Football Americano

“Federica posso raccontare questa storia a Tommaso?”

storia

Sintonizzati sulla NBC. Sedia da gamer comoda, piedi all’aria, telecomando lontano.
Fa un freddo cane, non come in Minnesota ma ci andiamo vicino.
C’è Federica che guarda la partita semisommersa nel suo piumone. È da poco terminata Jaguars vs Steelers per i divisional di questa stagione 2017 – 2018 di football americano. Siamo per dirla con un termine calcistico intorno ai “quarti di finale”.
Ho visto Blake Bortles battere Big Ben Roethlisberger, uno che per scrivere il cognome è sempre meglio fare copia e incolla dal web. Un po’ come se avessi visto l’Udinese di Maxxi Lopez battere l’Atletico Madrid del “Cholo” Simeone. Se vi state chiedendo chi cazzo è Blake Bortles posso rispondere che è il quarterback dei Jacksonville Jaguars, uno che i colleghi usano come definizione di “scarso”.
Così Kevin Byant parlava meno di una settimana fa riferendosi a Tom Brady:

“…I want to make him look like Blake Bortles if I can and try to catch a couple picks.”

storia

Vero ci sono un sacco di nomi che probabilmente ignorate. Kevin Byard è un giovane “difensore” dei Tennessee Titans, uno che dovrebbe imparare che stuzzicare l’ego del più grande quarterback di tutti i tempi non è una idea felice. L’altro è Tom Brady appunto il più grande quarterback di tutti i tempi, gioca a Boston per i New England Patriots, ha già passato i quaranta, per me è soprattutto il marito di Gisele Bündchen.

storia

La programmazione ora ci offre Vikings – Saints.
Probabilmente passeranno i Saints. Allenatore migliore, quarterback migliore, tanto talento offensivo e qualche cosa buona anche in difesa.
Dall’altra parte però c’è Case Keenum. Un ragazzo del Texas di 29 anni, tanto talento quando giocava al college e che mai s’è allontanato troppo dallo stato con una sola stella, nemmeno da professionista.
Dal 2012 ha cambiato tante squadre e probabilmente l’unica cosa che ha cambiato di più sono state le sue mutande.
Uno sfigato insomma, di talento ma sfigato. Uno di quelli che vuoi veder vincere perché danno fiducia a tutti quelli che si sentono fuori posto e inadatti. Mai una dichiarazione sopra le righe, mai uno scandalo per droga o alcool. Ti viene voglia di fare il tifo per lui.
Approda a Minneapolis da svincolato, ai Vikings serve qualcuno capace di stare in panchina senza dare fastidio ma abbastanza competente per subentrare al posto del titolare Sam Bradford che di talento ne ha da vendere ma ha le ginocchia di ceramica, se il ragazzo dovesse infortunarsi.
Puntualmente alla seconda di campionato Bradford va per terra e non si rialza. Entra Case, che poi che cazzo di nome è Case? I Vikings perdono 26 a 9.

storia

Minnesota Vikings quarterback Case Keenum (7) throws a pass during the second half of an NFL football game against the Tampa Bay Buccaneers, Sunday, Sept. 24, 2017, in Minneapolis. (AP Photo/Jim Mone)

L’indomani sui giornali locali già si parla dell’anno prossimo, del draft, stagione finita. Solo che si sono dimenticati di dirlo anche a lui, insomma a Keenum.  La domenica successiva sfoggia una prestazione da campione vero. I Tampa Bay Buccaneers lo vedono mettere a statistica 369 yards di lancio e 3 touchdowns, vincono 34 a 17.  Perde una sola volta nelle prime 4 da titolare. Sugli spalti c’è quel silenzio irreale di chi aspetta una nevicata abbondante che puntualmente arriva in Minnesota, a seppellire i sogni. Qualcuno deve dirlo a Case ma anche ai suoi compagni di squadra, davvero va detto loro che sono degli sfigati destinati a perdere. Nessuno lo fa e loro non si fermano più. Come un rullo compressore macinano la loro stagione, al termine si contano 13 vittore e 3 sconfitte, testa del loro raggruppamento la NFC North Division e per il ragazzo di Brownwood alla voce yards lanciate leggiamo un 3547 ai quali si aggiungono i 22 touchdowns e solo sette intercetti in 14 partite da titolare.
Niente male per un giocatore considerato una “2 stars recruit”.

storia

Parte la diretta di questa partita di playoff e penso a quando i LA Ram l’anno scorso hanno messo in panchina Case per Jarod Goff, uno che non sa in che direzione sorge il sole… ma questa è un’altra storia che racconteremo più avanti, ora a Los Angeles guardano questa partita dal divano di casa.
Arrivano i New Orleans Saints. C’è Drew Brees, senza dubbio uno futuro Hall of Famer, uno che ha già vinto un Superbowl al timone di questa squadra con in panchina allenatore al quale ha legato le sue fortune, Sean Payton. Drew Brees, un altro ragazzo del Texas, uno gettato via dai San Diego Chargers perché “la spalla non guarirà mai e non vale i soldi che chiede”. Sono letteralmente sopravvissuti a Katrina, uno dei cinque cicloni più distruttivi della storia, perché un disastro naturale non fa distinzione di ceto sociale.
Insieme sono tornati su quel campo il 25 Settembre del 2006, per giocare una partita, per dare un segno di normalità alla città. Su quel terreno solo un mese prima c’erano accampati i rifugiati, i senza tetto, gli ultimi, quelli che non avevano più nulla.

storia

Settantamila persone sugli spalti, Green Day e U2 nello spettacolo prepartita. Le canzoni “Wake me up when September Ends e The Saints are Coming”… ma anche questa è una storia per un giorno diverso.
Vanno sotto i Saints e all’intervallo perdono di 17 punti.

