
Prima battuta d’arresto per la Dorica Torrette di Massa, caduta in casa contro il Sassoleone: i primi campanelli d’allarme erano arrivati nelle vittorie troppo sofferte contro Real Colombine e Firenze, ma Michela Amedano è sicura che non si sia trattato di un errore di valutazione della forza dell’avversaria.
“Noi per prime, dopo la gara in Toscana, ci siamo rese conto di quanto a volte la classifica sia bugiarda, di quanto questo campionato sia equilibrato e quindi il risultato possa essere in discussione fino all’ultimo secondo. La sconfitta a parer mio è figlia di molti nostri errori: poca lucidità e poco cinismo nei momenti chiave. Merito anche alle nostre avversarie, che hanno fortemente voluto la vittoria, ma senza nulla togliere loro – continua il difensore – penso che sul tabellino finisca una grossa fetta di responsabilità nostre”.
Un mea culpa maturo, a dispetto della giovanissima età media del gruppo.
“C’è ancora tanto da imparare, soprattutto in situazioni dove un po’ di malizia e lucidità farebbero la differenza. Noi invece siamo genuine, facciamo pochi calcoli e quando è ora di fare la differenza capita che non riusciamo a leggere bene la situazione, o magari non abbiamo più le risorse necessarie”.
Ma probabilmente stavolta non si è trattato solo di inesperienza.
“Credo fossimo anche destabilizzate da questioni extra campo. Sharon e Rebecca hanno deciso di lasciare la squadra. Due ragazze che sono entrate in punta di piedi e che si sono amalgamate bene, probabilmente meglio fuori che dentro il campo. Ognuno elabora diversamente, ma chi più, chi meno, tutte abbiamo subìto lo scotto della notizia”.
A maggior ragione, ora tocca a chi c’è stringere i denti e ripartire. Le doriche lo hanno capito semplicemente guardandosi negli occhi.
“Non ci siamo dette niente di particolare. Ognuna di noi ha raccolto i pezzi e tratto le proprie conclusioni per quella che è la propria visione del momento; sicuramente a livello collettivo c’è la consapevolezza di aver perso punti, e qui subentra il rammarico, perché i concomitanti stop di Chiaravalle e Civitanova sarebbero state sicuramente occasioni ghiotte per accorciare la classifica, ma non si può né si deve fare un processo ad ogni passo falso. La cosa migliore da fare è rimboccarsi le maniche, lasciarsi alle spalle la sconfitta e fare tesoro degli errori per un miglioramento costante”.
Testa già a Padova, è Amedano che lo promette per tutte.
“Le trasferte non sono mai semplici, si inseriscono tanti fattori che possono portarti a non essere completamente in condizione di rendere al meglio. Però, in tutta onestà, fisicamente stiamo bene, sin da inizio stagione con il nostro preparatore stiamo svolgendo un buon lavoro, perciò speriamo di ritrovare gli equilibri giusti in campo e dare tutto”.
E’ da questo che può partire il riscatto della Dorica Torrette.
“Mi auguro che riusciremo a ripartire da ciò che di buono abbiamo fatto fino adesso, cercando di limitare invece quelli che sono i nostri punti deboli: dobbiamo tendere al miglioramento, esaltare i nostri punti di forza, limare i difetti, fare tesoro degli errori. Solo così ognuna di noi, a fine stagione, potrà anche a livello individuale pensare di essere migliorata. E se non c’è miglioramento non c’è traguardo. Parte tutto da una base di intenzioni, di fame, di mordente, ma la nostra giovane età non deve essere un alibi”.
Anzi, semmai sarà il valore aggiunto di un gruppo atteso da un dicembre ricco di impegni che Amedano, conoscendo le sue, stigmatizza con naturalezza.
“Siamo così imprevedibili che ai miei occhi dicembre non è in salita. Abbiamo dimostrato di poter fare delle prestazioni validissime contro le prime della classe e di non riuscire a rendere invece in partite più abbordabili: ogni domenica può succedere di tutto! Penso però che se dovessimo trovare il giusto equilibrio tra consapevolezza nei nostri mezzi, motivazioni e spirito di sacrificio, potremmo veramente dire la nostra. Il sacrificio, soprattutto, è qualcosa che dobbiamo ricercare con tanta veemenza; le prestazioni e i risultati sono figli della costanza e della solidità: di intenti, atletica, tecnica, tattica e soprattutto mentale. Essere solidi mentalmente ti predispone a non cadere in errori banali, a non perdere lucidità. Quando ogni compagno sa di essere pronto ad aiutare gli altri, e che a sua volta verrà aiutato, si crea un qualcosa di difficilmente spiegabile ma che fa sì che le cose si incastrino bene. Dobbiamo ricercare questo”.
E l’esempio verso cui tendere è chiaro: la capolista Pelletterie.
“L’unica squadra verso cui, forse, ho un po’ di timore reverenziale: stanno dimostrando di avere questa sintonia di cui parlavo”. E per raggiungerla c’è solo un modo. “Pensiamo a fare il nostro dovere – chiude Amedano – perché credo che il nostro valore potenziale sia ancora nascosto anche a noi stesse”.
