Serie A

In equilibrio sul sottile filo della fiducia

fiducia

Un’altra domenica senza pallone a rimbalzo controllato. E se l’attesa del futsal fosse essa stessa diventata il futsal? Questo mi chiedo ancora una volta, aspettando il 5 maggio. Non sono interista, ma è dura guardare a questa data con un briciolo di speranza.
Fosse un giorno “normale”, a quest’ora sarei già al palazzetto con le distinte tra le mani. Ah, vedi? Depennata, immaginavo. Lei invece c’è, ha recuperato. C’è il 4G? Per la diretta, tutto ok? Oggi qui dentro si gela. Si inizia.

Ma c’è tanto prima della sirena e c’è ancor di più dopo, quando andiamo a scovare il sorriso di chi ha vinto o ad asciugare la lacrima di chi è caduto, prima che ci metta la faccia a nome della squadra. Niente si riduce mai al 40 per 20 e chi ha una visione così miope della disciplina non meriterebbe di guardare mezza partita, neanche relegato al bordo del campo. Chi confina tutto questo ad un rettangolo, semplicemente, dovrebbe cambiare settore.
Per chi da quello spioncino (e in anonimato), poi, arrivi addirittura a confondere il “far opinione” con lo squallido gossip sulle vite di chi ha il merito di fare di questo sport uno spettacolo, sinceramente mi auguro ci sia un apposito girone dell’Inferno.
Perché la vita che mettono in campo le giocatrici è sì anche nostra, ma la privacy, quella è tutt’altra cosa.
Sapete, c’è Catrambone che esulta sempre con un bacio lassù: lo fa per suo cugino. Lo sappiamo perché ha scelto di raccontarcelo. Lo fa anche anche Politi, pensando a sua nonna. Nicoletti gioca con una fascia al polso e su di essa scrive il nome della persona alla quale vuole dedicare fino all’ultima stilla del suo sudore, o magari un gol. Quel che c’è dietro la foto in copertina, ci viene da Domenichetti: finale di Coppa Italia a Bari. Il Montesilvano sta perdendo, Ampi si avvicina a Giulia e le dice di non preoccuparsi, che tanto ce l’avrebbero fatta. Quella stretta di mano era la scommessa sulla vittoria. Dopo il rigore decisivo di Elpidio, Ana Sestari si è fatta tutto il PalaFlorio in ginocchio: un fioretto. Ringraziava per essere riuscita a rientrare in tempo per una competizione così importante. Anche questo ce lo ha raccontato lei.
Ci piace questo ruolo: un po’ pubblico, un po’ da confessori. Siamo equilibristi sul sottile filo che rappresenta la fiducia tra due entità che entrano in connessione e da quel filo non siamo mai scivolati, perché siete sì giocatrici delle quali sappiamo elencare numeri di maglia, ultime 10 stagioni disputate e dati statistici vari. Ma, prima di tutto, siete persone.

Magari ci siamo bevuti anche una birra insieme, mentre tiravate fuori qualche segreto. La prima volta ci avete chiesto di non rivelarlo, ma – in fondo – avevate già la sensazione di averlo messo in banca. Cosa ci dà questa certezza? Avervi sentite parlare ancora più liberamente la seconda, senza bisogno di raccomandazioni, promesse scout, patti di sangue. Forse per questo, quando qualcuno si permette di entrare nelle vostre vite col passo dell’elefante, ci viene voglia di difendervi. Di dire: stop, c’è un limite a tutto. Vi siete forse bevuti il cervello? Ci piace la curiosità calcistica, è dal particolare cercato con attenzione che nascono le storie più belle. Quelle che ci piace raccontare.
Ma nessuna di quelle che leggerete qui, possiamo assicurarvelo da ora, lederà mai la vostra dignità di donne. Non ci siamo mai chiesti chi voi amiate, ci basta sapere che il vostro cuore batta (anche) per il futsal. C’è chi la chiama omertà, noi lo chiamiamo rispetto.

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