Calcio

Haydée Agras ovvero il calcio visto con i numeri

Haydée Agras

Quando guardiamo una partita di calcio o di futsal, ad ogni situazione di gioco ci chiediamo: cosa farà la squadra?, quale esecuzione sceglieranno per quella punizione, come reagirà quel giocatore in un ambiente ostile come uno stadio in trasferta, come si comporterà quel giocatore se la sua squadra sta vincendo.

In una competizione agonistica spesso a fare la differenza sono i dettagli, nulla può essere lasciato al caso durante la preparazione di una partita. Si studia la propria squadra e gli avversari, si elabora un piano tattico allo scopo di mettere in campo la prestazione migliore per la partita che ogni maledetta domenica calciatori e calcettisti si trovano a dover affrontare.
L’applicazione di risorse tecnologiche all’ambito sportivo ha reso possibile l’accesso per gli addetti ai lavori di una mole di dati impressionante, necessari per analizzare tendenze e abitudini degli avversari. Tuttavia per selezionare i dati funzionali e estrapolarne una sequenza di informazioni utili è necessari affidarsi ad un professionista del settore.

Solo qualche anno fa, durante l’ultima Final Eight di futsal, quella giocata a Pescara nel 2017 gli addetti ai lavori furono in grado di ricevere e visionare i report delle partite realizzati da InStat, agenzia che si occupa di analizzare le partite e creare dei report dettagliati su ogni aspetto dell’incontro. Rimanemmo sbalorditi per la mole di informazioni, dettagli e statistiche presenti in quelle analisi che arrivano nelle nostre caselle email pochi minuti dopo il termine dell’incontro. Anche il futsal stava acquisendo come altri sport le professionalità necessarie a rendere più scientifico e meno emotivo il processo di analisi di una gara.

Quando ci è stata presentata Haydée Agras, grazie all’intercessione di una sua ex compagna di squadra Leticia Martin Cortes, abbiamo subito colto l’occasione per chiedere di raccontare la sua storia. Classe 1984, una delle poche donne, se non addirittura l’unica, analista sportivo professionista, con un passato da calcettista nel Burela con il quale ha vinto una Liga e una Copa de Espana.
Una di quelle atlete decise a coniugare studio e futsal, si è spinta fino a Murcia per giocare e li approfondire gli studi in Scienze dell’attività fisica e dello sport (Scienze Motorie ndr) nel locale ateneo, l’Università Cattolica di Murcia, la UCAM.

Tutto è iniziato per caso” ci racconta Haydée “dovevo scegliere un corso opzionale per terminare il mio percorso di studi e, tra le opzioni, c’era Strategia e Tattica Sportiva. Grazie a questo corso ho conosciuto cos’è l’analisi tattica svolta a livello professionale. Da opzione,questa materia si è rivelata il mio esame  preferito di tutto il corso di laurea.
In seguito, grazie alla sua esperienza nel futsal, ha potuto sperimentare sul campo l’analisi sportiva applicata ad una squadra.
Giocavo in una squadra di Murcia  in quel periodo. Durante una partita venne a vederci Duda, mister de El Pozo. Io ero infortunata e stavo sugli spalti vicino a lui. Mi ritrovai a parlare con lui di quello che stavo studiando all’università chiedendogli se avessi potuto fare qualche lavoro di analisi per loro come modo per fare pratica. L’idea gli piacque molto e da quindi ho lavorato con loro per circa due anni.
Ma cosa l’ha spinta a decidere che questo sarebbe stato il suo lavoro?
C’è stata subito sintonia con il modo di vedere lo sport di mister Duda e la sua passione per l’analisi e le statistiche. Dopo il primo giorno di lavoro con lui, non avevo più dubbi, per me era chiaro, questo è il lavoro che sognavo“.

Haydée Agras

L’analisi tecnica sta diventando sempre più capillare e sempre più utilizzata dai club più disparati, nelle leghe più diverse. La preparazione degli incontri di campionato quanto quelli delle competizioni internazionali hanno subito un salto di qualità a livello scientifico. Niente più “stregoni”, “impressioni” o “suggestioni”. I numeri raccontano sempre la verità e non sono capaci di mentire.
Negli Stati Uniti e in Inghilterra puntano molto sull’analisi tattica e questo da diventando un fattore determinante per i club di molti sport che si sono dotati di questa nuova figura professionale, parte integrante del settore tecnico.  In questo ultimo periodo l’analista sta diventando un ruolo fisso e imprescindibile dello staff di un allenatore sia delle realtà sportive europee che in quelle di tutto il mondo del calcio, prima raramente presente al di fuori dell’Inghilterra. Proprio in Gran Bretagna tutte le squadre di Premier si sono dotate di un dipartimento di analisi, che si compone di diverse figure professionali e prescindono dal semplice analista.

Come spesso accade nel mondo del calcio, anche in questo ambito le figure femminili scarseggiano, ricoprendo ruoli più accostabili all’universo femminile: “le donne che fanno parte degli staff tecnici delle squadre ricoprono solitamente la figura del fisioterapista, massaggiatore o medico al massimo.”

Tutti ricordano infatti il medico del Chelsea di Mourinho, Eva Carneiro che rappresentava comunque un’eccezione e, spesso, è finita nelle pagine dei tabloid inglesi per questioni extra calcistiche.  “Non posso dirti il numero preciso di donne che si occupa di analisi tecnica ma siamo veramente poche. So, ad esempio, che il Manchester City femminile ha un’analista donna (Roya Arabshahi ndr) e sono sicura che ci sono donne specialiste in analisi e Big Data soprattutto nella Premier League“. Di contro, può capitare che non sempre si possa dire che l’analisi è stata effettuata da una donna: “i miei capi non possono dire ai club dei Paesi Arabi con i quali lavoriamo che il rapporto tecnico è stato fatto da una donna perché non lo accetterebbero“.

