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Le pagelle sportive sono inutili

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Bobo Vieri, inimitabile co-protagonista con Marco Delvecchio, della trasmissione “I Re del Ballo”, parlando delle pagelle dei giornalisti sulle testate sportive ci regalava l’onesta opinione di un calciatore professionista.
Christian Vieri, detto “el muto” perché non parlava mai con i giornalisti spagnoli che l’accusavano di chiudere le discoteche di Madrid, segnò con i colchoneros, 24 gol in 24 partite.

“Le pagelle dei giornalisti mi fanno ridere, che importanza può avere il giudizio di una persona che non sarà mai capace di fare quello che faccio?”

Queste parole mi sono tornate alla mente quando ho intrapreso la lettura della ri-edizione del capolavoro di Michael Lewis “Moneyball”.
Un romanzo che accompagna il lettore in quella che è stata la rivoluzione statistica del baseball professionistico, fino agli anni ottanta guidato da general manager e osservatori che basavano le loro scelte sportive su un insieme di conoscenze empiriche del tutto prive di fondamento.
Non ne avete sentito parlare, malissimo. Ne hanno tratto perfino un film con protagonista Brad Pitt.

Se un imperfetto sistema statistico, associato a quella saggezza sportiva frutto solo del numero di anni trascorsi all’interno di una pratica agonistica, sono capaci di distruggere un sistema, danneggiandone perfino la competitività, quanto superflua può essere la pratica di giudicare un giocatore dal voto di un giornalista?

L’inutilità del “voto” alla prestazione, la futilità della “squadra della settimana” racchiudono l’essenza di quello che contribuisce a costruire la mentalità distorta del tifoso. Giornalisti, addetti ai lavori, attribuiscono un voto, un attestato di merito, senza nessuna base scientifica, spesso utilizzando parametri che hanno poche relazioni con l’effettiva efficacia del calciatore.
Il voto sul giornale al lunedì mattina è funzionale al fantacalcio e anche lì generano discussioni inenarrabili su quale giornale adottare per evitare appunto quei “voti immeritati” che il giornalista di turno assegna al suo pupillo anche se in una giornata “storta”.

Soffermiamoci su questa ultima affermazione:

giornata storta.

Semplicemente guardando una partita dal vivo, senza affidarci ad un metodo scientifico di analisi, tutte le informazioni che raccogliamo sono filtrate attraverso un livello emotivo, quindi per natura intrinseca sono parziali e incorrette. Non conosciamo le reali condizioni fisiche dell’atleta, i suoi compiti tattici in campo, due elementi fondamentali per porre le basi di una analisi obiettiva della prestazione.

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gazzetta TV

La quasi totale assenza di metodo scientifico nell’analisi tanto nelle partite di calcio, quanto in quelle di futsal hanno generato negli anni veri e propri casi sportivi, giocatori sopravvalutati perché a 20 anni erano capaci di spaccare una traversa al Santiago Bernabeu in amichevole, già in amichevole.
Parlo di Adriano Leite Ribeiro, di cui ricordiamo 37 presenze con il Parma e 24 gol. Compagno d’attacco in maglia gialloblu Adrian Mutu, un talento straordinario affogato come quello del brasiliano in problemi extracalcistici. Giocatori valutati per parametri come l’estro, cito dal Devoto-Oli:

èstro s. m. [dal lat. oestrus, traslitt. del gr. οἶστρος; la parola lat. corrispondente era asilus, da cui l’ital. assillo (v.)]. – 1. a. Presso gli antichi Greci, nome del tafano.

Così, per farvelo sapere.

b. Ispirazione, ardore della fantasia e dell’immaginativa che guida l’artista nella creazione dell’opera
c. Capriccio, ghiribizzo, fantasia improvvisa

La prossima volta che attribuite “estro” ad un calciatore, pensateci, forse non gli state facendo un favore.

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Football Lovers

Quasi per caso, qualche tempo fa proprio sulle pagine digitali di anygivensunday, che se volete potete chiamare ogni maledetta domenica, è stata pubblicata l’intervista a Haydée Agras, analista per Instat. Una donna che analizza le componenti oggettive delle partite di calcio e futsal. Leggetela, vi aprirà un universo di conoscenze.

Instat partner della Divisione Calcio 5 qualche anno durante una Final Eight Maschile, come faccio a saperlo ? Ci venivano fornite le statistiche in tempo reale, con le quali era possibile attribuire un giudizio obiettivo al confronto sportivo.
Perché sono importanti i dati oggettivi?
Perché abbattono i pregiudizi, riducono lo spazio dell’emotività che quando eccede genera comportamenti a volte perfino delittuosi.

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Quanti di voi, sono convinti che certi atleti giochino meglio quando sono sotto pressione, quando la partita è in bilico, i così detti giocatori “decisivi”.
Tanti scommetto.

Venticinque anni di analisi statistica nel baseball hanno stabilito scientificamente che nessuno, ripeto nessun giocatore ha una prestazione migliore quando è sotto pressione.
“Clutch” è la parola inglese per indicare la capacità di giocare meglio quando “serve”.
Non esiste questa dinamica, è una percezione emotiva, senza alcun fondamento.

Non trascuro l’aspetto emotivo che però associo alla componente dello spettacolo, quell’insieme di elementi del tutto soggettivi che ci fanno innamorare di quella squadra o di quel calciatore senza bisogno di una spiegazione. È importante per i tifosi, gli appassionati ma in nessun modo deve eccedere i confini della ragione.

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Sarà che…
…non leggevo nemmeno le mie pagelle a scuola e nella mia, ne avevo una ogni quattro settimane.
Sarà la fobia dei voti di italiano che a mio avviso non avevano nessuna base oggettiva
Sarà che invece, quelli di Inglese Lingua I invece avevano un sacco di numerini al fianco delle risposte.
Sarà che questi traumi non si superano mai.
Sarà che le pagelle sportive a parte quelle di Ziliani sono davvero inutili e sarà che le lunghe notti d’inverno ci portano riflessioni lunghissime e scritti di oltre mille parole.
Sarà…

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