Serie A

Leti Cortes, guardare al passato per progettare il futuro

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Questo è il tempo per guardare al passato, per raccontarci del percorso che abbiamo fatto, per prendere nota degli errori e per coccolare quel sogno di poter parlare con una versione molto più giovane di noi stessi. Lasciare che ci sia un momento personale, di forza e di debolezza, nel quale i confini tra la speranza e la realtà sembrano troppo dolorosi e reali.

Il calendario segna il diciannove aprile, millenovecento ottantotto. Valladolid.
Sei appena nata, la mamma dorme ora, stremata.
Ti prendo in braccio, siamo io e te.  Posso parlarti solo del futuro, del nostro, questo non è ancora il tempo per il passato.
Ti racconto di una casa lontana da qui, di una quarantena, di qualcosa che puoi fare esperienza solo passando i momenti sulla pelle, come in tutte le vicende della vita.
Guarderai un calendario come questo, vedrai cerchiato in rosso, 10 marzo 2020. Le tue giornate trascorrono una simile all’altra. Siamo disorientate, perplesse, separate dai nostri cari. Mangiamo, dormiamo e a volte ci abbandoniamo alle lacrime.
Per questo credo che non ci sia momento migliore per parlarti, per ascoltarmi.

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Salto qualche tappa, non voglio essere troppo prolissa e ti lascio il tempo della scoperta, altrimenti finirà prima la quarantena della lettera, anche se, a pensarci, le parole che vorrei ascoltassi, potrebbero essere le compagne ideali anche nel lungo viaggio casalingo che ancora mi attende.
Concentriamoci sul calcio.

Sei una ragazza e questo vuol dire che all’inizio, dovrai essere più determinata e preparata dei tuoi colleghi maschi per poter giocare con loro.
Cos’è quell’espressione?
La consideri una stupidaggine?
Si, anche io ma questa è, ancora, la realtà delle cose.
Hai però una grande fortuna dalla tua parte: la tua famiglia è innamorata dello sport e tuo fratello sarà la tua ispirazione. Una condizione nella quale avrai il privilegio di non incontrare ostacoli, da parte di chi ti vuole bene. Per loro e grazie a loro,sarai libera di vivere la tua passione e il calcio non rappresenterà mai un impedimento.
Quasi dimenticavo, ascolta anche questo è importante. Ti giudicheranno per il tuo indossare sempre la tuta. Non preoccuparti, sarai molto comoda.

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Proverai sport come la pallavolo, l’atletica e il tennis ma non ci sarà verso. Senza scegliere, avrai già scelto. Casa tua è in un campo da calcio. A dirlo sarà il tuo sorriso della domenica mattina.
Goditi questo periodo per favore, ascoltami, assaporane ogni momento. Passa troppo in fretta ed è bellissimo.
Con il passare del tempo, inizierai a giocare con altre ragazze che come te amano il calcio più di ogni altra cosa e, so che ora non ci crederai, esordirai in Serie A a 14 anni.

Valladolid non sarà solo la città che ti ha visto venire al mondo, sarà anche la squadra che ti ha visto nascere e diventare una calciatrice. I suoi colori ti accompagneranno per 10 anni della tua vita. Diventerai una donna e una calciatrice, competente e tenace.
Pucela per noi.
In questi lunghi eppur fuggevoli anni ti troverai nella condizione di dover sopportare ed affrontate innumerevoli difficoltà per il semplice fatto di non conoscere altre realtà diverse dal Valladolid.
Una persona speciale, dopo tanti anni ti dirà:

“se non conosci la felicità, non saprai mai cosa è la tristezza.”

Ricorderai questi anni con un pizzico di rammarico.
Esci da quella zona di conforto, ascoltami se fossi in te e sono te, lo farei.
Sai quante cose incredibili ci sono nel mondo?
Sono li, sono per te e sono tutte da scoprire.
Non sono qui per darti consigli, vorrei che tu ricordassi solo le mie parole, di tanto in tanto. Non guardare verso la panchina, altrimenti la paura di sbagliare non ti lascerà andare avanti.

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Ti faranno sentire colpevole, di tante cose. Imparerai che in molte società sportive, chi è di “casa” non ha lo stesso riconoscimento di chi arriva da fuori. E questo ricordalo anche in futuro, quando sarai dall’altra parte. Ne parleremo più avanti.
Tu però lascia sempre tutto sul campo, fai del tuo meglio.
Fallo per te, fallo per chi crede in te.
Non voglio tu sia una sprovveduta, dovrai convivere spesso con un mondo prepotente ma ci saranno volte in cui la scelta saggia sarà quella di adattarsi alle situazioni piuttosto che lamentarsene continuamente.

Non temere però.
Impegnati, credici, soffri e gioisci. Il lavoro ripaga sempre, forse non nell’immediato ma saprà rendere merito al tuo impegno.
Non essere però sempre cosi responsabile, a volte ti perdi il meglio della vita.
Riuscirai a studiare, giocare, lavorare e a divertirti con i tuoi amici.
Preparati fin da ora. Passerai attraverso una tempesta, di quelle che lasciano macerie tutt’attorno e che necessitano di tempo, amore e perdono per poter ricostruire la tua città.
Non lo dimenticherai e sarà per te un ricordo scritto sulla pelle.
Scegliere a chi voler bene non può essere cosi terribile vero?

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Abbi coraggio, io non ne avrò mai abbastanza.
Non spaventarti!
Sii consapevole della bellezza che ti riserva la vita.
Avrai la fortuna di avere amiche vere, quelle che resteranno oltre tutto e nonostante tutto, la tua famiglia in tribuna e l’adrenalina delle partite.
Non dimenticheremo mai quei due match in cui la tua squadra si salverà dalla retrocessione.
In quel periodo, la soddisfazione della salvezza sarà  l’unico titolo che vincerai.

