Caffè Corretto

Caffè Corretto S01E19

caffè corretto

“Run to the rescue with love and peace with follow”

Quasi mattino qui sulla spiaggia sabbiosa dell’Adriatico e tarda notte nella Città degli Angeli.
Ho portato con me gli sbadigli dal pomeriggio, nella sera e fino a notte fonda.
Il foglio con gli appunti, pieni di parole che non posso scrivere e forse sono le più belle.
Ciao sorella di Marco con un tatuaggio di girasole riuscito non benissimo.
Prendo il solito.

Chi è seduto davanti a me mi porge il giornale locale.
“Guarda il Centro, ho letto l’articolo di Silvia…”
“Una questione di denaro, resta semplicemente una questione di pecunia…”
Pecunia not olet sosteneva Vespasiano.

L’illusione del cambiamento, di un moto in avanti che è impercettibilmente lento come la luce di una stella lontana che muore.
Siamo vittima dei nostri silenzi e di quelli che restano intorno a noi in silenzio.
Di un equilibrio fittizio, di convenienza, di parole non dette che aleggiano pesanti nell’aria.
Di luoghi comuni e di bugie.
Di donne anche intelligenti, di donne che hanno paura, di ricatti e ritorsioni.
Lo sappiamo, lo so.

caffè

5 – 0

8 – 2

3 – 1

7 – 1

2 – 2

1 – 9
Ci sono due campionati in uno ma facciamo finta di nulla, come quando una nazionale non si qualifica per il mondiale.
Silenzio, fino al prossimo ciclo di notizie.
Quando parliamo,  lo facciamo a noi stessi, come sto facendo io ora, ma nemmeno in quel momento siamo disposti ad ascoltarci.
Siamo davvero capaci di parlare all’esterno del ristretto cerchio dei parenti dei giocatori?
Davvero comunichiamo l’immagine di uno sport in salute, in espansione?
Con gli spalti semivuoti, con i palazzetti angusti e con i giocatori diversamente in forma?
Eurosport scommette sulle freccette e sulla gara di forme di formaggio che rotolano in discesa, non sarebbe il caso di chiedersi il perché?
Facciamoci una domanda, per sbaglio anche.
La verità è una merce pericolosa, ti parla sbattendoti in faccia i fatti e dobbiamo essere disposti ad accettare di non aver sempre fatto la scelta migliore.
Come quelli che si fanno i selfie negli spogliatoi, sempre uguali e sempre dall’alto verso il basso, perché lo fanno tutti. Lo fanno tutti, ma tutti chi?
Una foto dall’alto vi fa sembrare piccoli, festeggiate così una vittoria?
Forse, così come suggerimento non richiesto, non è meglio fare una foto dal basso verso l’alto? Provateci vi farà sembrare grandi, eroici e non sarete nemmeno piegati a novanta gradi per entrare nello scatto, fattore che personalmente non scarterei a priori.

Un palazzetto quasi pieno, invece è quasi vuoto e tutti in silenzio perché quella piccola bugia fa comodo a tutti, come la foto di una coppa gelato su un volantino copiato male.
L’importante e che se ne parli, presidenti sugli spalti, in panchina e presidenti invisibili.
Forse trent’anni fa con tre canali, la televisione con il tubo catodico e i giornali della sera.
Senza qualità, senza idee “diversamente polarizzanti” le parole restano sommerse, le immagini si perdono.
Facebook genera 100 milioni di ore di video ogni giorno, i vostri, i nostri 3 minuti di highlight difficilmente bucheranno la cerchia dei soliti utenti.

caffè

Non è responsabilità solo di chi come noi racconta questo sport, o qualsiasi sport, sono correi, corresponsabili coloro che dovrebbero essere i protagonisti di questo sport e invece si nascondono dietro al confortevole sbarramento di luoghi comuni.
“Dobbiamo curare i dettagli”, “i dettagli fanno la differenza”, gli avversari sono tutti temibili anche se la domenica dopo prendono 10 gol da voi, dovete fare un passo alla volta, in allenamento lavorate sempre tutti bene, le nuove compagne vi daranno una mano.
Queste banalità sono il gas che soffoca lo sport minore, qualsiasi sport minore.
Sono il fuoco, come quello del cerchio delle hot wheels che brucia ogni prospettiva di crescita.
Gli uffici stampa non fanno informazione, sono comunicazione aziendale.
Volete metterci il faccione, ma la “faccia” di questo sport sono i suoi protagonisti quelli che spero un giorno intervistati non mi dicano ancora: “per noi sono tutte finali”.
Avete paura di farlo?
Solo gli sciocchi non ne hanno.
Questo è il vostro sport, avete il dovere di aiutarlo a respirare con la vostra storia.

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