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Assist di Alessia

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Si gioca in quell’orario che è un po’ dopo l’ora del the ma decisamente prima dell’aperitivo, insomma a quell’ora in cui non importa a nessuno cosa succede tranne a noi e al momento vi deve bastare. Provo a raccontare perché dovrebbe importare anche a voi. Non perché c’è la televisione o il VAR che lo spettacolo diventa importante o gli arbitri improvvisamente bravi. A dirla tutta poi dalle nostre parti “la var” si mette dietro la porta, così per rendervi edotti sull’idioma locale pescarese.
Tutto diventa importante, quando il cuore vi batte un poco più forte e non volete ammetterlo, quando lo stomaco diventa come un pugno chiuso e si mangia per abitudine più che per necessità, ecco allora vi importa. Quando decidete scientemente che Ruvo di Puglia esiste e non è nemmeno un posto lontanissimo da raggiungere. Anche in un pigro pomeriggio di una pigra estate, esplosa all’improvviso come la batteria della macchina quando sente il peso degli anni e dei chilometri.

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Non c’è nemmeno un posto dove fare “filone” forse perché il Libano è il paese dei cedri e qui non ne vedo tanti e poi siamo già in ritardo sulla nostra tabella di marcia.
Arriviamo dopo aver ricaricato le bombole, quelle del gas metano. Gabriel ci saluta rumorosamente da lontano,  scopriamo che non c’è un bar, fa un caldo assurdo e una birra gelata ci starebbe davvero bene.

Lasciamo Ginger in piccionaia e scendiamo sul campo.
Grazie ragazzi in curva, un palazzetto con il suono è meglio di uno con il tasto muto premuto. Voi meglio con la maglia anche se poi senza mi ricordate i tifosi dell’Anversa in un caldo derby di metà Ottobre con meno dieci sugli spalti ma più cinquanta gradi nel cuore.

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“Non è semplicissimo andare a coordinarsi in queste situazioni, soprattutto per una donna” perché tu sei stato ovviamente una donna, esperta di motoria sportiva.
Sai cosa c’è menestrello mancato? Che ho controllato su PUBMED, però visto che non sono un medico ho chiesto a chi ha preso la laurea, poi ho chiesto un secondo parere e mi sono fatto spiegare i lavori di ricerca.
L’unica differenza tra uno sportivo uomo e uno sportivo donna è la pressione sociale che quelli come te mettono sulle donne, quando le considerano inferiori.
I maschi hanno più testosterone e quindi fisiologicamente, a parità di allenamento, mettono su massa. La cosa si inverte per le donne con estrogeni in dominanza, che mettono su più massa muscolare e sono più forti dei maschi, nelle gambe.
Non posso prendermela con te che non sai nulla e quindi come fai a sapere di non sapere? È responsabilità di chi invece ti ha messo lì scongelandoti dall’universo social con il caps-lock bloccato.

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Oggi Luke Frog mi perdonerà se gli preferisco John Frog, impegnato nei tornei estivi. Mi perdonerà anche quando utilizzo dei riferimenti sportivi pescando nell’universo “pop” del calcio, quello con un sacco di soldi e un sacco di fenomeni.
Sono sicuro che Luke conosce qualche oscuro giocatore uzbeko che in una finale scudetto ha fatto il numero della “foca morta” come Alessia.
Il numero consiste nel prendere fortissimo la palla in faccia, resistere al colpo con una espressione mista tra dolore e inconsapevolezza. Far sembrare il gesto voluto e poi trascinarsi il pallone avanti, vincere due contrasti tipo pilone di cemento versus carta velina e poi mettere in mezzo un assist con i giri contati e Bruna deve solo spingere in rete. In nessuna parte di questo gesto è stato maltrattato un animale e nemmeno Marco Nappi che per primo ha reso celebre il numero della “Foca Monaca” da cui questo trae chiaramente ispirazione.

Questa partita potrebbe essere rappresentata anche dal duello tra il Pianista e il Filosofo, la giacca del primo mi impedisce però di concentrarmi sul secondo e quindi desisto. I due allenatori hanno allenato anche squadre maschili in Serie A, ma lo so che voi che fate i fighi lo considerate un campionato minore.
Il secondo ha una cravatta parimenti improbabile, poi a fine partita diventa il primo, deve resistere alla trappola letale del fossato metallico posizionato a bordocampo. Mancavano l’acqua e i coccodrilli e poi si poteva anche gridare: “sulle mura mie prodi, sulle mura”.
C’è la sediolina di Massimiliano, qui si usano i nomi e lascio spazio ai cognomi nei tabellini e nelle interviste serie. Dicevo, quella sedia diventa quasi una spiaggina e forse è venuto il momento di brandizzare una sedia da timeout, posso suggerire anche il nome: “Max”, semplice, efficace e sembra anche il nome di una sedia dell’Ikea.

