Storie

Ciao Fernando

Difficile spiegare perché Fernando Torres, detto El Niño, sia significato tanto per me, per la mia passione sportiva e per l’approccio che continuo a maturare guardando il calcio.
Dovrei avere una spiegazione razionale per la frase rivolta alla mia compagna: “Se il nino arriva alla Juve vado a tirargli il tuo reggiseno dagli spalti, anzi ne compro altri”.
Vorrei fornire una complessa, edotta e ineccepibile delucidazione sul perché ricordo tutti i sessantacinque gol con la maglia del Liverpool (se pensate che abbia dovuto controllare, ecco vi sbagliate).
Del ragazzo cresciuto con il pallone sul campo da futsal e poi diventato il simbolo di una squadra come l’Atletico Madrid, tanto si è scritto e credo che tanto si scriverà ancora.
Ieri ha dato l’addio al calcio a 34 anni, come i campioni veri, come quelli che smettono perché odiano non essere i migliori.

Ricordo le mie lacrime quando passò al Chelsea, la sofferenza di vederlo giocare male con la maglia dei Blues e poi quella del Milan. Pensavo che non l’amassero abbastanza, come meritava e senza quel calore della “sua” gente. Era da attribuire a questa mancanza d’amore il suo scarso rendimento sul campo.
Fernando Torres così, era semplicemente un attaccante spagnolo, un Jose Mari qualsiasi.
Ieri ha dato l’addio alla Juventus e forse al calcio anche Gianluigi Buffon, anche lui una bandiera e forse tra i più grandi portieri di sempre, da tifoso bianconero molti si aspettavano una certa commozione mia per l’ultima partita di questo grandissimo giocatore.
Ieri però io guardavo Atletico Madrid – Eibar, guardavo Fernando Torres segnare una doppietta.
Guardavo un contropiede, o una ripartenza come spesso la chiamano gli eruditi giornalisti, con Correa che percorre sessanta metri palla al piede in un micidiale due contro uno. L’unico difensore avversario copre il suo compagno Torres e lui cosa fa, punta il portiere e cerca il palo lontano?
No.
Cerca ripetutamente con lo sguardo Fernando che velocissimo l’affianca e s’allarga.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto volte guarda verso il numero nove dell’Atletico Madrid fino a quando non trova lo spazio per imbucare il pallone, colpo leggero di Torres e gol.
Con le braccia larghe, come ai vecchi tempi, come a Liverpool sotto la Kop.
L’abbraccio dei tifosi, le lacrime e la commozione perfino dello speaker dello stadio.

Fernando è il bravo ragazzo che tutti vorrebbero in squadra, il campione che quando gioca male da avversario finisce anche che un po’ ti dispiace.
Mai una parola fuori posto, mai uno scandalo, un atteggiamento fuori dalle righe, in un mondo pieno d’invidie per il successo degli altri è difficile trovare un giocatore che sia amato così.
Cambio canale per pochi secondi, entra Pinsoglio esce una leggenda. Le scommesse, HH, “boia chi molla”… gli scivoloni verbali e non solo, una carriera lunga 17 anni con qualche macchia e qualche ombra.
Torno a guardare l’Atletico Madrid che nemmeno nel giorno dell’addio del suo giocatore più rappresentativo riesce a non “menare a rotta di collo” (cit. Giovanni Galeone riferendosi alle squadre allenate dal compianto Franco Scoglio). Finiscono in 10 i ragazzi del Club Atlético de Madrid e con un pareggio la loro stagione nella quale in bacheca hanno messo una Europa League, si la Coppa Uefa, proprio quella.
Il suo capitano più giovane si commuove, i compagni gli rendono omaggio.
Mi commuovo anche io.
Davvero.

Oggi ho scoperto che il mio grande amore sportivo è invecchiato e ha smesso di giocare.
Non ci vedremo più dal vivo, tu sul campo e io sugli spalti.
Va bene così, grazie di tutto.
Grazie per i ricordi, in quelli sarai sempre giovane, con il capello biondo al vento in fuga in campo aperto e poi a braccia alzate sotto la Kop.
Vorrei continuare a scrivere ma ho gli occhi pieni di lacrime, perché?
Non lo so, gli amori sono così, senza nessuna spiegazione.
Ciao Numero Nove, grazie, ancora.

Comments

comments

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

To Top