Calcio

Supercoppa Juventus-Milan: donne allo stadio, ma non sole

Una storia simile l’avevamo già raccontata lo scorso 20 ottobre, parlando del procuratore generale dell’Iran – Mohammad Jafar Montazeri – e della sua decisione di non far entrare più le donne allo stadio, dopo l’eccezione concessa in occasione dell’amichevole contro la Bolivia.
Ma a distanza di tre mesi ci ritroviamo a parlare di discriminazione con la polemica che accompagna la Supercoppa Juventus-Milan in programma a Gedda (Arabia Saudita) il prossimo 16 gennaio. Biglietti andati a ruba come nelle previsioni, ma c’è un “giallo” sulle modalità di vendita: al momento dell’acquisto, infatti, la scelta imposta è stata tra settore “singles”, riservato esclusivamente agli uomini, o “families”, tribune miste per donne e uomini.
Avete capito bene: l’ingresso da parte delle donne al King Abdullah Sports City Stadium è consentito solo se accompagnate e con disponibilità è limitata, dato che – sin dall’inaugurazione del 2014 – alle famiglie è stato destinato solo il 15% dei 60000 posti totali.
Una concessione questa del principe reggente Mohammed bin Salman –  fino allo scorso anno alle donne era addirittura vietato l’accesso agli impianti sportivi – attuata nell’ambito di un programma di concessioni alle donne, nelle quali rientra ad esempio anche il permesso di guidare l’automobile.
Mohammed bin Salman cerca, con una serie di iniziative tra le quali rientra anche l’acquisto della finale di Supercoppa Italiana, di restituire all’esterno del paese saudita l’immagine di una società aperta all’occidente, un piano politico in atto da anni. Ma ci chiediamo come la FIGC potesse ignorare queste palesi violazioni dei diritti civili, perpetrate dal regime saudita da decenni.
Giova ricordare che lo stesso principe reggente è indicato dai media internazionali come il mandante dell’omicidio del giornalista saudita Khashoggi, che in aperta critica con il regime era stato costretto a riparare all’estero.
Insomma, una brutta pagina di sport “pensata” già così, una vergogna premeditata che ci lascia sgomenti: il calendario segna da tre giorni il 2019.

Silvia Vinditti e Mauro Faccenda

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