Caffè Corretto

Caffè Corretto S01E21

Sono al nuovo solito bar, quello che ha la connessione gratuita a fibra ottica che tanto nessuno usa davvero se non per fare foto al cibo.
C’è il tempo dell’influenza e di quelli che vorrebbero avere influenza, di quelli che gioco a porte chiuse e chi invece frequenta una casa chiusa ma solo per scherzo, per burla, burlesque.
Tempo per riflettere, per scoprire che in fondo l’erba del vicino non è davvero più verde e che c’è ancora nascosto nell’angolo a sbirciare quel padre-padrone-allenatore che pensa prima al suo orticello, perché vincere la medaglietta è l’unica cosa che riesce a comprendere.
Le federazioni sportive italiane entrano nell’anno elettorale, tutte.
Ovunque utili idioti, vai a capire se sono davvero utili, invadono lo spazio digitale con il loro social pensiero, rivendicano una rilevanza che non hanno e dall’alto di una intelligenza che sugge loro come un biglietto vincente della lotteria, fanno rumore, quello di un peto.
Arriva la festa della donna, di qualsiasi orientamento religioso, sessuale e perfino sportivo sia. Mi affligge il pensiero che sia necessario un giorno preciso per festeggiarle, vero che io festeggio in un giorno particolare il Natale anche se alla fine per il sottoscritto il Natale dura un mese. Si, anche quest’anno che non è stato certo il più memorabile di sempre. Le donne di sport sono per me come il Natale, quello però in cui faccio una precisa e dettagliata lettera di Natale che poi loro ignorano.
Ciao mimose, rose e per fortuna ho il pollice verde e ho fatto crescere il timo su Marte, quasi letteralmente.
Partite a porte chiuse, le mascherine indossate dai sani e non dagli immunodepressi o dai malati, mascherine che si credono maschere antigas e quindi ciao filtro al carbone attivo, spostati che l’amuchina è la nuova panacea di tutti i mali.

Ci sono quelli che le mani le hanno sempre lavate, ci sono i Ponzio Pilato, quelli che vogliono giocare se gli conviene e quelli che non vogliono giocare perché squalifiche pianificate e infortuni non vanno via come l’influenza di stagione.
La Serie A2 a porte socchiuse, con 35 presenti che se trovi una squadra che si porta giusto due dirigenti finisce che bisogna tener fuori dall’impianto anche il custode.
C’è chi viene chiamato in procura per rispondere di un nomignolo e chi non si degna di darci conto di una telefonata “carina carina e anche intelligente”, c’è chi pensa al tubo catodico e la chiama visibilità, chi è fermo ancora agli sport in chiaro e non s’accorge che c’è un prodotto anche negli eventi di pay per view del WWE, questi ultimi probabilmente sono inutili idioti.
C’è quel feed social che mi fa scoprire che esistono squadre inesistenti, solidali che nemmeno Gino Strada in Afghanistan e invece personalmente questi soggetti che esprimono “solidarietà” mi fanno pensare agli amici di Harvey Winstein, altro che “me too”, nel futsal italico molte volte ho l’impressione che sia più adatto un “you too”.
C’è gente che chiede consiglio, gente che chiede un consiglio, quelli che invece chiedono qualcosa e quelli che non chiedono ma ricevono. Quelli che scrivono per assicurarsi un posto a tavola, un posto sicuro, prima che qualcuno sparecchi oppure faccia ribaltare il tavolo. Non c’è niente di male nell’emulare Goebbles, basta non dimenticare la fine che ha fatto.
Il futsal giocato latita, almeno regge quello digitale e dovremmo ampliarlo e almeno in quel caso il commissioner si prende tutte le responsabilità e ci mette il faccione, senza barba però.
Quest’anno niente Spagna per il torneo femminile internazionale a inviti, volevo scrivere “chempionz”, “verguenza” e “razzismo di opportunità” e l’ho fatto. Si gioca a Pasqua, in un posto della penisola iberica che è lontano, anche prima d’arrivare e dopo che si è arrivati. Prima manifestazione del genere bucata da AGS, se avessimo avuto anche solo 1000 di quelle cinquantamila ragioni per parlare di calcio a 5 forse avremmo saltato l’appuntamento classico con la pasquetta “terrona” per essere lì, forse.
Le mimose sono in anticipo e in ritardo, allo stesso tempo, come queste meravigliose e incasinatissime donne di sport.
Le loro borse piene di storie a tracolla, il loro viso scavato da storie e pensieri e occhi bellissimi anche se le sopracciglia assomigliano a degli zerbini.
Chiedo di frugare nelle loro borse di vita, per trovare una storia che non inizi con la voce di un uomo.

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