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Alla fine arriva sempre Tatiane Debiase Croceta, che se aggiungo una T al cognome diventa parente del fenomeno del football americano femminile Karen, a proposito auguri e “grazie Karen”.
Trentadue anni e corre come se ne avesse venticinque, vero che l’età delle donne non è un dato da riportare pubblicamente ma questa donna fa sembrare normali cose che non lo sono.
Come in un album immaginario, fermo nei ricordi la sua giocata e l’attacco in una pagina tutta sua, vicino riporto le parole immortali di un grande poeta del “futbol”.

Come dimenticarlo, “Míster”! Il cileno Jara si era tolto di torno due marcatori, aveva aperto sulla destra e mi aveva fatto un passaggio dietro le spalle del due del Pacífico; l’ho controllata al limite dell’area, e quando ho visto che il portiere stava uscendo ho tirato così forte e così male che la pallonata fece svenire un cane poliziotto.
Lo vedi? Invece tu eri come Scotta: ogni palla che ti passavano era goal, o stendevi un cane.  Cercavo di fare del mio meglio, è vero.

Questa è la ragazza di Orleans, non quella in Francia ma quella in Brasile, che poi alla fine anche quella carioca ha delle chiese simili e il tram quindi puoi pensare di essere in una Francia più solare, più colorata e probabilmente anche più divertente. Non so cosa si mangia nello Stato di Santa Caterina ma sfornano giocatrici che nemmeno nell’ex panificio di Stefano, quello che difende i pali dell’Acqua e Sapone.

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In panchina ci sono dei personaggi che sembrano usciti da un romanzo di Raymond Chandler, quelli capaci di pensare con la mente e con il corpo e quelli che sono l’esaltazione dell’esatto contrario. Non puoi non provare simpatia per loro.
Ci sono quelli che sono già in vacanza e quelli che ci dovrebbero restare, quelli che sono già partiti e non vedono l’ora di tornare e quelli che incontri per caso su un ponte che attraversa un fiume e non sai se arrivano o tornano e puoi solo aspettare per capire la differenza.
C’è la sirena, il fischio finale, Maite Garcia De La Montaña e anche lei corre tantissimo, cerca di spiegare agli arbitri perché farla volare in terra di solito è fallo e anche perché era rigore quello di Murilo in gara 3 della finale scudetto maschile.

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C’è chi pensa alle scelte sbagliate, a quelle da rifare e a quelle da cambiare, perché solo i pazzi pensano di fare le stesse cose e ottenere risultati diversi.
C’è Antonia, lo scoiattolo e il suo sorriso, alla fine però un viaggio in meno a Londra e una visita in più a noi.
Ci sono le bimbe che vi chiedono di fare una foto e c’è il primo capitano della nazionale, la sua è una storia di come le giocatrici dovrebbero essere e forse non tutte hanno il coraggio di essere.
Ci sono i viadotti e i camion, le strisce bianche che delimitano la strada, il viso di Ginger blu come lo schermo del suo telefono e il fatto che non è sorda, che odia ripetere le cose e il suo microfono funziona benissimo.

Pinillo ci salva la cena e ciao Eva, il tuo posto al tavolo è sempre libero.
Abbiamo i visi stanchi, gli occhi lucidi e così tanta stanchezza che dormire in realtà non è il primo pensiero.
Miao e ancora miao, perfino ai gatti siamo mancati e a me manca già l’espressione di Pamela, il sorriso di Valentina e meno il parrucchiere di Ludovica che non ho ancora ben capito perché ha sempre i capelli legati e non posso farmene una ragione.
Ho il telefono pieno di messaggi, attraverso di noi guardano voi e noi continuiamo a raccontare di voi, sempre alla ricerca delle domande senza aver già le risposte.
Dopo gara uno c’è sempre una gara due e forse anche una gara tre, è una cosa consolante a pensarci bene.
Una stagione si succede all’altra, dovrebbe consolarmi questa idea ma non accade.
Non sarete mai più belle di così, in questo susseguirsi di istantanee di presente.

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