Serie A

Una rossa in azzurro, Plevano: “Niente mi diverte più del futsal”

“Ripeti un attimo, ripeti”. Capisco subito che per una volta non si tratta di aver parlato troppo veloce. Ho troncato un verbo e Antonella Plevano vuole proprio risentire il mio accento così simile al suo, ciò che più le manca ora che è al Nord. “Per me Angelica è Angè, non Angy. Stessa cosa il mister: il mister è Ricca, non Ricky”. L’accento resiste, tutto il resto si ambienta perché la piccola laterale abruzzese è già l’idolo di casa Kick Off. Si allena a testa bassa, ascolta tanto e quando parla ti strappa sempre un sorriso. Capitan Atz la chiama “Antonellina”, eppure Plevano sta diventando grande in fretta: è quello che succede quando hai un carattere forte e riesci a sobbarcarti responsabilità che non avresti neanche immaginato. Come portare a termine un campionato di Serie A giocando titolare per quasi 40′ o come esordire in Coppa Italia con una formazione ridotta all’osso. Se sei debole, ti bruci. Se invece hai un talento naturale e la testa per non buttarlo al vento, allora emergi.
Quella testa rossa – altro tratto che ci accomuna, oltre all’abruzzesità  – mister Riccardo Russo l’ha notata subito, ma prima di lui era arrivata un’investitura ancora più decisa.
“Hai visto Plevano? – mi ha domandato Taty durante una cena. – Lei diventerà la giocatrice italiana più forte che ci sia”. Parole profetiche: prima la chiamata della Kick Off e poi, fresca fresca, quella della Nazionale del CT Salvatore. Non l’Under in cui non è rientrata per un solo anno, ma proprio la selezione maggiore che l’altro giorno – seppur in punta di piedi – si è presentata davanti gli occhi di Sergio Mattarella.
“Quando sono arriva al centro sportivo mi guardavano tutte, mi guardavano e ridevano: dovevo avere davvero una faccia da ebete”, scherza Plevano. “Per me il fusal è un divertimento, non riesco ancora a vederlo come un lavoro: gioco perché sto bene quando lo faccio. Cosa ho pensato alla notizia della convocazione? La stessa cosa che ho pensato quando mi ha chiamato Russo per la prima volta: ma sei sicuro? ma stai cercando proprio me? Secondo me hai sbagliato, volevi chiamare un’altra ragazza”.
La risposta però era più che certa e così – a distanza di un mese dal suo primo viaggio in Spagna, dove ha disputato un’amichevole internazionale con le all blacks – Antonella prepara il trolley per il suo ritorno in terra iberica.
“E’ strano, vero? In 19 anni sono andata due volte a Londra per trovare mia sorella e adesso sto per vedere di nuovo Madrid, nel giro di pochi giorni. Secondo me si vive bene lì, costa tutto poco – mi dice come in un flusso di coscienza che la riporta presto dalle sue compagne. – Sono contenta che ci siano Belli e Dibiase, sono felice anche di rincontrare Antonaci. Non la vedo da quando giocavamo a Pescara”.
Sembra passata una vita, ma in realtà ha solo riempito un bagaglio enorme in poco tempo. “Allenarsi con giocatrici internazionali è una fortuna, ma il mio modello è Taty: mi ha sempre incoraggiata col suo “brava piccolina”, mai un’occhiataccia. Poi se aveva da dirmi qualcosa al volo in partita lo faceva in portoghese, ma andava bene lo stesso – sorride – da lei ho imparato tanto”.
Adesso l’appoggio viene dal club sandonatese. “Non pensavo di trovare un ambiente così tranquillo. Già soltanto vedere il tappeto all’ingresso con la scritta Kick Off mi metteva ansia all’inizio, non avrei mai pensato di poter vivere un’esperienza così: mi sono sentita fuori luogo. Che ci faccio qui proprio io?”.
Ma le insicurezze sono rimaste sul portone d’ingresso: Plevano le ha salutate con la mano e se n’è andata dritta in campo con la maglia numero 11 ben stirata addosso.
“Certo col gioco loro c’è tanto da fare, passo da un classico 3-1 ad un 4-0 pieno di varianti. Di notte sogno le suolate”. Ma è soprattutto la sua tecnica che l’ha portata così lontano partendo da una frazione di Città Sant’Angelo (PE), nella femminile dell’Acqua&Sapone.
“Ho iniziato ad allenarmi ad ottobre e a dicembre ho fatto la mia prima partita contro il Centrostorico, la seconda contro l’Altetico Montesilvano al PalaRoma”.
“Ma te le ricordi tutte?“, le chiedo.
“No, solo queste: una perchè era l’esordio, l’altra perchè ho segnato. Però le regole non le conoscevo ancora: 4 secondi, retropassaggio, eccetera sono cose che sono venute in seguito”.
Che ci fai con le regole quando hai quei piedi? Due anni più tardi era già in Serie A con la Vis Lanciano.
“I miei non erano felicissimi. La scuola!, mi urlava mia madre. Io li tranquillizzavo dicendo che avrei fatto solo gli allenamenti della Juniores e non avrei trascurato i libri, ma dopo qualche settimana andavo tutti i giorni. La passione per il pallone è venuta da sola, non l’ho presa da nessuno, infatti a casa non credo abbiano ben capito che giocassi in A. Anche quando ero nel Pescara – ride Plevano – mia mamma continuava a chiedermi: vai a scuola calcio oggi?”.
Anche adesso che è arrivata la Nazionale, le dinamiche non sono diverse.
“Mi chiede solo quando parto. Si fa ripetere la data tutti i giorni”.
23 e 24 ottobre.
“Immagino già l’inno con quella maglia addosso, ne parlavo con Angelica e avevo i brividi”
.
Meglio non pensarci. “Tanto pensarci ora è inutile, c’è da attendere. Lo faccio anche per i momenti negativi: se so che un giorno non mi sono allenata come avrei dovuto, mi prendo la pacca sulla spalla ma capisco che non sono riuscita a dare tutto. Un attimo sto giù, dopo cerco di distrarmi perchè tanto non cambierebbe niente, quindi aspetto il prossimo allenamento per fare meglio”.
E poi prima della Spagna, c’è il Cagliari.
“Spero di fare come con il Lamezia, mi sono sentita libera di testa: in un’azione mi sono rivista bene come ai tempi del Lanciano”. Classe, corsa, ma quando serve anche fisico.
“Ho visto che gli arbitri internazionali hanno un metro di giudizio diverso: se dai una spinta ad una giocatrice e accentua la caduta, le ridono in faccia. Il futsal spagnolo è un altro mondo, in campo ci andranno giù duro come è giusto che sia, ma noi dobbiamo essere ancora più toste. Vedi Amparo come gioca?”.
“Quindi ci stai già pensando?”
“Sì, perché l’ho già incontrata e non mi è piaciuto il risultato, ma d’altronde si sa che giocatrici complete come lei ce ne sono poche”.
Mi chiedo chi diventerà tra 10 anni questo piccolo fenomeno cresciuto ad arrosticini e futsal.
“Ogni tanto provo ad immaginarlo anche io, ma non saprei cosa rispondere”.
Un sogno alla volta, c’è tutto il tempo per pensarci.

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