e non vorresti mai andartene, se vinci sei padrone del mondo, se perdi hai la presunzione di poter cambiare tutto alla prossima partita e intanto passano i minuti, i giorni, gli amori, le maglie e le persone che il viaggio con te l’hanno fatto, alcune per sempre ed è davvero stato così, per altre invece è rimasta solo una promessa, in fin dei conti a volte conta solo l’apparenza.

Son finiti i campionati, siamo dilettanti e non possiamo neanche allenarci, almeno non ora.

Siamo sommersi di domande e di nubi, siamo in cerca di qualcuno che ci dica quando e se riprenderemo, siamo costretti a guardare stadi vuoti che trasmettono partite vuote e che infatti lasciano lo stesso vuoto interno che avevi prima di vederle.

Ho bisogno di abbracciarti, la tua pelle la mattina presto non scotta, ho bisogno di capire se dietro questa mascherina il nostro sorriso non sia più che altro un punto interrogativo.

E’ finita, finita mai finché l’arbitro non fischia, mentre Marco Abati paga un caffè a tutta una generazione di sognatori e con il suo solito trasporto, guarda l’acqua della piscina e ci convince che torneranno i rimbalzi controllati, le maglie sudate, il portiere di movimento e la magia dello spogliatoio e tutto questo lo fa senza parlare, guarda l’orizzonte e sorride.

Mi mancano le promesse di giugno, mi manca l’adrenalina di luglio mentre prometti a te stesso che è l’ultimo anno ma sarà il migliore, mi manca il caldo di agosto che ti soffoca ma non abbastanza da spegnere l’entusiasmo, settembre ed ottobre per capire se sei sulla strada giusta e poi novembre e dicembre per addrizzare il tiro e dopo gennaio, febbraio e poi marzo e poi?

E poi non ricordo cosa sia successo, ricordo che stavamo preparando una trasferta a Perugia ma non so cosa sia successo, ridatemi il nostro sport.

Vorrei ancora percorrere la strada dell’amore.

You’re awful bright, you’re awful smart
I must admit you broke my heart
The awful truth is really sad
I must admit I was awful bad

While lovers laugh and music plays
I stumble by and I hide my pain
The lights are lit, the moon is gone
I think I’ve crossed the Rubicon

I walk the streets of love and they’re full of tears
And I walk the streets of love and they’re full of fears

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