Serie A

Pato, Dos Santos & Co.: una storia sotto l’albero

Titolo d’inverno, piccole grandi donne e amicizie così forti che neanche la Russia riesce a dividere. C’è tutto questo, oggi, nel microcosmo del PalaBadiali, vestito per le grandi occasioni: in questo caso si tratta del big match tra Falconara e Statte, ma – andando a memoria – qui è sempre così. Che si vinca (sempre più spesso) o che si perda (solo una volta in casa, in tutto il girone di andata), la prima fila – quella riservata ai dirigenti – è in festa dal riscaldamento, perché al “palas” si va come luogo di ritrovo tra buoni amici che, in più, hanno anche la fortuna di essersi innamorati di una squadra ormai coinvolta in ogni trama del tessuto della città. Dalla donazione solidale per il Bignamini,  alla Maratona di lettura contro la violenza sulle donne, alla tappa fissa all’unico bar ancora esclusivamente falconarese, proprio di fronte alla stazione della città. Non importa quanto tempo resti, se un anno da giocatrice o se una cena soltanto: Falconara ti accoglie e non ti dimentica.

“Once citizens, always citizens”, dice il presidente Bramucci, mentre l’avvocato Mondini premia l’ex Dalla Villa. La gara si apre così ed è subito spettacolo, parola quasi scontata se in campo c’è Pato con la sua maglia numero 99 che indossa anche Renatinha, ma con colori diversi. Brasile, Russia, Portogallo e Italia. C’è l’esperienza di 4 Nazioni nelle sue 15 marcature in 13 giornate, ma l’ovazione sale forte anche ad ogni recupero di Sofia Luciani, che al di là di quelle 4 mura non ha mai voluto guardare. Casa è lì e in nessun altro posto, e lei la difende come se le sue energie non avessero fondo. Ma è anche la domenica di due giovanissime che si prendono responsabilità da grandi: Erika Ferrara è sul dischetto già da un minuto quando l’arbitro decide che può calciare. Ha avuto il tempo di tirare in testa quel rigore chissà quante volte, di piazzarlo dove neanche spider-Margarito potrebbe arrivare, ma nel frattempo si è caricata di così tanta ansia che l’unico risultato possibile è una fucilata fuori bersaglio. A fine serata la prendiamo in giro mimando con le mani traiettorie verso l’infinito e oltre, ma lei sa che le vogliamo bene: a soli 19 anni è la rigorista scelta, e a questa frase c’è ben poco da aggiungere.

ferrara

E poi Matilde Russo, anni 22, 8 dei quali trascorsi in rossoblu: mister Marzella la lancia nella mischia nella ripresa e sul risultato di 1-0, un minuto dopo ha messo dentro la palla del pari che assegnerebbe alle sue un virtuale titolo di campionesse d’inverno che alla fine arriva davvero, dopo un’altra prodezza e un’autorete.
Ma questa è soprattutto la domenica di Pato, Dos Santos e della loro amicizia iniziata da bambine, naturalmente sui campi. In 16 hanno avuto la capacità di coltivare un rapporto unico, fatto anche di distacchi che hanno reso ogni nuovo abbraccio più emozionante del precedente. Mi accorgo di quanto il rapporto sia bello dal fatto che scelgono di raccontarmene solo i lati peggiori, senza dover ostentare nulla, perché della loro complicità – ora che non c’è di mezzo un pallone – si accorgerebbe anche un cieco. Il loro racconto parte da qui: sono in Brasile ad una festa, quando Pato riceve una chiamata per la Russia e,senza pensarci su due volte, dice sì.
“4 giorni dopo è partita, – mi racconta Jessica, ancora incredula – noi avevamo una finale ed io ero arrabbiata con lei e piangevo per il dispiacere allo stesso tempo”. Chi l’avrebbe mai detto che quelle due giocatrici che se le sono date di santa ragione fino a qualche minuto fa, siano in realtà una cosa sola?

“Le ho dato solo un colpetto”, minimizza il pivot del Falconara. “Mai come quella volta mi sono ritrovata il suo piede sul petto – ride Dos Santos. –  Se va bene il pareggio?  Era la mia quinta partita, al ritorno vedrà… In campo non ci risparmiamo, ma per me è come una sorella”.
Finisce così, con una sfida ripartita a campionato fermo e parole che ci fanno camminare a tre metri da terra, più o meno l’altezza del rigore di Ferrara. Ok, ok. Era l’ultima. Scusa Erika. 🙂
Salutiamo Falconara e la principessa Sofia Vieira che oggi porterà un beijinho a Maè Rosa, valido per Natale e per le sue mille battaglie. Sotto l’albero abbiamo trovato una partita bellissima e un terzo tempo che avrebbe dovuto avere anche lui i minuti effettivi, invece è volato via. Visto, Mauro e Fede? C’è sempre un buon motivo per restare un Grinch.

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