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Quando le femmine sanno giocare…

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C’è una semifinale, oggi una squadra uscirà da questo palazzetto per andare in finale mentre l’altra uscirà e basta. Trasmettiamo in diretta e anche i numeri della presenza online, indicano che c’è interesse, un particolare interesse per quello che accade sul campo. Abbiamo una finalista, la Salinis di Presto e Bellarte, ora attendiamo la seconda.
Sugli spalti, colorati e rumorosi ci sono i bimbi della scuola calcio della ASD Curi. Quelli che hanno come allenatore e istruttore Ersilia. Avete presente, Ersilia D’Incecco, il capitano della Nazionale, lei. Quella che dimentica di raccontare ai “suoi” bimbi che lei sa giocare a pallone, per davvero. Li guardo prendere posto, un po’ felici per poter fare chiasso senza che nessuno dica loro qualcosa e un po’ incuriositi da questa cosa di dover guardare “le femmine che giocano a calcetto”.

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La partita parte, Silvia la racconta a chi ci segue da lontano e nel palazzetto non c’è più un posto libero.
Per noi che seguiamo ogni domenica da due anni tutte le partite interne del Montesilvano Femminile. vedere il palazzetto pieno e rumoroso è un po’ come assistere a una tripletta di Guidotti o alla fioritura spontanea del parquet.
Le bandiere, i palloncini, i cori, tutto vero. L’emozione si sente nelle orecchie, sulla pelle e nel cuore.
In campo è subito partita vera, anche se la gamba vorrebbe fermarsi le ragazze in bianconero provano a spingerla più in là, qualcuna chiede al suo corpo di provarci anche se l’energia sembra sfuggire via ad ogni minuto che passa.
Al gol al volo di Amparo, servita con un delizioso pallonetto da Cortes mi giro verso i bimbi sulla mia destra.
Sono in piedi ad esultare e tutti indicano al vicino di posto il campo, come a voler dire: “hai visto…hai visto che ha fatto”.
Già che cosa ha fatto?
Tu sei capace di farlo?
Una cosa che fanno i campioni, quelli veri, quelli che guardi su Sky.

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Ma allora queste femmine sono davvero forti a pallone?
C’è qualche bimbo che ha le mani sulla bocca, quasi a celare lo stupore, c’è chi indica la mamma, chi il papà e tutti, nessuno escluso ora iniziano a credere che questo è uno spettacolo vero, uno di quello che quando torni a casa puoi raccontarlo a chi non c’era.
Araceli Gayardo avanza palla al piede, nessuna delle avversarie sembra voglia contrastarla e allora lei ne salta una, poi una seconda, alla terza avversaria evitata s’allarga leggermente sulla destra del campo.
Una compagna vorrebbe urlarle: “non la passare, tira, tira forte”, ma il pensiero si strozza in gola.
Ma la ragazza che aveva una mucca che si chiamava Valeria, incrocia un tiro secco che s’insacca nell’angolo basso, lontano dal portiere ma più vicino alla finale scudetto.
Mi volto, alle mie spalle c’è Federica e le dico: “Capisci perché sono già triste”. Non mi preoccupo che la mia voce arrivi a chi ci segue da casa perché il palazzetto è letteralmente esploso in un caleidoscopio d’emozioni.
I bimbi hanno le mani nei capelli, con dei sorrisi che potrebbero aver sfoggiato solo a Natale davanti ai regali.

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Basta che anche uno solo di loro tornando a casa, al prossimo allenamento o accendendo la console per giocare a FIFA,  provi ad imitare un gol di Amparo o un gol di Gayardo e allora forse, avremo tutti seminato davvero qualcosa.
Se una sola bambina che vuol giocare a pallone, verrà accolta con entusiasmo in gruppo da quegli stessi bimbi, allora si avremo davvero cambiato questo sport.
Vanin non s’arrende e continua a cercare la porta e in collaborazione con Sofia Viera ci va davvero vicino a riaprire la partita. Guti combatte su ogni pallone e tutte le ragazze in bianconero mostrano ai quei bambini sugli spalti che val la pena provarci, sempre, anche quando sembra non ci siano speranze. Uscire sconfitti, senza rimpianti è sempre meglio che passare la vita a chiedersi: “cosa sarebbe successo se avessi dato di più?”. Maria Angeles Nona dimostra che l’abilità con la palla è qualcosa che puoi addestrare ma per possederla una fatina deve aver messo qualcosa di speciale in quei piedi. se sei capace di certe magie.

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Quando Pesenti perde palla eseguendo uno stop e una suolata che può fare anche abbigliata da cuoca oppure mentre dorme, sappiamo che è finita, davvero. Cortes a due passi non si fa pregare e raccoglie la palla vagante e la calcia senza pensarci troppo in porta. Tre a uno. La fuga decisiva e la mamma dell’ex capitano del Valladolid, per questa volta non si preoccuperà del fatto che non vede il nome della sua bimba sul tabellino dei marcatori.
Abbracci e baci, per tutti e tutte, alla fine di quella che è stata una giornata meravigliosa di sport.
Il pullman che riparte verso nord e forse sarebbe potuto restare ancora un po’, per lasciarci raccontare di un gruppo meraviglioso che abbiamo visto piangere di felicità e poi piangere preoccupato. Le lacrime delle donne sono l’altro aspetto al quale non mi abituerò mai. Posso sopportare i tatuaggi brutti, le acconciature improbabili e poi chiedetevi se vi odiano i parrucchieri, il dover ripetere “tornate a trovarci, in qualche modo e in qualsiasi modo”.

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Finisce anche l’anno per quelle ragazze costrette a restare a lume di candela senza che sia una scelta romantica, quelle costrette a smettere e quelle a cui hanno fatto venire voglia di farlo.
Un pensiero a tutti quelli che vivono di impicci e a quelli che pensano di poter decidere e invece non scelgono nemmeno che paio di calzini mettere. Arrivano anche i tornei estivi e qualcuno forse ha anticipato anche un po’ i tempi e alla fine non bastano nemmeno gli inviti.
Le notti che s’allungano e poi tanto è inutile andare a dormire se hai due ore di macchina da fare e ti devi svegliare presto. Il padel, la tessera da atleta e “devo perdere in fretta che devo andare a giocare”. I ricci e c’è sempre un posto in Ciociaria per giocare.
Le affermazioni che non ammettono replica: “Puoi saltare la prossima che devi lavorare ed è lontano ma alla seconda devi esserci”.
L’amicizia non conta i chilometri, li percorre.

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Le birre anche se non le vuoi, la felpa che sparisce in una notte dove vale tutto. L’adrenalina ti tiene sveglia anche se per te l’ora di andare a dormire è passata da un pezzo.
Pamela e le sue scarpe gialle che non sono aggraziate come quelle di una ballerina ma delicate come una entrata di Jaap Stam. Le sopracciglia di Ludovica che sembrano prendere la forma di quelle di Mayte Mateo e se lo fa anche la carriera poi alla fine finisce che vinci l’europeo. La corsa di Maite che dovrebbe fuggire anche dal suo parrucchiere e a tutte le ragazze in rosanero: ci vediamo a Ruvo di Puglia.
Finisco la mia birra e penso a questa stagione ormai quasi conclusa.
Non ho mai creduto che Dio, o qualsiasi altra divinità in sua vece, c’entrasse davvero qualcosa col calcio, figurarsi con il calcio a 5 ma nel dubbio, grazie lo stesso.

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