SI NARRA CHE LA POESIA SIA NATA CON LO SPORT
Softball

Una Stagione di fede assoluta – Season Finale

Venerdì 22 luglio 2016
È già arrivata.
L’ultima partita della regular season.
Ogni anno sembra arrivare troppo presto.
Sono sul treno per Montegranaro, come ogni settimana, ma stavolta penso soltanto alla fine del campionato, con malinconia. Domani affrontiamo Caserta, siamo già matematicamente prime, dobbiamo comunque giocare al meglio per prepararci ai play off di settembre. In stazione viene a prendermi il presidente della società. Nel tragitto tra la stazione e il campo mi viene fatta una domanda, quella che ci si aspetta da ogni presidente a fine stagione: “Sei soddisfatta di questo campionato?”. Ci penso un attimo, gli rispondo che credo di essere migliorata in difesa, e che purtroppo in attacco ho attraversato un periodo in “slump” come dicono gli americani, cioè un periodo in cui si battono poche valide. In quel momento mi torna alla mente un frase: “Quando si è in slump è come se guardassi il campo e quello fosse un enorme guanto”.
Si, questa frase rende bene l’idea.
Al campo stasera ci allena Benito, il secondo allenatore cubano della squadra. John è impegnato in un torneo con la squadra dei ragazzi. Gli allenamenti si fanno sempre più tecnici in vista dei play off, cerchiamo di ridurre gli errori e le incertezze in ogni situazione di gioco. Vincerà chi sbaglierà di meno.
Sabato 23 luglio 2016
Fa caldissimo oggi, però il cielo è coperto, addirittura durante il riscaldamento scende qualche goccia di pioggia.

L’ossessione dei giocatori di baseball e softball verso le condizioni meteo è dovuta non a una senilità precoce, ma al timore che la partita venga rinviata. Quella di Chiara in particolare però talvolta mi induce a pensarla più come una signorina del meteo davanti al videowall in uno studio di SkyTG 24. Le regalerò un calendario di Frate Indovino con tutte le fasi lunari e i tempi della semina, ormai le manca solo quello.

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Iniziamo a giocare, gioco interbase la prima partita e quinta in battuta. In difesa faccio qualche out, al volo, a terra, attacco la palla, tiro in prima.
Mi piace come sto giocando.
Faccio anche il closer, lancio l’ultimo inning della partita, 3 battitori, 3 out.
Vinciamo la prima partita senza troppi problemi, purtroppo non possiamo dire la stessa cosa della seconda partita, che abbiamo perso. Caserta ha segnato i punti quasi tutti nel primo inning a causa di qualche imprecisione del nostro lanciatore, riusciamo a riprenderci, ma non basta per recuperare il punteggio, per loro lancia una ragazza italo canadese, niente di particolare, ma non riusciamo a toccare bene i suoi lanci.
In questa partita ho giocato in prima 3 inning, 2 a lanciare e 2 interbase. Mi piace essere un “utility”. In realtà forse a volte avrei voluto un ruolo fisso, in cui allenarmi sempre e in cui specializzarmi, ma in questo modo posso coprire qualsiasi zona del campo e posso aiutare la squadra in qualsiasi momento di difficoltà.
Alla fine delle partite John chiede di parlarci qualche minuto, ci dice essere soddisfatto di come abbiamo affrontato mentalmente le partite, senza mollare e lui di complimenti non ne fa molti. Sappiamo di dover lavorare molto ancora, anche per sopperire ai vari infortuni che hanno colpito la squadra durante l’anno.
In macchina tornando a Pescara, mi ripongo la domanda che mi ha fatto il presidente: “sei soddisfatta di questo campionato?”
Ora, riflettendoci con calma, i pensieri diventano un fiume in piena.
Si.
Sono soddisfatta di questo campionato.
Perché? È stato il primo anno di A2 giocato fuori casa, in una squadra totalmente nuova, forte e giovane, da cui avevo molto da imparare e da cui ho ancora da imparare. Fin dall’inizio mi premeva dimostrare di essere in grado di giocare con loro, al loro livello, guadagnarmi un posto in campo e così è stato.
Mi è stata data l’opportunità di giocare da protagonista. Ho avuto l’occasione di mettere alla prova la mia preparazione fisica ed atletica, testare la mia attitudine mentale e cimentarmi con schemi di gioco nuovi. L’obiettivo era portare sempre a casa qualcosa di nuovo, dopo ogni allenamento, porsi un obiettivo e raggiungerlo, per dare un senso a tutte quelle ore passate sul campo.
A Montegranaro sono stati giocati gli europei di softball maschile, durante quella settimana ho cercato di imparare dalla grinta degli uomini su quel diamante.
Ho conosciuto giocatori forti, che mi hanno dato consigli e con cui si è creata un bella amicizia.
Anche se non sono sempre riuscita a giocare al livello che desideravo, è un bilancio più che positivo, ne sono successe tante, e tante ne abbiamo superate. A volte credo di essere stata insopportabile in campo, me la prendo molto con me stessa e John, il nostro allenatore, mi ha ripetuto tante volte: “Non farti rovinare la partita, non arrabbiarti, te lo dico da giocatore, anche io ero come te”, è bello sentire che più che un rimprovero è un vero e proprio consiglio, da giocatore a giocatore. Eppure la sua frase che mi ha colpito di più è stata: “aspetti il giorno della partita per tutta la settimana, quando arriva goditelo!”.
E’ proprio vero, a volte forse l’ho dimenticato, ma le ultime partite le ho giocate con una mentalità diversa.

