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Se Fossi un Mister – Diamoci un abbraccio

abbraccio

45 giorni, infiniti come lo sforzo di preparare una stagione, interminabili come i minuti di recupero che in serie C ti assegna l’arbitro mentre stai vincendo di un goal, vuoti come le uova di cioccolato quando vai a vedere cosa c’è dentro

La notte quando il dolore del giorno ha bruciato tutto, quando ho già ingoiato amaro l’esercito che porta via feretri come fossero capricci, quando ho già pensato a mia madre chiusa da 50 giorni in casa completamente da sola, Silvia rannicchiata sul suo dolore e tutto quello per cui ora vorrei violentare questa cazzo di quarantena solo per urlare a squarciagola il dolore di un mondo intero, 45 giorni, esco sul terrazzo di casa senza autocertificazione, su una mano un bicchierino di amaro e nell’altra una sigaretta che sbuffa, maledico il fatto di esser sveglio da 18 ore e non aver ancora abbracciato nessuno.

Se potessi riassumere in un gesto il nostro sport lo chiuderei in un abbraccio, quello dopo un gol oppure quello prima di scendere in campo, è simbolico si ma anche molto fisico, come quello in cui stringi il tuo portiere che ha appena bucato un intervento facile.
Quando abbracci qualcuno lo senti se ti stai scambiando il ritmo del cuore oppure se come due poli opposti ti stai respingendo nonostante il gesto di avvicinarsi.

Abbraccio

Sono donna, è una cosa su cui spesso la mia compagna mi prende in giro, mia madre invece la pronuncia con un senso di fierezza, come se avesse cresciuto qualcosa di speciale.
In realtà vi dico, sono il più piccolo di 4 fratelli, nello specifico due donne e due uomini o forse 2 donne e mezzo, ehm 3/4.

Ho visto assorbenti sparsi nei bagni di casa come se io non esistessi, ho passato notti a cercare di prender sonno mentre le mie sorelle discorrevano con mia madre su quando fosse il momento giusto per fare l’amore con il proprio ragazzo e per fortuna mio padre dormiva già da un paio d’ore sul divano della taverna.
Sono donna perché sono cresciuto tra le donne ed ecco perché non esco in strada a gridare ma sorseggio il mio amaro ed una lacrima affoga nel bicchiere, mi manca tutto, la mia lacrima nel bicchiere è il pugno al muro di un uomo.

Mi manca il brivido di quando entri nello spogliatoio, di quando hai passato tutta la settimana a cercare e proporre soluzioni e non sai se saranno recepite o meno.
Mi manca il reggiseno appeso dell’ultima che si è cambiata e se lo è dimenticato li invece di riporlo nella borsa e mi manca anche il fatto che tutto sommato per loro sia quasi normale lasciarlo li, siamo alla pari e non c’è niente da nascondere.

Abbraccio

Foto Lorenza Morbidoni

Una sera mia sorella mi svegliò in lacrime perché si era appena lasciata con il fidanzato, era una bimba ed io più di lei, l’abbracciai forte e il dolore divenne condiviso, non quello della perdita ma quello di vederla così affranta fu una finestra su cosa è capace di provare un essere umano e di quanto sia giusto non soffocarlo.
Ho pianto quella sera, non sapevo neanche chi fosse sto tizio con cui si era lasciata, ho pianto il suo dolore, l’ho condiviso, l’ho guardata e le ho detto dammi un pezzetto della tua disperazione e cosi facciamo un po’ per uno.

In fondo è così che funzionano gli sport di squadra quando funzionano, chi può si fa carico del dolore altrui, chi può piange qualche lacrima per risparmiarla agli altri e quindi vorreste levarci gli abbracci proprio a noi?
A noi che prima, dopo e durante non facciamo altro?
A noi che è l’unico modo che conosciamo per dirci brava oppure testa di cazzo potevi fare di più ma ti perdono perché so che è stata solo una giornata storta?

E’ un mese che non sorrido, la differenza è sottile, ho riso anche di gusto ma che non sorrido scavando l’intimità di quel che provo è davvero tanto e pensare che fino a poco tempo fa era normale, bastava uno sguardo d’intesa per sorridersi.
Hai presente i sorrisi di Marzia?
Lei sorride solo quando vuole dirti che ha capito e che farà di tutto per fare ciò che le chiedi cosi come glielo stai chiedendo, oppure quelli di Elisa che prima ti sbrocca e poi ti sorride come per dirti ti voglio bene anche se prima ho esagerato ma forse lo hai fatto anche tu.

abbraccio

Sono donna mi dico, mentre nel fondo della tazzina è rimasto solo il colore scuro dell’amaro che ho appena bevuto, fatemi piangere un po’, fatemi sognare un abbraccio, un sorriso, una stretta forte di quelle che ci inizi la preparazione ad agosto e ne senti svanire l’effetto solo all’ultima giornata di campionato.
Fatemi gridare in mezzo al campo contro tutto e tutte, fatemi fare il pazzo per poi avvicinarmi e dire guarda che se chi ti marca usa questa postura è qui che devi cercare l’appoggio per girarti e se non puoi devi fare la giocata a muro perché la cosa più giusta è ricominciare il giro.

Ho letto di soluzioni ibride, di campionati senza pubblico , di allenamenti distanziati , in mini gruppi, di situazioni che mi passa dentro la solitudine come un brivido di novembre solo a pensarle.
Abbiamo scelto uno sport di squadra per esser meno soli, abbiamo scelto di avere un capitano proprio perché abbiamo bisogno di una guida che ci prenda per mano, abbiamo scelto di farci le docce in un metro quadrato proprio per mostrarci a vicenda le ferite che abbiamo sotto la maglia, dietro i parastinchi e quelle ferite ce le siamo fatte nell’eterno motto del NOI.

abbraccio

Il mio balcone nel silenzio della quarantena, il mio balcone al tredicesimo piano mi offre un telo blu scuro davanti agli occhi, è la notte che incombe, la notte buia in cui cerco un abbraccio, la notte in cui spero che qualcuno mi dia forte il cinque piegandomi il polso, il mio cielo stellato è tutto ciò che ho dato per scontato fino ad oggi e che invece è tutta la mia vita.
La notte buia che spero lascerà di nuovo spazio al sole splendente che ho conosciuto guidando questo gruppo di donne verso un traguardo che non abbiamo ancora raggiunto.

Stiamo entrando in campo, le squadre dopo essersi salutate sono tornate verso le panchine, ci chiudiamo in cerchio, in un abbraccio fatto di 14 paia di braccia, una sull’altra, ci scambiamo i microbi, i cuori, i sogni e le lacrime e per qualche secondo

Penso che ne usciremo solo tutti insieme perché la vita è un viaggio cosi profondo che nessuno può farlo da solo e Dio solo sa quanto mi manca tutto questo.

Guardo Luca, guardo Lorenzo, l’arbitro sta per fischiare, penso a Silvia.

Abbracciamoci che sennò fa freddo ed ho paura senza di voi.

“Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare

Perché mi porto un dolore che sale, che sale

Si ferma sulle ginocchia che tremano, e so perchè

E non arresta la corsa, lui non si vuole fermare

Perché è un dolore che sale, che sale e fa male

Ora è allo stomaco, fegato, vomito, fingo ma c’è

E quando arriva la notte

E resto sola con me

La testa parte e va in giro

In cerca dei suoi perchè

Né vincitori né vinti

Si esce sconfitti a metà

La vita può allontanarci

L’amore continuerà…”

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