Calcio

The future is female. Hailai Arghandiwal e la speranza di un futuro migliore.

hailai arghandiwal

Qualche giorno fa la Florentia CF, squadra di calcio femminile che milita nella Serie A italiana, che stiamo imparando a conoscere grazie a Giulia Domenichetti, ha acquisito le prestazioni sportive di Hailai Arghandiwal, centrocampista afghana-americana classe 1996.

Potrebbe sembrare una semplice notizia di mercato, una delle tante in questa finestra invernale che permette alle squadre di aggiustare il tiro e sistemare al meglio la rosa a disposizione.
Non è così, Hailai ha una storia da raccontarci che inizia nel nel 1996.
La DeLorean è pronta, impostiamo la data e raggiungiamo le 88 miglia orarie.
Arriveremo così dall’altro lato dell’oceano ad Alameda, California, Stati Uniti d’America.  E’ qui che Atta Arghandiwal e Halima, il 22 aprile 1996 assistono alla nascita di Hailai Arghandiwal.
Assieme al fratello, è parte della prima generazione di afgani-americani fuggiti dopo l’invasione sovietica del loro paese e rifugiati negli USA.
All’età di 4 anni Lai, così la chiamano amici e parenti, inizia a tirare calci ad un pallone e già a 5 anni fa parte di una squadra organizzata.
Mia madre scherza sempre dicendo che sono letteralmente nata su un campo di calcio” racconta spesso nelle interviste Lai e prosegue: “mio padre allenava e mio fratello giocava quindi mi sembrava giusto giocare a questo sport che tanta gioia ha portato alla mia famiglia“.

Hailai_Arghandiwal

foto goalfive.com

Una famiglia che è riuscita a trasmetterle le tradizioni del Paese d’origine nonostante la lontananza fisica, “una connessione con le mie radici così forte che ha contribuito a dare forma alla mia personalità di ragazzina, una connessione con un mondo di cui non facevo fisicamente parte e questo” prosegue Hailai “è stato fondamentale per me. Credo che per sapere dove stai andando hai bisogno di sapere da dove vieni” conclude.
Questa giovane ragazza cresce così, tra scuola, pallone e famiglia, in un Paese che ha dato ai suoi genitori un’opportunità. “I miei genitori hanno sempre spinto me e mio fratello ad essere il meglio di ciò che potevamo essere perché l’America, al contrario dell’Afghanistan, ci dava gli strumenti giusti per essere i migliori“.

Dopo l’high school (la scuola superiore) è la Santa Clara University ad incontrare i favori della giovane calciatrice, un programma “famoso per i suoi successi nel calcio femminile e per aver formato e sostenuto diverse giocatrici della nazionale americana come Brandi Chastain“.

Hailai Arghandiwal

Ma non è tutta qui la storia di Lai. Nel 2010 partecipa alla South Asian Football Cup come giocatrice dell’Afganistan, “una delle esperienze più importanti della mia vita nella quale ho avuto modo di rendermi conto di tantissime cose. Vivere in America mi aveva dato una certa prospettiva sulla vita“,  prospettiva totalmente stravolta una volta conosciute le sue compagne di nazionale. “Immaginate un mondo dove non hai la possibilità di scegliere chi vuoi essere” spiega Hailai “questa è la loro realtà ma queste ragazze hanno deciso di rischiare la loro vita nella speranza di un futuro migliore per l’Afghanistan“.

E’ con questa esperienza che cambia la prospettiva di Hailai Arghandiwal, afghana di origina ma nata e cresciuta in un Paese che le ha dato la libertà di decidere per la sua vita. “Più venivo coinvolta dall’esperienza con la nazionale, più mi rendevo conto della responsabilità e del compito che dovevo realizzare“.

Non è solo calcio, non lo è mai.

Il mio proposito non è diventare una star del calcio fine a se stessa, quello che voglio” spiega “è essere voce ed esempio di cambiamento. Le donne in questo mondo sono fondamentali perché semplicemente senza di esse il mondo non esisterebbe“.
Una situazione, quella della nazionale femminile afghana davvero molto difficile, anche alla luce del recente scandalo che ha colpito la nazionale. Khalida Popal, il capitano, ha infatti denunciato abusi sessuali e violenze fisiche e psicologiche perpetrati nei confronti delle giocatrici dai loro allenatori e anche dal capo della federazione afghana di calcio.

Da queste denunce è partita un’inchiesta nazionale ed anche la FIFA sta conducendo una sua indagine sull’accaduto.
A seguito di questo scandalo lo sponsor del team afghano, Hummel,  ha ritirato la sua sponsorizzazione dichiarando: “la documentazione presentataci non indica solo una colpa grave ed un abuso di potere della federazione afghana di calcio -AFF- , ma una situazione che è in totale contrasto con i nostri valori“. Un segnale forte da parte di uno sponsor tecnico di alto livello che aveva deciso di instaurare una “partnerships con squadre che hanno una storia da raccontare, come l’Afghanistan” lavorando concretamente per lo sviluppo della giovane nazionale femminile producendo anche un kit gioco con hijab.

In questo contesto di libertà di espressione da un lato -quello americano- e di diritti negati ed anche violati dall’altro -quello afghano- Hailai Arghandiwal ha chiara la sua missione: “incontrare queste ragazze mi ha permesso di scoprire il mio ruolo in questo mondo. A volte mi sento colpevole per aver avuto l’opportunità di crescere in America ma, se c’è una cosa che queste donne mi hanno insegnato, questa è la gratitudine“.

Hailai Arghandiwal

foto espn.com

[Federica] Quando ho letto queste dichiarazioni sono rimasta così, inerme. Come possono donne a cui viene negato qualsiasi diritto essere capaci d’insegnare un sentimento come la gratitudine?

Quando ti senti in colpa per la tua posizione nella vita, che sia di successo o meno, la gratitudine riuscirà a mantenere le tue intenzioni sempre pure e ti permetterà di andare avanti“. E così, il sogno di diventare una giocatrice professionista non solo è rimasto invariato da quando era ragazzina, ma ha assunto tutto un altro valore, diventando un sogno a servizio di qualcun altro perché, come dice Lai “i nostri sogni valgono davvero qualcosa solo quando sono radicati in qualcosa di reale“.

Hailai Arghandiwal

Oggi questa giovane donna segna un altro importante goal nella sua carriera, sportiva e personale: è diventata la prima afghano-americana a giocare nella Serie A italiana, affacciandosi così su un palcoscenico ancora più grande, sempre più internazionale, dal quale siamo sicuri che lavorerà per costruire un futuro migliore, lottando per quelle donne che, anche grazie al suo esempio, stanno prendendo sempre più coraggio.

Vorrei essere un esempio per le bambine della mia comunità dimostrando che con il lavoro, lo studio e l’impegno non importa il colore della pelle o il Paese di origine per ottenere risultati. Vorrei essere una voce per tutte quelle donne che vivono in Paesi e in situazioni dove la donna è ancora considerata inferiore, vittima di abusi e soprusi.”

E questa è una lezione che, forse, dovremmo tenere a mente anche noi, che siamo nati e cresciuti con tutto a nostra disposizione. Forse dovremmo tenerla a mente soprattutto noi.
Lo sport non è mai solo sport.
Il calcio non è mai solo calcio e il futuro sarà sicuramente donna.

 

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