Calcio

Francavilla – Civitella Roveto

Da sempre subisci il fascino del calcio di periferia. Non avevi nemmeno sedici anni quando trascinavi tuo padre, nei lunghi sabati pomeriggio del nord europa a guardare il Teveren giocare nella leghe minori dell’allora Germania Ovest. Bellissime ed insensate partite tra cuochi egiziani, muratori ucraini e ragazzotti tedeschi che non sembravano fermarsi mai. Il calcio, dal fondo ma così bello che tu allora ci vedevi dentro il cielo.
Non c’è voluto molto perché Raksha ti convincesse ad andare una domenica pomeriggio, snobbando quello che restava della giornata di Serie A, allo Stadio di Francavilla al Mare.
Una società con un passato nell’allora Serie C (l’attuale Lega Pro), capace nella sua miglior stagione tra i professionisti di arrivare terza in  Serie C1 e sfiorare di un solo punto la promozione in Serie B. Annata stupenda che gli regalò l’occasione di sfidare in Coppa Italia, l’Inter. Tre a uno per i nerazzurri, comunque un ricordo indimenticabile per la tifoseria giallorossa.
Riparti proprio da li, dalla tifoseria.
Quei trenta che si agitavano nella “curva” del Valle Zuca (così si chiama lo stadio dell’ASD Francavilla) cantando per novanta minuti, hanno incitato la squadra senza fermarsi un attimo. Nell’intervallo un solitario tifoso ha continuato ad intonare cori da solo. Fumogeni e striscioni, tutto il repertorio al completo. A loro, il tuo rispetto, di appassionato e tifoso di calcio.
Non c’è solo la passione smisurata per il calcio a farti accomodare sui seggiolini di un piccolo stadio di provincia. C’era la curiosità di vedere in azione, finalmente oseresti dire, Pasquale Campagna.
Hai sentito narrare le sue gesta sportive dal papà di Raksha così tante volte che ti capita di pensare di averlo visto giocare davvero.

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Non è così. Per questo non hai esitato, ci vedevi una storia da raccontare, volevi vederlo giocare, anche se il tempo avesse appannato il giocatore che era, sapevi di poter scorgere il talento che l’aveva portato a due passi dal sogno di tanti bambini.
Non è la cronaca dell’evento sportivo che ti interessa raccontare, per quello ci sono i giornalisti sportivi, qualsiasi significato voi vogliate assegnare a quell’aggettivo.
Seguiamo una storia. Non ci limitiamo semplicemente a scrivere, quello che cerchiamo di fare è raccontare, un racconto alla volta, la nostra passione per lo sport.
Ti bastano venti secondi, gli vedi abbassare il baricentro, stoppare la palla e rimandarla di piatto al suo compagno. Tutto qui, semplicemente. Nella pulizia di quel movimento e nella naturalezza d’esecuzione capisci che i racconti del sig. Claudio non sono esagerati. Lo vedi da come piazza la palla sui piedi del compagno a sessanta metri di distanza, attraverso il campo. Lo puoi intuire anche quando lisci il pallone perché guarda già al compagno a cui indirizzare il passaggio.
Lo deve amare davvero tanto questo sport. Perché se arrivi così vicino al tuo sogno e la vita ti spinge lontano, potresti anche finire con l’odiarlo il calcio. Raksha lo guarda giocare e segui i suoi occhi. Fatichi a capire se guarda il centrale difensivo di trentacinque anni o quello di diciannove con la tuta della nazionale italiana indosso.
La partita intanto è scoppiettante, il Francavilla è reduce da una scoppola rimediata in trasferta, sei gol al passivo non sono esattamente il segno di una difesa impermeabile. Passano cinque minuti e sono però già in vantaggio di tre. Alla fine del primo tempo avete assistito a cinque gol, un parziale di 4-1 per i giallorossi.
Sulla panchina due “mister” ante litteram. Due fotocopie di allenatori certamente più famosi.
Il primo sembra un “Antonio Conte”. Urla senza sosta, richiama i giocatori e pretende di muoverli a comando sul campo, sempre agitatissimo saltella impazzito davanti alla panchina.
Il secondo mister è più un “Jose Mourinho”. Impeccabile nel suo completo, rinuncia alla giacca in questo Settembre ancora caldo. Compassato si rivolge duramente ai suoi giocatori senza rinunciare mai a condire il finale di frase con un perentorio “Devi stare zitto!”.
Sulla vostra destra l’immancabile e mortale combinazione “mamma/moglie” di un qualche giocatore in campo della squadra in trasferta, rischia di far uccidere il proprio accompagnatore con commenti del tutto fuori luogo ma ovviamente urlati ai quattro venti.
Entra il numero diciassette per il Francavilla. Nemmeno gli aficionados che ci siamo ritrovati al fianco sono in grado di individuarne il nome. Uno di loro ha poi un colpo di genio. “Dai è il figlio di quello della Pasticceria Napoletana…dai che lo conosci”. Già come fai a non conoscerlo? Hanno anche il coraggio poi di chiederti perché ami così questo calcio.
5-3 il risultato finale, hai scattato molte foto e realizzato qualche video. Volevi testare parte dell’attrezzatura e poi valutarne con calma i risultati. Guardiamo ancora una volta i biglietti e sorridiamo, dieci euro sono una follia per un calcio di questo livello ma ci siamo divertiti da pazzi e torneremo. La follia rende interessante la vita.

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