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JuJu Smith-Schuster e Call of Duty

È un Venerdì sera nel centro di Pittsburgh e JuJu Smith-Schuster, il wide-receiver dei Pittsburgh Steelers siede in una sala conferenze di hotel.
Ha appena portato a termini i suoi doveri promozionali con un livestream di “Call of Duty”.
In un angolo giacciono dimenticati su un tavolo cibo e bevande.
Indossa una maglietta nera e pantaloni sportivi, si avvicina al bancone del bar e ordina uno Shirley Temple, con “ciliegia extra”. Dopo aver giocato per oltre un’ora e aver condotto un’intervista, Smith-Schuster e alcuni streamer invitati all’evento sono tornati a destreggiarsi con i controller, gli occhi che guizzano avanti e indietro sullo schermo.

L’illuminazione della sala immerge tutto in un color giallo zafferano. Lungo le pareti file di enormi schermi tv che compongono l’elaborata struttura di streaming. L’intero apparato collegato da un sinuoso groviglio di fili. Le altre pareti della stanza sono decorate con poster CoD, cuscini neri con logo e il grande scudo arancione verticale.

Durante lo streaming – c’è quasi un silenzio surreale, punteggiato solo dalle chiacchiere in chat, gergo da gamer come “Non ho ancora preso la railgun, è una mia lista di armi da prendere” –
Vicino a lui side il suo attuale compagna di stanza negli Steelers ed ex compagno di squadra USC, Delvon Simmons. Alla domanda “Ma quanto gioca Smith-Schuster” Simmons buffa e con una espressione sorridente scuotendo la testa aggiunge “Oh man,” e poi “può giocare anche tutta la notte, alcune volte mi capita di chiedergli cose tipo ‘Quando sei andato a dormire?'”

Arriva come se fosse fuori campo, la voce di Smith-Schuster a precisare, quasi casualmente, “Quando questo gioco esce, i miei allenatori si preoccupano di ricordarmi: ‘JuJu, devi restare concentrato'”.
Una delle tante curiosità riguarda le sue abitudini di gioco e se questo preoccupa gli allenatori degli Steelers. Lui risponde candidamente “No, sanno che gioco ai videogiochi per tutta la notte. È quello che faccio”.

 

La serata volge al termine il team di PR di COD inizia a fare i bagagli. L’illuminazione color zafferano è scollegata, tutti i fili sono riavvolti in grosse bobine e gli enormi poster vengono staccati dal muro. Qualcuno menziona il fatto che Smith-Schuster abbia allenamento il giorno successivo.
Smith-Schuster invece si guarda intorno e dice: “Ehi, posso avere quello scudo?”
Sua madre e il direttore marketing, Sammy Toa, arricciano il naso, osservando lo scudo a quattro punte e poi sua madre aggiunge con il piglio di un decoratore d’interni che disapprova, e dice: “Lo vuoi davvero?”
Sì, davvero.
“Questo non si adatta nemmeno alla tua casa”, aggiunge la mamma.
“Ce ne sono solo due al mondo”, afferma convinto uno dei ragazzi del gruppo PR aggiungendo che a loro farebbe piacere che ad averlo sia proprio Smith-Schuster.
Ma non è finita qui. “Quei poster da tavolo?” e anche alcuni dei cuscini con il logo di CoD.
“Perché no?”, guardando in direzione della madre che scuote la testa.

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