Meccanismi difficili da scardinare.

Haydée Agras

Ma come si può diventare analista sportivo? “Il requisito fondamentale è che ti piaccia lo sport che decidi di analizzare. In seconda battuta bisogna essere degli attenti osservatori dei piccoli dettagli e, soprattutto non smettere mai di studiare e aggiornare le proprie competenze“.
Potrebbe risultare quasi semplicistico ma questi tre consigli sono la chiave di volta per sostenere anche i momenti più duri, quando l’analisi ti porta a passare tantissime ore davanti al computer.

Per completare un’analisi infatti si impiegano dalle 15 alle 20 ore, tutto tempo da passare con gli occhi fissi sullo schermo analizzando immagini. “Stare tante ore seduta lavorando non è semplice e il mio corpo chiede il conto. Per questo ogni 45 minuti circa mi alzo un po per camminare o per fare qualche piccolo esercizio. Inoltre – prosegue – il mio modo di vedere il calcio è cambiato totalmente grazie a questo lavoro.  Adesso nel mio tempo libero cerco di non vedere partite visto che durante la stagione analizzo una media di 10 partite a settimana. Quando mi capita di guardare qualche partita fuori dal lavoro non sono capace di non fissarmi nell’osservazione di certi aspetti del gioco e alla fine mi ritrovo ad analizzare la gara al bar con gli amici. Mi propongo sempre di non farlo, ma alla fine è quasi impossibile“. Amici che però non sono infastiditi da questo, anzi: “visto che per lavoro analizzo principalmente la Champions e la Liga, ai miei amici piace farmi domande sui dati statistici delle squadre visto che alcuni di questi incidono molto sul gioco; altre volte sono semplicemente curiosi“.

Haydée Agras

Continuare ad aggiornarsi è il segreto per lavorare sempre meglio

Tantissimi sono gli aspetti da analizzare per preparare un report di una squadra. “La struttura di un’analisi dipende dall’allenatore, da cosa vuole che l’analista osservi e da come vuole che sia il report“. In sostanza non c’è un modo univoco di svolgimento del lavoro. Ma se volessimo capire esattamente come si studia una squadra avversaria, cosa dovremmo sapere?
Ci risponde Haydée che si potrebbe partire da un report base che si compone di diversi passaggi:

  1. Analisi degli ultimi allineamenti e cambi effettuati nelle 4/5 partite analizzate
  2. Analisi degli schemi tattici
  3. Analisi dell’attacco che si divide in varie sezioni, ad esempio fase di inizio dell’azione di attacco/elaborazione/conclusione o centrocampo/fasce/finalizzazione
  4. Analisi del contropiede che può essere diviso dall’area di rigore avversaria/ 3/4 campo / centrocampo / propria area di rigore oppure blocco alto/medio/basso
  5. Analisi della difesa: centrocampo / fascia / organizzazione difensiva o blocco alto/medio/basso
  6. Analisi della azioni su calcio piazzato sia in attacco che in difesa
  7. Analisi di tutti i giocatori del roster
  8. Riassunto con punti forti e deboli della squadra

Haydée Agras

Si analizzano le ultime 4/5 partite della squadra da osservare e si produce un report scritto e un archivio video per accompagnare le immagini al testo. Tutto questo attraverso un software.
Io utilizzo quello dell’azienda per cui lavoro ma ce ne sono tantissimi, alcuni anche gratuiti.” Viene da se che chiunque può approcciare all’analisi tattica grazie a questi strumenti. A patto che sappia cosa guardare e come interpretare i risultati. “L’analisi è sempre multifattoriale – precisa – I numeri di per se non sono importanti. Bisogna analizzare i come, il dove e il quando si arriva a quei numeri. Ad esempio con il dato dei chilometri percorsi da un giocatore si può arrivare a diverse conclusioni. Però se sai come, quando e dove ha corso questi chilometri, il dato assume tutta un’altra importanza“.

Lo sa bene, ad esempio, coach Giuliano, allenatore della nazionale italiana di football americano che, al termine di un allenamento con gli azzurri, si è trovato ad analizzare i dati di gps posizionati nei caschi dei giocatori. Il grafico che riportava i movimenti componeva una simpatica scritta indirizzata agli analisti. Indubbiamente hanno messo in campo tutte le competenze necessarie per scrivere una parola con le tracce gps.

Haydée Agras

Andando oltre questo tipo di utilizzo dei dati, è indubbio che vedere i risultati del proprio lavoro utilizzati per prendere delle decisioni che influenzano l’andamento e il risultato di una gara porta con se grande soddisfazione. Anche se, ci confida Haydée, le piacerebbe entrare nello staff tecnico di squadra per vivere il quotidiano di una compagine ed entrare nel processo decisionale al termine dell’analisi tattica. Per ora, lavorando online, ha la possibilità di lavorare ovunque e di viaggiare liberamente. Inoltre avere un “lavoro fisso al termine della mia carriera da calcettista professionista mi permette di continuare a formarmi per raggiungere l’obiettivo di entrare in uno staff tecnico, cose che si sta rivelando indubbiamente complicata.” Ha provato per due stagioni ad entrare in un club in Thailandia – dove il compagno lavora come preparatore dei portieri della nazionale di futsal – ma senza avere fortuna: “mi hanno detto che gli piace molto il mio lavoro, come penso e come vedo il calcio ma non compiono mai l’ultimo passo. Hanno paura di essere i primi ad assumere una donna“.

Se però si ha la passione per lo sport, per i numeri e la volontà di entrare in un campo come questo, è un lavoro gratificante.
“Non cambieremo il mondo” però, chi lo sa.
Magari.

Haydée Agras

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