Appena è arrivata la chiamata della convocazione, il mio primo pensiero è stato “che bello torno dai 420”. Immediatamente dopo la domanda è scaturita dalle mie labbra senza che potessi nemmeno accorgermene: “Ma dov’è Loano?”.
Non è molto elegante. Lo so. Non sono un ignorante in geografia, ma non è possibile conoscere TUTTI i paesi della Liguria, soprattutto quelli tra Savona e Ventimiglia.
Una nuova avventura inizia: la destinazione è il Circolo Nautico, situato all’interno del nuovissimo Marina di Loano, a 725 Km da casa.
Il campionato si è svolto in tre giornate dal 31 ottobre al 2 novembre 2014.
Nonostante il poco vento, il comitato di regata è riuscito ad aggiudicarsi le quattro prove necessarie per l’assegnazione del titolo. Non è stato facile. Loano è un po’ come Pescara, di vento ce n’è sempre poco ed è per questa ragione, che la prima giornata non si è svolta nemmeno una prova.
Abbiamo aspettato invano una termica che non è arrivata, in compenso è giunto il sole che ci ha scaldato come se fossimo in una giornata di agosto. Le previsioni meteorologiche per quei giorni, non lasciavano tranquillo il comitato di regata. Era previsto sole anche per il sabato e la domenica. Fortunatamente il meteo è stato smentito e sabato abbiamo gareggiato con un bel vento da sud. Domenica è arrivata una perturbazione provvidenziale che ci ha regalato le due prove che mancavano per terminare il campionato.
La flotta era composta di cinquantasette regatanti. Gli equipaggi femminili che gareggiavano per il titolo erano trentacinque, tra cui le campionesse in carica. I restanti ventidue equipaggi formavano la flotta November ed erano maschili o misti. Il livello tecnico dei regatanti della testa di entrambe le flotte, era alto. Tra i primi della classifica e gli ultimi esiste un grande divario in termini di preparazione, gestione dell’imbarcazione e della tattica di regata.
In acqua ci si è dati battaglia, un vero spettacolo, nelle prime posizioni nessuno si è risparmiato, la sfida è stata serrata, tanto da regalarci dei passaggi in boa molto emozionanti.
Sarebbe stato molto bello se oltre a noi in acqua, anche altri spettatori a terra avessero potuto godere dello stesso spettacolo.
Peccato che lo sport della vela sia così difficile da far vivere. Oltre alla miriade di regole e regolamenti che possiedono (Bando e Istruzione di Regata, Regolamento di Regata, Normative, Casi, ecc.ecc.), viene praticato in zone praticamente inaccessibili e in orari imprevedibili.
Il comitato organizzatore della famosissima Coppa America sta cercando di creare una manifestazione che risolva questi problemi. Ogni anno svolge delle operazioni di marketing e degli esperimenti, che possano rendere fruibile e sempre più comprensibile questo sport. Hanno scelto una barca leggerissima, che vola anche con vento debole e “pesca” pochissimo, in modo tale da poter fare i campi di regata vicinissimo alla costa e regate con qualsiasi condizione di vento.
Anche se non si è degli esperti velisti, non è difficile comprendere, che una barca del genere in navigazione vicino alla costa, non appena sopraggiunge una brezza più sostenuta, o si rovescia o va a sbattere contro il litorale. Anche se i rovesciamenti, cioè le scuffie, sono belli e spettacolari da vedere, cadere dai 22 metri di lunghezza o dai 14 metri di larghezza del catamarano AC72, non è come farsi il bagno tuffandosi dal gommone. Infatti, nel 2013, per la rottura di un’imbarcazione e per la conseguente brutta caduta, é morto Andrew Simpson, trentasei anni, inglese, con due medaglie olimpiche. Non era uno che aveva appena finito il corso di vela estivo, ma il direttore sportivo dell’imbarcazione, la stessa che gli è stata fatale.
Certi incidenti letali, non sono comuni per una competizione sportiva. Non mi riferisco, infatti, alla vela come uno sport pericoloso.
Certo, se non sei attento e finisci in acqua, perché rimani incastrato al trapezio, alle cinghie o sotto una vela e sei stanco, oppure hai preso una botta in testa, un colpo di calore, non ce la fai a nuotare ed entri nel panico.
Certo, non passi un bel momento. Si può rimanere sott’acqua. Per questo in ogni manifestazione ci sono molti gommoni di assistenza ed è importante indossare i dispositivi di galleggiamento. In commercio se ne trovano alcuni che sono fantastici. Appena toccano l’acqua, si aprono e ti sostengono anche la testa.
Dopo queste riflessioni e guardando queste ragazze e questi ragazzi che navigano su un bellissimo 420 nuovo, la domanda nasce spontanea: perché la vela non riesce a essere “venduta”?
Per renderlo un evento televisivo, il comitato della Coppa America é arrivato quasi, a stravolgere lo spirito di una regata di flotta.
A me piace qualsiasi cosa navighi a vela e amo i monoscafi. I 420 sono splendide barche che mantengono un sapore antico, anche se sono completamente rinnovate. Il 420 ha cinquantaquattro anni, portati benissimo. E’ una barca per due ragazzi o ragazze, di un peso medio complessivo di 120 kg, con tre vele (compreso un coloratissimo spinnaker). Il 420 è la classe propedeutica al 470, che è una delle classi olimpiche, sempre bellissime da vedere. Pensate che le regate olimpiche erano visibili in streaming sulle reti inglesi, ma non in Italia. Quando vai National Maritime Museum di Greenwich a Londra trovi il 490, bronzo olimpico ad Atene 2004, appeso al soffitto.
Forse è questa la strada giusta per aprire questo sport al pubblico?
Buon vento
Daniela