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Ora un pensiero per voi, compagne di dugout.
Marianna, il nostro capitano, ha una capacità innata di mantenere la calma, mi sono chiesta più volte come faccia ad avere la forza per tutte quante. Sabri è più simile a me, si arrabbia, ma porca miseria, se proviamo a dare segni di cedimento, è capace di ribaltare tutta la panchina per svegliarci e farci tornare la grinta. Sese, che purtroppo ha dovuto lasciarci a metà campionato a causa della rottura del crociato, dopo avermi visto sparire dal campo, per un turno in battuta non andato come volevo, ha detto “pensa a chi non può giocare”, lì per lì le ho risposto che proprio perché sono così fortunata sento di dover fare di più, ma adesso, capisco benissimo cosa volesse dire, posso solo immaginare cosa abbia potuto provare, ma non ci ha mai abbandonate, è stata sempre presente in panchina con noi. Joy è il mio seconda base, ridiamo e scherziamo, e devo ancora imparare da lei il modo in cui gira il doppio gioco. Ila, il nostro ricevitore, riceve due partite ogni settimana, è un lavoraccio, ma non ha mai, mai, mai, mostrato un minimo segno di stanchezza. Emma, il nostro primo lanciatore adesso, all’inizio dell’anno era il secondo, con ancora qualche timore, adesso invece entra in campo la prima partita e la finisce senza nessuna difficoltà. Fiona, è l’unica ad essere ancora minorenne nella squadra, eppure ce ne dimentichiamo sempre tutte, potrebbe avere tranquillamente 22 anni, siamo quasi omonime di cognome: “giudicE” e “giudicI”, per ogni appello prepartita con l’arbitro ci mettiamo una vicino all’altra, anche lei è stata una sorpresa quest’anno, doveva fare esperienza, e invece è arrivata a lanciare tutta la seconda partita da titolare. Elly anche ha dovuto abbandonarci per qualche partita per un piccolo infortunio, ma è tornata subito in campo, con lei condivido la passione per le serate e la musica caraibica. Elly è Elly, con la capacità di fare battute e farci ridere che solo lei ha, in rigoroso accento “mageradese”. Marta è sempre pronta per tutto, se ci serve qualcosa possiamo stare più che certe che lei lo avrà, gioca un po’ meno, ma non manca un allenamento, quando è stata chiamata a fare la sua parte in campo ,in un momento di difficoltà, con un bunt perfetto ci ha fatto vincere la partita. Veronica, “Poccionica”, si è unita a noi dalla serie B a metà stagione, per darci una mano, è semplicemente pazza, con quella spensieratezza che vorrei tanto, soprattutto nel box di battuta. Ho avuto occasione di conoscerla meglio durante gli europei: è stata una settimana pazzesca, anche grazie a lei. Dalla serie B sono venute altre ragazze a darci una mano, Giulia, Marika, Azzurra, tutte fantastiche. E poi c’è Anna, l’ho tenuta per ultima perché è quella con cui ho passato più tempo, sono stata a casa sua, non gioca più, è il nostro suggeritore di prima. E’ la mia confidente, ormai credo non si stupisca più di niente, dalle mie diete strambe alle mie fisse in campo, tra l’altro lei era un interbase, quindi il mio punto di riferimento quando ho qualche dubbio.
Ero partita con l’idea di poter imparare tanto da questa squadra e così è stato, adesso si parte per qualche torneo nel mese di agosto e ci prepariamo per la battaglia di settembre. Andiamoci a prendere questi play off.

Finisce così questo pezzo di viaggio insieme, nel mondo del softball femminile. Un viaggio meraviglioso, condiviso senza retorica, in un flusso di parole che vengono fuori direttamente dal cuore. Sono così queste donne di sport, meravigliosamente pazze. Ci saremo ancora, seduti lungo le linee di quel diamante a guardare il talento giocare, sorridere, piangere. Già perché le donne di sport piangono, di gioia e di dolore, le lacrime sono il loro modo di raccontare la sofferenza e la gioia con un unico mezzo.  
Grazie Chiara.  
Grazie “compagne di squadra di Chiara”. 
P.S. Volevo farTI, ma anche farVI notare che alla mia collezione di maglie da gioco, una casacca da baseball/softball autografata manca proprio.

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