
Italia tra le migliori d’Europa, ma fuori da un Europeo che ha generalmente rispettato i pronostici. Alla Final Four accede la Russia vittoriosa nell’ultima giornata e la raggiunge poi l’Ucraina che vince per differenza reti il testa a testa con l’Ungheria. A completare il gruppo – ma in realtà una spanna sopra rispetto alle altre – ci saranno infine Spagna e Portogallo, le due principali potenze della fase di qualificazione. Ed è proprio a loro che la naturale tensione verso la perfettibilità ci porta: ad un modello di futsal che ha dettato legge e andrebbe studiato ed esportato, per tutto ciò che ci è possibile.
MACCHINE DA GOL – Un gol ogni 4′ e mezzo. Con questa impressionante media – e 26 gol realizzati complessivamente – la Nazionale di Claudia Pons (con cui le Azzurre hanno fatto i conti) e quella di Luis Conceição si sono già mostrate in tutto il loro splendore. Vere e proprie macchine da gol, tanti e meravigliosi. Come quelli delle Furie Rosse, a segno con le azioni corali più belle del girone (e forse dei gironi, a giudicare degli highlights), lampi di genio assoluto – invece – per le lusitane, come il tacco di Carla Vanessa cui segue quello che non ci stancheremo mai di rivedere di Jennifer Rodrigues (dal 32esimo secondo in poi ), la “rabona” di Sara Ferreira (dal minuto 1 e 38″) o la rete direttamente dalla propria porta dell’estremo difensore Ana Catarina. E se pensate che questi siano numeri impressionanti, sappiate che le difese non sono da meno: 1 solo gol subito a testa, roba che Roxy Ion – capitano della Romania – e Tiina Poÿry della Finlandia potrebbero tranquillamente aggiungerlo al loro curriculum sportivo, tanto è difficile che Spagna e Portogallo abbassino la guardia. Tutto questo senza considerare che Estela García Rodero, vincitrice dei Futsal Awards 2017, non era neanche tra le convocate.

ATTENZIONE ALLE GIOVANILI – Campioni si diventa. E non è un caso che nei paesi appena citati, l’attenzione alla “cantera” sia massima: prebenxamín, benxamín, alevín e cadete sono le categorie che precedono le giovanili. E il risultato è che – quando fenomeni come Ampi e Ame Romero decideranno che è il momento di appendere gli scarpini al chiodo – il ricambio generazionale sarà già lì ad aspettare, pronto ad imitare le gesta delle figure-simbolo che ne hanno plasmato l’immaginario collettivo. [Che poi per imitare, ci sia la necessità di replicare un’azione vista, bè, questo è un discorso che per quanto riguarda la nostra Nazionale manca del requisito primario: l’essere vista, per l’appunto].
Sia Furie Rosse che lusitane, nel frattempo, potranno fare il tifo per le loro U17 ai giochi olimpici di Buenos Aires, manifestazione dalla quale le Azzurrine sono rimaste fuori dopo il ko di Caminha proprio contro il Portogallo: 8-0 senz’appello, che è un po’ la cifra del nostro ritardo culturale al quale inizieremo a mettere riparo con un primo campionato sperimentale U19 ad iscrizione libera, del quale ci auguriamo di poter raccontare i benefici effetti su tutta la linea verde, ed in particolare su quella parte di essa che vestirà d’azzurro. Meglio tardi che mai.

SETE DI FUTSAL – Un gap quindi unicamente culturale, perchè sul seguito mostrato verso la disciplina – in fondo – ci siamo. Secondo le statistiche ufficiali pubblicate sul sito della Federazione portoghese, la gara inaugurale contro la Repubblica Ceca è stata vista da una media di 120000 persone in diretta sull’emittente TVI24, con un picco di 170000 nell’ultima parte di gara (come se il risultato non fosse già scritto: 12-0). Non è difficile ipotizzare una stima simile anche per GOL TV (l’emittente che ha trasmesso in esclusiva le partite iberiche), ma tutto sommato sono numeri in linea con quelli del movimento italiano che – tanto per fare un esempio – ha fatto registrare 100000 spettatori unici durante la finale Scudetto tra Kick Off e Ternana.
Traendo le dovute conclusioni, la passione italiana è dunque la stessa delle realtà che ci precedono a livello sportivo. Lo scarto abissale è invece nelle fondamenta: finché i nostri sforzi saranno limitati al contesto (raduni pre-competizione, senza allenamenti intermedi tra un evento e l’altro) e il nostro interesse dettato dalle (il)logiche politiche, lo scarto è – ahi noi – destinato a peggiorare, con la complicità di un sistema comunicativo che dalle nostre stelle più luminose inspiegabilmente ci allontana, anche quando del nostro sostegno ci sarebbe più bisogno.

