Calcio

Francavilla – Vastese

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Prima la cronaca, doverosa, per raccontavi quello che è accaduto, l’incontrovertibile risultato.
Come sempre la televisione, in particolare i cronisti sportivi sono incapaci di raccontare la storia di un evento. Le emozioni si trasmettono dal campo agli spalti e tornano giù moltiplicate. Un fenomeno a volte inspiegabile, tanto che nemmeno proviamo a farlo, accade semplicemente e per provare a comprenderlo, devi trovarti nel mezzo quando accade.
Già.
Sui seggiolini di plastica del Valle Anzuca (si chiama così Raksha dal nome della località nel quale sorge, ce lo siamo chiesti…ho controllato).
Tra l’odore d’erba e di sambuca, con qualcuno che l’erba se l’è portata da casa.
C’è un derby, uno dei tanti che inevitabilmente si giocano in campionato a dimensione regionale. Tra due squadre della provincia di Chieti, alla quale nessuna delle due pare voglia appartenere.
Tifosi in trasferta, tanti e fanno un tifo assurdo. Rigorosamente a torso nudo. A loro importa davvero, quel continuo incitare la loro squadra, sotto una pioggerellina nervosa e infida, scalda il cuore.
Li conoscono veramente i giocatori, sono amici o conoscenti, li vedi tutti giorni in un borgo piccolo come Vasto.
C’è anche un “due aste” che recita “Any Given Sunday” , ci guardiamo e sorridiamo.
La palla attraversa il campo e sta per piombare sul neo allenatore della Vastese. Senza scomporsi, il mister sposta leggermente il piede e la palla muore li, a contatto con la punta dello scarpino. Il miglior stop della sua squadra. Quell’allenatore è Mario Lemme, alle spalle di 150 gare in Serie B, condite da 14 gol. Un figliol prodigo, uno zingaro del calcio, uno di quelli che pur di giocare non ha problemi a scendere di categoria. Ora si è accomodato in panchina, ma i piedi migliori in squadra, rimangono i suoi.
Di piedi buoni ne ha anche il Francavilla, sfortunatamente a molti giocatori manca l’altro attributo necessario, un cervello calcistico. L’unico con abbastanza talento da abbinare all’intelligenza “da footballeur” è Pasquale C.
Lo guardo giocare è quei lampi del giocatore che era a 17 anni esplodono davanti agli occhi e mi spieghi così, perché vestisse la maglia dell’Italia Under 19.
Spesso, colpevoli i professionisti della cronaca sportiva, si è convinti che il talento nel calcio sia la capacità di fare la giocata straordinaria, l’estro. Bene. Non è così.
E’ sufficiente tornare a guardare il calcio di un livello inferiore alla Serie A per comprendere che il vero talento è quello di fare la giocata giusta, al momento giusto. Non serve tentare l’imbucata millimetrica in area, quando hai un compagno smarcato a 4 metri da te per un comodo appoggio. Quando al centrocampo del Francavilla è mancato l’uomo capace di giocare la palla e far girare la squadra, l’allenatore giallorosso ha messo a guidare il centrocampo Pasquale.
Ho cercato spesso di collegare quel lancio di trenta metri al ragazzino di 19 anni con la maglia azzurra. Senza riuscirci.
Vedo lo sfondo, il campo verde brillante, illuminato dal sole. La bandierina del calcio d’angolo e le linee bianche del campo. Vedo solo gli scarpini e il pallone rotolare via.
Questo è il calcio…semplicemente.

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