Serie A

Metti un pomeriggio tra Cagliari e Pescara. La non intervista a Marika Mascia

mascia

Parlare di futsal giocato, campionato, classifiche e prospettive sportive future, in questo particolare momento in cui l’incertezza è l’unica certezza che abbiamo, risulterebbe uno sforzo cognitivo fine a se stesso, un ragionamento sterile e poco realistico. Sospesi nel limbo dell’attesa, ciò che possiamo fare per continuare a guardare con speranza al futuro che verrà è raccontarci storie, sogni e aneddoti, insomma trascorrere assieme un pomeriggio, tra un caffè virtuale ed una fetta di torta condivisa.
E’ così che abbiamo trascorso le ore di un pomeriggio uggioso a Pescara, di sole a Cagliari, in compagnia di Marika Mascia, estremo difensore del Futsal Femminile Cagliari.
Se c’è una cosa che ho imparato conoscendo Marika è che, oltre ad essere uno dei portieri più forti e preparati nel panorama del calcio a 5 europeo, è anche una delle giocatrici meno inclini alle interviste che conosca.
Le odio moltissimo!“, ammette con candore la numero uno rossoblu spiegandoci perché: “Le odio a volte perché reputo alcune domande frivole e scontate, altre perché, magari, la mia sincerità potrebbe portare a generali incomprensioni. Già non ho una reputazione da “simpaticona!””.
Sfortunatamente per lei, fortunatamente per noi, in virtù del suo ruolo, non può prescindere dal ricevere domande alle quali rispondere, con cadenza pressoché settimanale.
Nel salotto di bit e pixel nel quale sediamo mi viene spontanea la più classica e ricorrente delle domande riservate alle calcettiste in questo periodo: “fino a questo momento ho intervistato solo giocatrici di movimento, tu come riesci ad allenarti?” Il terreno è conosciuto e l’argomento familiare, la risposta non si fa attendere: “Ovviamente non posso giudicare le difficoltà dei giocatori di movimento nell’allenarsi a casa ma, per un portiere, risulta molto difficile, solitamente le esercitazioni prevedono sempre un lavoro finalizzato al gesto tecnico della parata. In più,vivendo da sola non ho nemmeno la collaborazione di un “partner”. Però cerco comunque di mantenermi in forma seguendo il programma stabilito dalla mia società, che varia da settimana a settimana.” Ammiro il lavoro di trincea che stanno svolgendo società e giocatrici, costretti ad organizzare fino anche ad inventare un programma di allenamento funzionale al corretto mantenimento della condizione atletica nonostante il traballante orizzonte sportivo che si prospetta davanti agli occhi.

Mascia

Ma c’è vita oltre coronavirus, un intero universo di futuri possibili dentro e fuori dal campo. Se è vero che spetta noi immaginare il futuro che vogliamo chiedo a Marika dove si vede una volta lontana dai campi, sottolineando la pertinenza temporale della domanda. Ironica e pungente, Mascia ha idee abbastanza chiare su cosa fare una volta appesi gli scarpini al chiodo: “La domanda è pertinente vista l’età più che il periodo – scherza – Sono appassionata di cucina, solitamente mi diletto a invitare le amiche per provare nuove ricette. In futuro piacerebbe aprirmi un locale tutto mio: buona cucina, si spera e buon vino“.
A giudicare dalla cheesecacke che mi mostra, tendo a crederle sulla parola. Marika, prenoto un tavolo nel tuo locale già da ora.

Mascia

Abbiamo parlato delle difficoltà dell’allenamento casalingo e dei desideri e dei sogni per il futuro. Provo ad immaginare come Marika trascorra il qui e l’oggi di giorni isolani e isolati: serie tv? Film? Libri? “In primis ti dico,che non mi piacciono le serie tv: le cose che hanno un inizio devono, per me, avere anche una fine! Guardo film, quello si, scegliendoli istintivamente. Per il resto, oltre ad allenarmi e cucinare, pulisco sul pulito!
Avevo un pavimento color panna che è diventato bianco, e le fughe son fuggite“.
Nel silenzio e con la malinconia che a volte mi invade in questi giorni, la freschezza di Marika mi rallegra e mi fa pensare ai bei momenti che questa sfortunata stagione ci ha comunque regalato. Sono sicura che ognuna di noi ne abbia da raccontare. Per addolcire ulteriormente il pomeriggio le chiedo di raccontarmene qualcuno: “Ci sono tanti bei momenti che ricordo con piacere. Però, se devo proprio citarne qualcuno, ti dico che mi rallegra ripensare alle nostre sfide di “football total”, seguite dai pianti e dalle lamentele di Cortes e Penalver. In più, devo ancora riscuotere diverse bottiglie di vino vinte a Cuccu nelle nostre innumerevoli sfide personali.”
Uno spaccato di vita di squadra che, presi dai numeri, risultati, classifiche non chiediamo mai il permesso di vedere. Ma il futsal ci manca, manca a tutti. La competizione, l’adrenalina della partita, la voglia di giocare, vittorie e trofei ai quali ambire: “Ovviamente c’è una grandissima voglia di ritornare in campo. Mi manca un po’ tutto! Soprattutto a livello personale, mi manca condividere spazi ed emozioni con le mie compagne di squadra, ridere, soffrire, sudare insieme perseguendo un obiettivo comune.” Come non darle torto.

Mascia

Dovremo aspettare ancora prima di poter tornare a gioire e, si, anche soffrire, inseguendo il rimbalzo controllato del cuore sul parquet. Per ora continuiamo a raccontarci storie, aneddoti, a sostenerci attraverso ciò che la tecnologia ci mette a disposizione e a riflettere per non fare in modo che questo tempo vada perduto, sprecato.
Prima di congedarmi però, voglio chiedere a Mascia, che di interviste ne ha fatte tante nel corso della sua carriera, se c’è una domanda che avrebbe voluto qualcuno le facesse in un’intervista, una curiosità da giornalista dalla quale prendere spunto per la nostra prossima chiacchierata: “Non c’è una domanda in quanto, come ti ho già detto, non vorrei mai essere intervistata. Anche se ringrazio e stimo chi giornalmente da voce a noi giocatrici, spesso dimenticate e poco considerate dagli organi di stampa che contano!“.
Marika, io non so cosa ne sarà di questa stagione, ma una cosa è certa: questa non sarà la tua ultima intervista dell’anno.

 

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