“Si capitán, mi capitán”.

Giocare a pallone sarà tutto per te. Non mollare mai!
Faremo una follia ma credimi, è bellissima. A 25 anni, lascerai la sicurezza di casa per andare a giocare in un altro paese. Il paese che i tuoi compagni di classe hanno visitato mentre tu rimanevi a casa per allenarti: l’Italia.
Tutto vero.
I cambiamenti, per quanto desiderati e fortemente voluti, non saranno mai facili, devi saperlo ma scoprirai un mondo nuovo, soprattutto, calcisticamente.
Conoscerai altri modi di giocare, cambierai ruolo, scoprirai una nuova te stessa, giocherai con le giocatrici migliori al mondo e vincerai dei titoli di fronte 1300 persone.
Un triplette, addirittura. Ti avevo detto che il lavoro paga.

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Una sensazione di gioia, invincibilità, indescrivibile che farà crescere in te la, fino allora sconosciuta, paura di perdere. Dovrai imparare a conviverci, altrimenti ti farà del male e si impossesserà di te. Giocare in Italia è molto più emozionante, le persone vivono lo sport in modo molto più intenso, rasentando il fanatismo e anche tu inizierai a festeggiare anche un semplice intervento difensivo.
Arriverà la chiamata della tua nazionale, La Roja, ti sentirai molto orgogliosa di te stessa perché non è facile arrivarci a 28 anni e giocando in un campionato diverso da quello della tua nazione.
Avrai la fortuna di giocare in Spagna, con la maglia del tuo Paese, contro l’Italia, tuo Paese di adozione.
Le note di entrambi gli inni ti faranno emozionare, sentirai i brividi ascoltando le melodie di quelle nazioni che per te sono e profumano di casa.
Il tuo cuore palpiterà quando, segnando un gol con la Roja, guarderai verso la tribuna dove si, questa volta loro ci sono.
Tutto questo colmerà un vecchio vuoto e sanerà una ferita ancora aperta.

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In questo momento della tua carriera, tu sarai la “giocatrice straniera”. Lo sentirai ripetere tante volte con toni di voce differenti in base al giudizio che portano con se. Non te la prendere, tu continua a lavorare.

Viaggerai tanto, visiterai altri paesi, conoscerai persone speciali, lascerai dietro di te un mondo inutile di pregiudizi e imparerai altre lingue. Non avrai la tua famiglia in tribuna più di una volta all’anno, non avrai le tue amiche che ti aspettano all’uscita tra 15 minuti, perderai i momenti di crescita dei tuoi nipoti e avvertirai la paura che accada qualcosa alla nostra famiglia mentre siamo lontane.

“Rotundamente tu”.

Tutto è questione di equilibrio.
Ne vale la pena?

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Ti consiglio di pensare e di scegliere sempre il posto, che siano luoghi o persone, in cui ti senti te stessa al 100%.
Preparati  a tanti traslochi. Sentirti a casa non sarà mai una questione fisica. Girerai per molti negozi e vorrai comprare tante cose per decorare la tua “futura” casa, ma finirai col pensare che la stagione finirà in estate e desisterai da quegli acquisti che renderebbero più personali le mura di una casa, che non hai la possibilità di portare molto probabilmente con te e con molta probabilità saluterai alla fine dell’anno sportivo.
Mantieni la testa sulle spalle e rimani ferma nelle tue intenzioni quando tua madre ti domanderà, ogni volta che ne avrà occasione, quando inizierai a lavorare. Questa è una battaglia che dovrai combattere a lungo. Se loro potessero sentire un dieci per cento di quello che sentiamo noi quando scendiamo in campo cambierebbero idea all’istante, ne sono sicura.

Continua, resisti, impara, preparati, sfidati, allenati al massimo, non ti disperare per gli infortuni che subirai, ci saranno ma fanno parte del gioco e ti aiuteranno a conoscerti e a valutare ciò che è davvero importante. Guarda, senti e divertiti perché non saprai mai quando arriverà il giorno della tua ultima partita, non sai quando potrà essere l’ultima volta.
Tutto può cambiare all’improvviso, le certezze possono diventare fragili e tutto sembrerà surreale esattamente come sta succedendo oggi.
Un passaggio cruciale della storia non solo personale ma del mondo intero, un tempo sospeso nel tempo stesso.

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Aprile 2020. Ti aspetto qui per affrontare il futuro incerto, magari insieme siamo più forti.
Cosa succederà? Non lo so.
Dove saremo tra qualche mese? Non lo so.
La vita tornerà come prima? Non lo so.
Mille domande girano nella mia testa assieme ad altrettante possibili risposte.
Di una cosa sono certa ed è che ci adatteremo a quello che verrà. Alcuni interpreteranno  questo periodo come un punto di inflessione e anche di riflessione.
Sarà un segnale della natura? La stavamo distruggendo!
Ci sarà gente che continuerà come prima perché difficilmente i momenti di sofferenza, paura e preoccupazione fanno diventare le persone migliori, o intelligenti o generose, anzi.
Ma noi, Leticia, dobbiamo guardare a ciò che vogliamo essere, alla persona che vogliamo diventare. Il nostro obiettivo di vita è essere brave persone, con o senza pandemia.
Siamo arrivate all’oggi. Siamo a Cagliari per difendere i colori rossoblu.
Non ci resta che prenderci per mano e camminare verso il domani che vogliamo.

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