Futsal

Come ad una festa a cui non hai un invito

Ho sempre scritto e poi pubblicato, senza preoccuparmi troppo.
Scrivo per me, per il piacere di farlo, per raccontare e poi conservare tra le parole, le emozioni e i momenti.
Federica mi ha fatto notare che non tutto però può essere pubblicato, soprattutto da quando quello che scriviamo viene letto al di fuori della ristretta cerchia di persone che conosciamo personalmente.
Le mie storie continuano però ad attraversare involontariamente le vite di coloro che attraversano la mia, sono diventate un diario, coloratissimo, pieno di emozioni. Lacrime e risate, si sono mischiate e sono diventate tricolori, su un parquet nero in una città lontana con in mezzo il fiume Arno.
Mi accorgo di aver avuto il privilegio di osservare qualcosa di unico, le donne dietro alle atlete.
“Come ad una festa a cui non hai un invito”, mi sento terribilmente responsabile, di una immagine privata che spesso collide con quella pubblica.
“Grande Campionessa”, leggo il messaggio sul tuo cellulare, sorrido. Ora so che ho visto un’altra donna, ti ho vista piangere disperata e poi sorridere felice, per le ore passate a guardare una partita come se avessimo gli stessi occhi e per ogni volta che mi hai chiesto consiglio e poi hai fatto sistematicamente di testa tua, per ogni scatto in avanti e ogni ritorno. Per lo scavetto e per aver guardato su verso gli spalti e indicato un bimbo, quello che vedi solo tu.
Per la corsa a fine partita, per la maglia da campione d’Italia.
È un regalo bellissimo, preziosissimo.
Inatteso.
Perché vero che non sarai mai troppo lontana, ma non sarai qui. Sono triste e lo sarò per un po’. Mi dico “stacce” e ci provo.
Per te che rimani in silenzio per ore, per giorni e poi esplodi in un fiume di parole e poi ti zittisci di nuovo in un ciclo senza fine, che ti rende unica e meravigliosa. Per i mille pensieri rumorosi, per “la fotografa è un’artista”, per ogni volta che diventi rossa come se ti vergognassi del tuo talento. Perché i gol si segnano quando conta, quando diventano per sempre.
Per ogni “Arbitro…mancano due minuti…e che cazzo…stiamo a vince”.
Per te che sei lì, sempre pronta, per quel tiro a mezz’altezza, di rabbia, per quella corsa, perché sei una donna di una forza interiore che non ci credi nemmeno se lo vedi e poi ti sbatte in faccia e non puoi che essere felice con lei e per lei.
Per quella più giovane, perché imparerà a vivere tra i giganti e sarà grandissima, per quella scritta dentro i parastinchi, per ogni gol che se fossero in numero pari alle volte che cambi l’immagine profilo avresti già vinto il Pallone d’Oro, quello di France Football.
Per lei che vai in Belgio, dove ho trascorso l’adolescenza. Vedi poi gli incroci strani della vita.
Per l’arroganza sportiva dei due gol, per quella esultanza tutta rabbia e voglia di vincere.
Quando ci ha creduto lei, ci abbiamo creduto tutti insieme a lei.
Per ogni festeggiamento inaccettabile e per ogni abbraccio.
Grazie.

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