“Nessuno a parte i New England Patriots hanno colpato un deficit così ampio in una partita di playoff”, così il commentatore della NBC.

Penso: “bravo bella gufata, grazie”.
“Non vinceranno, succede sempre così, mai una gioia, una storia da raccontare ai nipotini degli altri….”
Guardo scorrere i due quarti successivi e attendo il disastro.
“Eccolo, cazzo. Mai una volta.”
“Mancano dieci secondi, sti ‘stronzi. Quelli sono sopravvissuti a Katrina e si spaventano di rimontarvi 17 punti?”
Saints 24 Vikings 23.
Palla sulle 39 dei Vikings.
Terzo e 10, per chi non è familiare con la meccanica di gioco, nel football americano hai 4 tentativi per far avanzare la palla per appunto dieci yards.
“Fottutissimi 10 secondi. Basterebbe un field goal per vincere ma sono dannatamente lontani e poi con 10 secondi se li fermano in campo sono senza time out è finita comunque. Vaffanculo. V A EFFE EFFE Nculoooooo!”

storia
“Solo questa volta giuro, dio dello sport se esisti fai un cazzo di miracolo e se non esisti dimmi a chi mi devo rivolgere.
“Ma non succede, come cazzo vuoi che succeda.”
Federica dorme.
Parte la palla.
9 secondi.
Case arretra cercando qualcuno in profondità.
8 secondi.
La protezione della sua linea intorno a lui inizia a collassare.
7 secondi.
Case viene in avanti e butta una palla in aria, alta veloce ma maledettamente alta.

storia

6 secondi.
“Finirà con un cazzo di maledetto intercetto o una ricezione che non serve ad una beneamata mazza.”
5 secondi.
Va in cielo a prendere questo pallone Stefon Diggs. Ecco un altro “misfit toy” un giocattolo rotto, un giocatore che non vale niente e infatti i Vikings lo scelgono al quinto giro del draft del 2015 con la 146esima scelta assolta. C’erano quindi 146 giocatori meglio di lui. Appunto mentale: “Dovrebbero informare i giocatori della loro condizione di scarsi”. Il ragazzo la pensa diversamente circa la sua abilità atletica e tecnica e nei tre anni successivi dimostra di essere un gran giocatore di football e un wide receiver, uno di quelli che di mestiere prende la palla se gli viene lanciata o almeno ci prova, degno di rispetto.
4 secondi.
“Ora lo placcano in campo e finisce… e dai cazzo non così.”
Si lo so tendo ad essere scurrile e indecente durante le partite. Marcus Williams va per il placcaggio, abbassa il casco e cerca di strappare con un colpo forte il pallone dalla presa di Stefon, anche tu Diggs ma che nome è Stefon, sembra la marca di un’aspirapolvere.
4 secondi.
Si questo secondo dura un’eternità.
Marcus manca il placcaggio, rovina su un compagno di squadra e lo trascina atterra. Williams è stata una scelta al secondo giro per i Saints, il quarantaduesimo giocatore scelto nel 2014. Un intercetto ai danni di Keenum durante la partita. Un errore che lo perseguiterà a lungo.
Diggs è libero, solo in campo aperto. Non c’è nessuno intorno a lui, davanti ha solo la End Zone.

storia

3 Secondi.
Si guarda Stefon per un attimo intorno, poi vola via e quelle quasi 40 yards all’improvviso diventano cortissime.
2 Secondi.
Diggs è sulle dieci, sulle cinque tende il pallone in avanti con una mano sola.
Ho già le braccia al cielo ma quando lo vedo staccare il pallone dal corpo temo che succeda l’impossibile, che qualcuno arrivi dal nulla a strappargli la palla.
Vorrei urlare “Coglione cosa fai!” ma ricordo subito che tutti intorno a me dormono.
Lo vedo passare la linea e mi rilasso.
1 secondo e poi zero e ho le mani sulla testa.
C’è Case Keenum che urla “Oh mio dio Oh mio dio”. Lo stadio dei Vikings è un pandemonio, c’è gente che s’abbraccia e gente che piange, gente che scuote i nipoti piccoli e gente che lancia i figli neonati in aria.

Fa un freddo cane ma a questo punto non frega un cazzo a nessuno.
Vorrei svegliare Federica, però ci tengo alla vita e quindi non lo faccio.
I sorrisi e le lacrime s’impastano con il sudore, la terra, le maglie e i caschi.
Daranno sicuramente un nome scemo a questa giocata, uno che non significa nulla come sempre accade.
Vedi degli omoni grandi e grossi piangere, non si piange nel football a meno che tu non abbia compiuto un’impresa.
Vado a letto, sollevo la coperta e sussurro a Federica: “Cosa ti sei persa…”
Non riesco a prendere sonno, solo quasi le 4 del mattino.
Penso che la fortuna non c’entra nulla, che alla fine il lavoro paga e non importa quanto ti senta sfigato o lontano dalla meta. Arriverà il tuo momento e tu devi solo farti trovare pronto.
Case Keenum e Stefon Diggs si sono messi una squadra sulle spalle e li hanno tirati fuori da un oblio che durava dal 2009, tu che scusa hai per non provarci?

Comments

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

To Top