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Tu pensa al mondo tra 10 anni – Women’s EURO Futsal

Women's EURO Futsal
Women’s EURO Futsal. Il giorno dopo.

Sveglia alle 8 mentre un sole timido illumina Madrid. Oggi è il giorno del rientro. Le Azzurre di Leganés tornano casa dal Terminal 2 dell’aeroporto di Barajas. Camminano in silenzio verso il gate, con le mani nelle tasche della tuta. Qualcuna non ha chiuso occhio ieri sera, qualcun altra non lo ha fatto neanche venerdì notte, prima della grande sfida contro la Spagna che ha raggiunto il suo obiettivo: la qualificazione all’Europeo.

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SOGNO SFUMATO – Un applauso al Pabellon Europa, qualche abbraccio, poi via negli spogliatoi a nascondere le lacrime. A consolarsi in uno spazio privato capace di lasciare fuori tutto il resto: c’è rabbia, non rassegnazione. Ed è questa la miglior risposta emotiva dopo una sconfitta: non sono le braccia larghe di chi si dava già per vinto, né le spalle strette di chi ha soltanto tentato. C’è invece quel nodo in gola di chi ha lottato davvero: non avete visto Luciani correre a riprendersi un pallone su Amparo e vincere il contrasto per andare al tiro, né Borges districarsi con eleganza tra le maglie giallorosse prima di una scivolata da terzino che non ti aspetteresti mai. Ho visto Mascia volare letteralmente e Giuliano incassare l’ennesimo calcione pur di tenere al sicuro la sfera in attesa della compagna più vicina. Dal suo coraggio sono nate le occasioni che hanno messo in discesa le gare contro Polonia e Romania, davvero difficile – invece – trovare sbocchi contro le Furie Rosse: Mansueto le grazia da ottima posizione, poi quel raddoppio sudatissimo eppur concesso troppo facilmente dopo una rimessa, probabilmente invertita. Cose che accadono e che l’Italia ha pagato con una terza rete quasi immediata. Da lì in poi, il primo europeo è sfumato via lentamente contro la migliore Spagna delle tre giornate, brava ad uscire indenne da un primo tempo quasi perfetto delle nostre.

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Nessuna falsa retorica: il gap è ancora importante, ma – come già successo al Torneo delle Nazioni – le Azzurre hanno guardato in faccia un’avversaria che per noi ha speso solo parole di rispetto.

“Siete sulla strada giusta”

ha detto Amparo, concetto ribadito in conferenza stampa dall’allenatrice Pons e poi dai tifosi che ci hanno seguito in questa avventura attraverso i social. Quella di un’involuzione non era un’ipotesi poi così remota considerati i recenti avvenimenti, invece torniamo a casa avendo fatto tutto il possibile in un palazzetto che non avrebbe ammesso errori da parte delle sue beniamine. Vi avrei fatto sentire l’ovazione per Anita Lujan ad ogni ingresso in campo: è così che si accoglie un capitano, ma è qualcosa che la nostra cultura sportiva – di questo passo –  vedrà soltanto in un futuro molto lontano.
Vorrei incontrarti tra 10 anni, tu pensa al mondo tra 10 anni. Una licenza poetica nella quale mi perdo: sarà un’Italia immensa, se le verrà permesso di lavorare con continuità e se a livello di club si investirà sul movimento giovanile. Intanto, applaudiamo una squadra che in sè ha trovato la forza per 100′ stupendi e momenti magici: ho visto uno sguardo tra D’Incecco e Mansueto che fa venir voglia di indossare una divisa anche se fino ad oggi hai praticato soltanto ricamo all’uncinetto. Orgoglio è la parola che meglio ci rappresenta, anche mentre ci facciamo da parte e lasciamo i riflettori alle spagnole.

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UN NUOVO INIZIO – L’ultima a rientrare negli spogliatoi è Pomposelli: allarga i lacci degli scarpini seduta sulla panchina, poi srotola il taping attorno al ginocchio e guarda per l’ultima volta il Pabellon Europa, palcoscenico di una festa che ci esclude. Non so cosa stia pensando, magari ha in testa già la prossima occasione o forse è ancora ferma su ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Si alza a passo lento, lo stesso che aveva stamattina, e poi sparisce dietro una porta blu che si chiude alle spalle del Piccolo Principe disegnato sul collo.

“Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio”.

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