Rugby

Elisa Giordano tra Valsugana Rugby Padova e Nazionale: “Innamorata di questo sport”

Elisa Giordano

L’Italrugby femminile è capitanata da Elisa Giordano che abbiamo il piacere d’intervistare.

Elisa, raccontaci di te. Cosa ti ha avvicinato al rugby, quali sono state le partite che ricordi con maggior piacere, qual è il tuo curriculum rugbystico e il tuo ruolo in campo?
“Sono Elisa Giordano, gioco numero 8 (terza linea centro, n.d.c.) del Valsugana Rugby Padova. Ho iniziato a praticare rugby quando avevo 19 anni, perché la squadra di pallamano in cui giocavo aveva dato forfait per mancanza di giocatrici. Dopo il primo allenamento a rugby, sport del quale sapevo solo che la palla fosse ovale, non ho più smesso. Di sicuro le partite che ricordo con più piacere sono il terzo scudetto vinto con il Valsu e la vittoria con la Francia a Badia! Ho avuto il piacere di passare tutte le tappe della nazionale – dai test match sporadici, alla panchina, all’essere titolare – ma così mi sono goduta tutto il percorso, con i suoi pro e i suoi contro. Ho giocato a sia a 15 che a seven”.

Il rugby femminile si è fatto spazio con forza nel panorama sportivo, con una buona crescita del movimento ed anche con i successi internazionali, non ultimo lo storico secondo posto al sei nazioni 2019: sei soddisfatta di questa situazione e cosa si può fare di più per promuoverlo?
“Direi che potete venire a sostenerci e vederci alle partite, sarete il 24esimo giocatore in campo e noi cercheremo di non deludervi! Come vale per i bambini e per gli uomini vale anche per le ragazze, lo spirito del rugby trascende dal sesso e l’unione che si crea con le compagne e le avversarie è una cosa indescrivibile. Consiglio a tutte le ragazze di venire a provare per credere, non ve ne pentirete! Certamente più che soddisfatta, abbiamo fatto molti sacrifici per riuscire a non avere più quella sensazione di quando puoi farcela, ma non ci arrivi mai, quindi direi che ce lo meritiamo!”.

Rugby ora anche sport olimpico nella versione a 7. A quando l’Italia nella manifestazione più prestigiosa di tutte? “Siamo ancora un po’ lontane dalle squadre seven forti, è un gioco “diverso” dal 15, servirebbe un campionato specifico e allenamenti altrettanto dettagliati. Arrivare a quell’obiettivo sarebbe bellissimo, ma ci serve un bacino ancora più ampio di quello attuale da cui attingere giocatrici”.

Chi l’ha vissuta, sa che questa disciplina è la più “democratica”: c’è spazio nei vari ruoli per atleti/e con tutte le caratteristiche fisiche, alla base un grande rispetto per tutti e anche quel pizzico di goliardia che non guasta. Ma descrivicelo meglio tu.
“Sì, è vero. Diciamo che è sempre stato considerato lo sport per tutti, ma a volte questo è travisato: anche i piloni sono e devono essere atleti in forma, perché hanno un ruolo difficilissimo e devono avere una preparazione fisica adeguata. Quindi è vero che vanno bene tutti e anzi, sono ben accetti i più disparati personaggi, con la condizione che abbiano voglia di impegnarsi e divertirsi”.

Importantissimo in questo sport anche il ruolo di capitano e sei proprio tu a rappresentare squadra azzurra: più un onore o una responsabilità?
“Sono stata capitano per questo sei Nazioni perché Manuela Furlan era infortunata, non so se lo sarò ancora al suo rientro. Io comunque mi ritengo più che fortunata così, è una grande responsabilità che però porta altrettanta soddisfazione e altrettanti oneri! Però c’è da dire che in una squadra non c’è un solo leader, e anche da noi è così. Ognuno ha il proprio ruolo e ci sono più persone che coordinano tutte assieme la squadra (leader della touche, delle mischie, dei 3/4)”.

Cosa diresti ad una bambina e ai suoi genitori per avvicinarla con fiducia al rettangolo verde con le porte ad H?
“Le chiederei se ha voglia di venire a divertirsi e giocare in un bel prato verde e ai genitori direi di portarla e incitarla, andarla a vedere alle partite e godersi anche loro lo spirito del rugby e del terzo tempo!”.

Grazie Elisa, verremo sicuramente a vederti giocare sia nel Club che in Nazionale.

Articolo di Enrico Guidotti

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