Non solo come atleta, passando dal Pelletterie al Real Grisignano. Anche in qualità di mister, Alejandra Argento ha deciso di mettersi di nuovo alla prova dando ufficialmente il via alla sua avventura sulla panchina di una squadra speciale: il Vicenza Calcio Amputati del presidente Massimiliano Padoan e del vice presidente Anna Milano. Siamo sotto l’egida della FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici Sperimentali, ma dal prossimo anno potrebbero esserci cambiamenti a livello federale), in una nicchia a molti sconosciuta, di una variante dello sport più amato al mondo: il calcio. Dovrebbe essere a 7, ma – in mancanza di persone – si gioca a 5, disciplina nella quale Alejandra ha conseguito l’abilitazione come allenatrice di Primo Livello a Coverciano, approfondita poi con la partecipazione al corso universitario specifico nell’allenamento di futsal all’Alto Rendimento in Spagna. Ed è proprio in questa nicchia, che mister Argento ha toccato con mano il coraggio di chi riesce ad andare oltre i propri limiti, con ironia e perseveranza, lottando ogni giorno per far sì che l’altro si chieda: e questi giocatori cosa avrebbero meno degli altri?
“Quando ho saputo della possibilità di poter allenare il Vicenza, mi sono informata sul gruppo tramite internet e poi ho voluto subito partecipare ad un raduno. Ci incontriamo ogni 15 giorni: tanti ragazzi vengono da altre regioni – Lazio e Campania, per esempio – perciò sabato facciamo doppio allenamento, pernottiamo in una struttura o siamo ospiti da qualche parte, e la domenica si torna a casa. Dal primo momento in cui li ho incontrati, ho capito che sarebbe stata una bellissima esperienza. C’è una motivazione che non ho ritrovato in nessun altro ambiente, sono riusciti ad abbattere le barriere fisiche e sono certa che potrò portarli a giocare come piace a me, in rapporto alle capacità di ognuno”.
Dal leader Gianni Sasso a Francesco “Messi” Messori, fondatore della Nazionale Italiana Amputati, passando per Lele Padoan che ha il 10 sulle spalle e veste la maglia azzurra, Alejandra si è ritrovata in un’isola felice in cui nessuno si è arreso al destino.
“Ma ci sono anche Toto Manna, Leone, Mattia, il super Carlito con l’Argentina tatuata sul braccio sinistro, Andrea e Alessandro, ultimi arrivati la stagione scorsa, poi un ragazzo dalla Turchia, nazione che in questa disciplina è la numero uno ed infine Lorenzo di Crema, un giovane calciatore che ha subito un’incidente grave che ha avuto la possibilità di confrontarsi con gli atleti del Vicenza, per unirsi a questo fantastico gruppo. La cosa che mi colpisce di più – continua Alejandra – è lo spirito con cui affrontano qualsiasi sfida, l’ironia è la loro arma in più. L’altro giorno qualcuno non è riuscito a raggiungere un lancio e Sasso l’ha tranquillizzato dicendogli di stare tranquillo, che se avesse avuto due gambe ce l’avrebbe fatta… A volte ci lamentiamo di nulla, l’ho fatto anche io: qui, invece, riscopro la felicità per le piccole cose. Entri in una realtà in cui, seppur con un arto in meno, tutto diventa possibile: molti di loro hanno già disputato Mondiali e ora Sasso (che nella maratona detiene il record del mondo di categoria stabilito ad Amsterdam, n.d.c.), si sta preparando per New York 2020”.

E in mezzo a tanti campioni, di sport e di vita, Argento si sta ritagliando il suo spazio.
“Mi seguono e, raduno dopo raduno, guadagno un po’ della loro fiducia. Quando parli di calcio con un uomo, devi convincerlo che tu ne sappia davvero ed io penso di esserci riuscita perché i feedback sono stati positivi. Come è stato per me nei loro confronti, anche loro sono rimasti sorpresi della mia determinazione, ma quando ho detto sì a questo progetto, l’ho fatto scegliendo di portare qui tutta la mia passione e tutta la mia esperienza”.
Il campionato, che l’anno scorso è sfuggito per un gol su rigore dopo una gara dominata per tutto il tempo, partirà il 21-22 marzo a Genova e il Vicenza ha tutte le carte in regola per una stagione di alto profilo.
“Sapevo che avrei avuto a che fare con una squadra abile nel dominio della palla, ma non avrei immaginato fino a questo punto. È un gioco meno intenso, ma non ci sono limiti: fanno tutto ciò che gli chiedo, con totale padronanza del proprio corpo. Nel momento in cui pensi che si sarà una palla persa, ecco che buttano avanti le stampelle, girano il piede con una rapidità impressionante e calciano. Collo del piede, poi interno ed esterno da un momento all’atro: tanti normodotati hanno molte più difficoltà nel controllo e contro di loro vengono fuori amichevoli di grande agonismo, che spesso finiscono con la vittoria del Vicenza”. E le regole?
“Non ci sono falli cumulativi e il portiere, l’unico con due arti inferiori e un solo arto superiore. Non può uscire dall’aera: se lo fa volontariamente per fermare un’azione prende il rosso diretto, se l’uscita è involontaria incassa il giallo ed è punizione per la squadra avversaria, ma il passaggio all’indietro con lui è concesso tutte le volte che si vuole. C’è un time out per tempo e la larghezza del campo è più simile a quella del calcio a 7. Ora dobbiamo solo allenarci duramente e poi dare il massimo, cosa che questi ragazzi sono già abituati a fare. Da spettatori o da tesserati, ne vale sempre la pena: se non conoscete la disciplina, avete voglia di venire a fare il tifo per noi o conoscete qualcuno che voglia provare – di qualsiasi età e di qualsiasi sesso – le porte della nostra società sono aperte”.
E mentre la carriera da mister si arricchisce, quella da giocatrice sta vivendo momenti altrettanto belli: secondo posto nella Copa América di dicembre e qualificazione alla Final Four della prima Coppa della Divisione con il Real Grisignano.
“Credo che sia evidente il cambio di atteggiamento che c’è stato a cavallo del nuovo anno: non badiamo troppo al dettaglio, ma sudiamo tanto sul campo e scendiamo in campo con tanta convinzione in più. La qualificazione è stata un premio per tutto questo: giocheremo contro grandi squadre, attrezzate per arrivare fino in fondo nei playoff, ma noi cercheremo di realizzare qualcosa di bello preparandoci a puntino e senza improvvisare nulla”.
Infine, un passo indietro alla competizione disputata in Paraguay.
“Dopo la vittoria del Mondiale da parte della maschile, il futsal in Argentina sta vivendo un periodo di grande fermento e anche la femminile ne sta beneficiando: ci stanno dando spazio, risorse ed attenzione. Nicolás Noriega ha scelto una Nazionale giovane e ha dato la possibilità di giocare professionalmente a tante atlete che non hanno la possibilità di uscire fuori dai confini nazionali. La finale? Lù davanti come avversaria, tanta emozione e ancora più voglia di vincere: alla fine non abbiamo alzato la coppa, ma abbiamo sicuramente il gap col Brasile. In questo momento siamo un po’ come l’Italia: c’è qualità, ma ci manca esperienza. Col passare del tempo, il futuro ci sorriderà ancora di più”.





