Serie B

100 di queste panchine: focus on Mirco Massa

Mirco Massa

18 candeline su una panchina di calcio a 5. Nel derby contro il Civitanova, Mirco Massa ha raggiunto la maggiore età da mister festeggiando con un successo di misura la partita numero 100 – 100, avete letto bene – in un campionato nazionale, cifra che va quasi quintuplicata se si considerano le stagioni in C, dalla prima con la Team Art. 18 anni complessivamente bellissimi, di cui il tecnico marchigiano parla con una passione che è impossibile comprimere in poche righe.

MAGGIORENNE E FELICE“500 partite in carriera, quasi tutte vinte. Con il Falconara siamo saliti in A a punteggio pieno e poi abbiamo affrontato a testa alta la massima categoria con una squadra di sole italiane e una straniera di Rimini – scherza Massa. – Ho scoperto Sofia Luciani e Giulia Domenichetti, anche se quest’utlima è tornata al calcio, poi con il Real Lions Ancona abbiamo chiuso mantenendo l’imbattibilità casalinga e adesso siamo ripartiti con la Dorica Torrette. Di ricordi belli in questo percorso ne ho tantissimi, se invece penso alla finale persa ai rigori a Tolentino, vorrei ammazzare tutte”, dice con la solita trasparenza. Ma questa è un’altra storia, figlia di una storia ancora più lunga che parte dai primi anni del 2000.

Dorica Torrette

L’ESORDIO CON LA TEAM ART – La vita è così strana che che a volte può essere anche ciò che ti accade mentre stai andando a fare la spesa. Ha iniziato così, Mirco Massa, a fare l’allenatore.
“Stavo andando al supermercato quando ho visto una ragazza che conoscevo che piangeva, seduta davanti al campo della FIGC. Il campionato sarebbe iniziato la settimana successiva e il mister le aveva abbandonate. “So che hai giocato tanto, ci daresti una mano?”, mi ha chiesto”.
Tre ore dopo l’accordo col presidente e un’avventura iniziata quasi per gioco.
“Allenavo la Team Art nel calcio a 11 e nel calcio a 5, non avevo alcuna abilitazione. Mi muovevo secondo la mia esperienza da giocatore, il livello generale era comunque molto basso e ottenemmo i primi risultati: un pareggio ci costò la vittoria del campionato nel futsal, mentre nel calcio a 11 arrivammo quinti. A fine anno la squadra si sfasciò: il presidente era una di quelle figure che hanno rovinato il mondo del pallone”.
Mirco Massa è fatto così: se pensa qualcosa, un attimo dopo l’ha detta. Ma la sua schiettezza piace alla Cicogna Bellocchi che lo vuole al timone per uscire da un’impasse che dura da 5 giornate. “Allora vivevo a Fano e accettai, ma anche in quella situazione il comportamento del presidente non mi piacque e allora decisi di mettermi in proprio – scherza. – Io raccoglievo fondi e la mia fidanzata faceva la presidentessa”.
Ci fu un’altra sola parentesi nel calcio a 11 con il San Severino (squadra che portò alla vittoria del titolo), ma è al futsal che Massa decide di dedicare tutto il tempo che non impiega nell’azienda di famiglia che papà Aldo gli ha messo in mano a soli 21 anni, partendo dai lavori più umili. “Mi ha insegnato tanto e gli devo tutto. Alle partite non è mai venuto, ma si interessava”.

Dorica Torrette

DAL CALCIO “IN” 5 AL CALCIO A 5 – Quello che il signor Aldo si sarebbe trovato davanti se avesse deciso di varcare la soglia del palazzetto, comunque, non sarebbe stato lo stesso sport di oggi.
“Prima si giocava a calcio “in” 5: un portiere, due giocatrici dietro e due più avanzate che spesso neanche tornavano in difesa. Si potevano fare scivolate, il pallone rimbalzava tantissimo. Il futsal è tutta un’altra cosa e fondamentalmente se ne può parlare da quando esiste la Serie A, fino ad allora vincevano sempre le stesse squadre. Ricordo che le laziali erano forti perchè il calcio a 5 lì ha attecchito in anticipo sul resto delle regioni. La prima volta che ho visto il portiere di movimento non sapevo neanche cosa stesse succedendo. Nelle Marche, il primo a mettere in pratica qualche schema sono stati io con le Dolphins: pensa che chi ci batteva in semifinale, poi non vinceva mai la finale perchè ormai si sentiva appagato”.

LA SERIE A E L’UNDER 19 – Ma con l’arrivo del Nazionale è cambiato tutto.
“L’evoluzione è stata spropositata. Adesso sì che si gioca a futsal, anche se adesso è tutto diventato forse troppo schematico: a squadre schierate è dura fare gol, se non hai l’elemento che riesce a darti superiorità sulle fasce. Si segna su palla inattiva o su pressing esasperato, che personalmente non condivido: chi lo applica, mi dà l’idea di non avere piena consapevolezza della propria squadra”.
E il maschile? “A volte mi annoia, a volte mi diverto: gira intorno all’uno contro uno, dipende molto dalle gare”.
Sullo sviluppo del giovanile, invece, le idee sono chiarissime. “Purtroppo tante società intendono le Under 19 come squadre in cui far giocare chi in prima squadra ha un minutaggio basso o addirittura nullo, e di solito chi ha meno spazio è proprio la giocatrice con meno esperienza. Peggio ancora se si tratta di U21, non ne vedo l’utilità. Sono ragazze che difficilmente potranno avere un posto in prima squadra. O si comincia dalle basi – una U14 e una U15 come in Spagna – o il resto serve a poco: che senso ha far vedere loro come si prepara una torta, se poi non potranno mangiarla? Questa fase sperimentale è appena iniziata ma la prospettiva mi sembra questa, anche se spero di sbagliarmi”.

DORICA TORRETTE – Sulle baby atlete, invece, Massa ha investito da sempre. Tanto che nella sua Dorica Torrette l’età media è molto bassa: a volte capitano errori di gioventù, ma sono già arrivati risultati importanti come l’ultimo già citato. 2-1 con il Civitanova.
“Le vittorie che piacciono a me, quelle tirate. Se vinci 5-0 non c’è gusto, se lo scarto è minimo allora sì che te la sei sudata”. Festa doppia: 3 punti, 100 panchine in A.
“E neanche un regalo da parte delle ragazze perchè sono un branco di [censura]. Naturalmente scherzo – sorride Massa – sono io che devo pensare a loro, il regalo che mi fanno è l’impegno che mettono ogni giorno in campo”. Ma il ringraziamento non è solo per le giocatrici.
“Quando un mister riesce a lavorare così bene è perché ha vicino una persona che gli permette di farlo e io per fortuna ho la mia compagna Debora Marani che fa parte della società e mi sopporta e mi supporta. A volte è la mia valvola di sfogo, ma ormai ha imparato a capire che non ce l’ho con lei. Posso solo dirle grazie, la stessa parola che ripeto ad ognuno dei dirigenti che fa sì che la squadra vada avanti nel migliore dei modi. Domenica ospitiamo la mia amica Giorgia Forni della Decima Sport, tra noi c’è tanto rispetto ma vogliamo continuare la nostra striscia positiva”, chiude Massa prima di salutarci. Altri 100 di questi giorni, anzi: altre 100 di queste panchine.

Mirco Massa

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