“In radiologia riusciamo a gestirci, fortunatamente nessuno si è ammalato e siamo a pieno organico. Ma ci sono colleghi che fanno turni estenuanti”. Sono le 20,30 e Sara Sabetti è appena uscita dal San Salvatore di Pesaro, una di quelle strutture diventate “Covid-Hospital” per cercare di far fronte all’emergenza.
“Praticamente – mi spiega il portiere della Virtus Romagna – tutti i reparti sono stati adibiti in via esclusiva per i pazienti che hanno contratto il virus e sono in condizioni critiche. Ci sono 5 sale di rianimazione: nella sala di attesa del mio reparto, ci sono posti letto al posto delle sedie. Ci sono anche due ospedali da campo allestiti all’esterno. Quando entri in ospedale hai paura perché gli ambienti potrebbero essere contaminati, ma sono il pronto soccorso e la rianimazione a terrorizzarmi, perché lì i pazienti sono soli. Immagina: febbre alta, debilitati al massimo, con poca capacità respiratoria, intubati nei casi più gravi e in tutto questo non hanno nessuno vicino”.
Sara cerca di guardarlo in faccia questo nemico invisibile.
“Va fatto, va affrontato senza pensarci su due volte anche se fa paura, non lo nego. Tra colleghi si è creata una complicità incredibile, condividere momenti brutti con loro aiuta tanto. Abbiamo capito subito la drammaticità della situazione, ma combattiamo. Doppi guanti, mascherina, camice o tuta, visiera: indossiamo tutte le protezioni e ogni giorno facciamo tutto ciò che è possibile. A fine giornata ogni indumento viene buttato in appositi contenitori, poi smaltiti in maniera particolare. Stiamo attenti a tutto. Io vivo da sola, ma ci sono colleghi che tornano a casa da bambini piccoli… Con i miei ci sentiamo tutti i giorni, sono in ansia com’è logico che sia, ma sanno che ho le spalle grosse”.

Da ultimo baluardo difensivo nella Virtus Romagna, a tecnico di radiologia in prima linea.
“Fa parte del nostro ruolo saperci prendere responsabilità importanti. Per adesso sto difendendo alla grande – sorride – e poi ho le mie compagne a sostenermi. Il futsal mi manca tanto. Mi ha salvato la vita quando sono arrivata qui senza conoscere nessuno, mi ha fatto bene ricominciare con questo gruppo e tutte le sere cerco di svolgere a casa gli esercizi che ci passa mister Imbriani, mi servono per scaricare la tensione di giornate terribili”.
La voce adesso è stanca, la lascio andare a cena.
“Ecco, non vedo l’ora di una pizza insieme alla mia squadra. Ci sono dei miglioramenti, teniamo duro. Vi mando un saluto con la speranza di riabbracciarci presto”.
Buon lavoro, Sara. Grazie di cuore.




