Serie A

Cupido, danza classica e abbracci che sanno attendere

Stagione finita. Quante volte ci siamo chiesti “quanto manca?”, ma poi sapevamo che le conseguenze sarebbero state queste: sconforto, vuoto, nostalgia. Ci sono i Mondiali di calcio femminile, domani parte la Coppa in Spagna, niente – però – è come la Serie A. Ce lo diciamo come se parlassimo di un figlio (in fondo ci sono voluti 9 mesi per dare alla luce lo Scudetto) mentre smontiamo per l’ultima volta tutta l’attrezzatura dal PalaSantaFilomena. Riflettori spenti, parquet buio. È la prima volta che lo vedo così, ma fino ad un attimo prima c’è stato il delirio. Due pullman di persone hanno celebrato le nuove campionesse della Salinis, le ragazze hanno cantato a squarciagola e la presidentessa Distaso ha indossato la bandiera a mo’ di pareo, prima di andarsene meritatamente in vacanza con un messaggio che va ribadito: innamoratevi del futsal! E ieri Cupido avrà colpito migliaia di volte, oltre ad aver steso definitivamente noi.

Come non innamorarsi di Ludovica Coppari? 20 anni e tre scudetti. Le movenze di una ballerina e la grinta di una leonessa, anche se poi davanti alle telecamera vorrebbe scomparire e alla fine sparisce davvero tra le braccia del fratello che la stringe orgoglioso, sotto gli occhi di mamma e papà.

Come non innamorarsi di Taty? È tornata qui dopo la brutta parentesi di Pescara che le aveva fatto perdere il sorriso e il rigore sbagliato in una finale di non so quale campionato sudamericano, ma fin dal primo momento ha messo il turbo alla sua squadra: dal quinto posto al primo, un play off mostruoso e due finali, una più bella dell’altra. Questo Scudetto le permette di far pace con tutto: con chi non l’ha trattata bene e con quel maledetto rigore. Ora però rischia di litigare con me, se non si ricorda di regalarmi la maglia. Andrebbe bene anche quella del pigiama.

Come non innamorarsi di PrestoPamela non soffre certo di vertigini. Sul tetto d’Italia con la Pro Reggina, con la Lazio, con la Ternana e ora anche con la Salinis. Da quando ha iniziato a giocare a calcio a 5, la sua è una storia di “grandi successi” come lo slogan di una nota radio. Entra col contagocce, ma è decisiva: non ha i piedi di Blanco, eppure la mette dentro da distanza siderale e raggiunge “miss Scudetto” a quota 4. Monumento del futsal, così come Valentina Siclari che in quanto a piedi non ha nulla da invidiare a nessuno. Vorrei un loro poster in camera, ma mi accontento di un calendario datato 2011/2012 (posso sbarazzarmene se volete, ma vi costerà caro).

Fin troppo facile innamorarsi di Bellarte che a sua volta è innamorato di Nanà e promette in diretta video su Any Given Sunday che la sposerà. La ciliegina sulla torta nuziale di una  stagione fantastica, la prima nel mondo rosa (anche se il filosofo non ama le distinzioni di genere, perché il futsal è di tutti i suoi interpreti). Comunque, lui arriva in questo mondo di nicchia incurante delle critiche e in 5 mesi lo sconvolge: i suoi time out sono Bignami di tattica, i suoi allenamenti lezioni di vita. E, come suo solito, fa centro al primo colpo. Veni, vidi, vici. Trionfo in due semplici mosse: professionalità e passione. Se riguardo ai suoi viaggi desidera sempre che si concludano “come gli atterraggi della Ryanair, con l’applauso finale”, chissà che questo fin lassù con la Salinis non gli abbia fatto venire voglia di restare in cabina di pilotaggio. Nel dubbio, un altro applauso per Max e per le sue ragazze.

Ma a farci battere il cuore sono stati anche i vinti, una parola bruttissima, ma sconfitti lo sarebbe ancora di più. E riecco la mia difficoltà a guardare dall’altra parte dove il Montesilvano piange, a ficcare il naso nei sogni sfumati, negli sforzi vanificati. Magari a volte servirebbe una pacca sulla spalla, invece, se vedo qualcuno con la testa china tra le braccia faccio il giro largo e in punta di piedi mi allontano. Ci vuole coraggio nel dolore. Non vorrei nessuno intorno io, dopo aver perso uno scudetto in casa. Ma ne starei chiusa nella rabbia che precede il processo di elaborazione e che ti martella il cervello con i suoi “se” che adesso, in ogni caso, non potrebbero cambiare il corso degli eventi. Se quella palla fosse entrata un attimo prima? Se quel tiro non fosse stato così angolato? Se avessi avuto più forza? Se avessi giocato meglio?  L’unica cura è il tempo. E poi magari ritrovarsi nelle parole di chi ti è stato vicino  e riconosce che ce l’hai messa tutta. Ieri non è bastato, ma domani è già qui e domani ti impone di ripartire, probabilmente senza Marzuoli. Cosa ci aspetta nessuno può saperlo. Sarà bello scoprirlo un po’ alla volta, domenica dopo domenica. Il giorno in cui tutti generalmente  si riposano e noi consumiamo vista e polpastrelli raccontando storie a rimbalzo controllato. “Il prossimo anno danza classica”, anche questo ci diciamo alla fine di ogni stagione, per poi ritrovarci tutti e tre nella Panda, emozionati come bambini per la prima trasferta di campionato a settembre. Ci sono abbracci che sanno aspettare un’estate intera.

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