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Festa della mamma: Isa, Laura, Angel e altre storie

In occasione della Festa della mamma, che in Spagna si celebra oggi, l’Asociación de Jugadoras de Fútbol Sala Femenino (AJFSF) ha raccontato la storia di Isa Garcia e Laura Bestué Reina, mamme del piccolo Angel.
Entrambe lavorano e condividono la passione per il futsal: Isa gioca in Seconda Divisione nel Guadalcacin, Laura si è fermato già da un po’ perché in dolce attesa di due gemelli. Prima di firmare per la squadra gaditana, sono state nel Cajasur Cordoba. Sì, proprio il club in cui ha militato il futuro CT della Nazionale spagnola, Claudia Pons, di Sarita, Lorena Muñoz, Noe Reyes e Ampi, le terribili ragazze in grado di vincere la Liga sul filo della sirena, in una di quelle partite che il tempo non potrà mai cancellare.

SCRIVERE LA STORIA La storia principale è un’altra, lo so. Ma non posso sorvolare. Siamo nella stagione 2008/2009. Il Cajasur Cordoba è terzo, ma con gli ultimi tre punti in palio potrebbe balzare in testa alla classifica e regalare ai propri tifosi uno di quei miracoli sportivi che Angel avrà già sentito chissà quante volte in soli 4 anni. Dall’altra parte c’è Eva Ortega con il suo Zaragoza che da giocarsi non avrebbe nulla, eppure sembra indemoniato. Sugli spalti non entra neanche uno spillo, se ti alzi nessuno ti dà la certezza di ritrovare il seggiolino. Ma qui non importa a nessuno perché ormai sono tutti in piedi. 2-2 sul tabellone. A 37” dalla sirena, Sarita allarga per Amparo che vola sulla fascia destra e colpisce in caduta a porta vuota: sono addirittura due le giocatrici che si buttano in scivolata sulla linea di porta salvando un gol già fatto. Ampi rimane a terra con le mani tra i capelli. In panchina c’è chi usa la pettorina per impedire che le lacrime cadono giù, sembra la fine di un sogno. Ma 23”più tardi, Ampi è di nuovo in corsa sul solito corridoio e mette in mezzo un pallone d’oro che proprio Isa devia in rete di tacco. Andatelo a vedere quell’abbraccio che sommerge la numero 11, e ditemi se questa non era una storia da raccontare.

CAMBIARE LA STORIA Dov’eravamo rimasti? Ah già, Isa e Laura al Guadalcacin, che continuano a lottare anche fuori dal campo per i loro diritti perché – a differenza di quanto accade nel professionismo maschile – essere genitori e allo stesso tempo giocatrici comporta molto più sacrifici e rinunce. “Quando ho firmato, ad esempio – racconta Isa – ho dato piena disponibilità per le gare casalinghe, ma in trasferta posso andare solo se non è molto lontano. I maschi magari si allenano due volte al giorno con una retribuzione molto più alta della nostra, ma la situazione non è comparabile a quella di una qualsiasi giocatrice che lavora 8 ore, poi si allena e ha una famiglia a cui badare”. E, fate bene attenzione, questa parole giungono – come detto – da una tesserata pienamente tutelata dal Guadalcacin.
“Siamo nel 2020 e purtroppo stiamo ancora parlando di un felice caso isolato, quando questa dovrebbe essere la normalità”. In prima Divisione, 8 club su 16 hanno aderito al piano di aiuti della RFEF per la regolarizzazione del contratto di lavoro di atlete e staff tecnico. In un recente documento, la Federazione ha ribadito il diritto alla maternità, annullando un licenziamento che sia avvenuto a causa della gravidanza, cercando di conciliare il più possibile vita familiare e vita sportiva. “Vogliamo avere la possibilità di costruire la nostra vita, senza il rischio di perdere un posto di lavoro. Ci alleniamo e giochiamo come professioniste, ma non ne abbiamo in benefici. Questo è meccanismo che con il tempo sta cambiando e speriamo che possa andare sempre meglio, così da ripagare tutti gli sforzi di generazioni di donne che hanno lottato prima di noi”.
Buona festa a tutte le mamme.

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