Caffè Corretto

Avete scoperto gli Esports S01E26

C’è chi vuole giocare e chiama tutti gli amici che vogliono giocare, compresi quei presidenti che sentono le voci dei tifosi che però sono tutti con l’ossigeno e con i morti dentro casa e gli esattori fuori dall’uscio. Scopre poi che le sue elucubrazioni sono solo illusioni e allora s’avventura nello spiegarci questa nuova posizione. C’è chi fa appelli all’unità sbagliando i congiuntivi, c’è chi risorge a Pasqua ma non è che in questa occasione risorgono tutti. No, è successo solo a un tizio della Galilea una valanga di tempo fa. Quelli che possono commentare solo se mi fanno i complimenti, le teste de… e infine quelli che si stava meglio quando si stava peggio e ora decide la procura federale e sei scorretto perché la verità è scomoda.
Restiamo a casa.
Accade anche questo, mentre quella che in considerazione della sua durata posso ora considerare davvero una quarantena, ha riportato sulla superfice della mia esistenza cosciente vecchie abitudini, alcune affatto sane.
Il cambio di fuso orario, come accadeva quando non avevo una responsabilità al mondo che non ruotasse intorno ai libri e ai videogame. Lentamente, nel corso dei giorni, il mio orologio biologico si è sintonizzato sull’EST, Eastern Stardard Time.
Quindi pranzo ad orari strani per il CET, il Central European Time, la prima serata è decisamente spostata in avanti nel tempo. Vivo il presente con cinque ore d’anticipo.
Non c’è nessuno sport.
Non è del tutto vero il campionato bielorusso è in corso, si gioca alla domenica in stadi semivuoti ma si gioca.
Sono ferme tutte le discipline tradizionali, qualcuna però, condotta e diretta con più lungimiranza di altre, aveva una soluzione a questa emergenza quasi a portata di mano.
Esport.
Nella contrizione mentale di molti, risulta incomprensibile come un videogame possa essere uno sport, riescono per un sorprendente miracolo neurologico a considerare sport un videogame che riproduce le dinamiche di uno sport tradizionale.
Skysport scopre F12019 che però i piloti veri, quelli che a casa giocavano ai videogame anche prima, non apprezzano come piattaforma e chiedono a gran voce, insomma con quella di Vettel di usare iRacing.
L’americana NBC manda in prima serata il suo IndyCar iRacing Challenge: Michigan International Speedway. Dimostrando di conoscere come si produce un evento di esport, telecamere nelle case dei piloti, audio della chat di gioco e commento da studio leggero e competente, cioè offerto da un paio di giornalisti che hanno giocato almeno una volta in vita loro.

Il calcio, cosa fa lo sport più diffuso del pianeta terra?
Niente. Diviso tra problemi di diritti d’immagine frammentati che nemmeno uno specchio rotto e sette anni di disgrazia. Non riesce a rispondere in maniera convincente a questa nuova sfida. Quando lo fa, ottiene una reazione scomposta, insufficiente e soprattutto poco divertente.
I motorsport sono un veicolo pubblicitario per gli esport eccezionale.
Quando siete alla guida di una macchina da corsa virtuale avete tutto per sentirvi un vero pilota. Sterzo, postazione di guida con sedile anatomico, visione occupata per 270 gradi. Marco Parolo, il centrocampista della Lazio è un appassionato di motori nella realtà e un pilota virtuale appena decente. Perché non gioca a FIFA o a PES?

Guarda il video live di iamcharlesleclerc16 su www.twitch.tv

Perché a FIFA si gioca con le mani e non con i piedi, come nella realtà. C’è quel distacco che impedisce, numeri alla mano, un successo simile. Quali numeri, eccone qualcuno: c’erano 46mila persone su Twitch a guardare Charles Lecler incassare malissimo il sorpasso del più giovane fratello Arthur e lo sfottò dei compagni nella chat audio. Altri 30 mila a guardare Lando Norris chiamare gente della McLaren per farsi dare indicazioni sulla sua macchina.
C’è la curiosità da parte dello spettatore di scoprire davvero chi è il pilota migliore, perché le vetture sono tutte uguali e allora conta solo, la capacità di guida.

Ci sono le regate virtuali, le corse dei cavalli virtuali, gli incontri di UFC, quelli di WWE, la Major League di Baseball si gioca su console quest’anno, tentando di riprodurre almeno statisticamente una stagione reale.

Di calcio, poco o nulla, se escludiamo il tentativo italiano di Bwin di far partire una Serie B virtual usando PES, hanno i diritti possono tentare ma resta il problema di cui vi abbiamo parlato: un giocatore abile con il joypad può far vincere al Frosinone (culone) la Champions League.
Gli esport di squadra, che sia calcio, football americano, nba, sono destinati intrinsecamente a fallire poiché l’abilità con il controller crea un gap insormontabile tra i giocatori che si aggiunge, sommandosi, a quello dei valori dei giocatori riprodotti digitalmente. Per gli esport di squadra esistono solo due alternative possibili, la simulazione delle partite, togliendo quindi il joypad dalle mani dei giocatori oppure percorre la strada della NBA.

La National Basketball Association ha scelto infatti, di creare un torneo con videogiocatori inclusi in franchigie composte da giocatori digitali che hanno tutti, ripeto tutti, le medesime caratteristiche in funzione del loro ruolo in campo.
Si predilige così l’abilità del videogiocatore azzerando l’abilità della controparte virtuale. Si ottiene uno distacco sentimentale con il tifoso casuale che non può vedere Lebron James giocare ma incrementa il valore sportivo dell’evento.
Mentre scrivo, impazza il primo mercato “free agency” della AGS Volta League, manca credo un solo allenatore per la Serie B e sto programmando un campionato di football americano con squadre ricreate sulla console, cerco allenatori anche li, così per farvelo sapere.

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